Dalla mezzanotte tutto come prima, tariffe più care di quasi il 6 per cento
Sveglia amara, oggi. «La società Strada dei Parchi comunica che dalla mezzanotte, in adempimento agli obblighi sanciti dall'ordinanza del Consiglio di Stato pubblicata l'8 novembre, le tariffe applicate ai pedaggi sulla rete autostradale A24 ed A25 sono state incrementate del 5,87%, riportandole, come da ordinanza stessa, agli importi in vigore dal 1° gennaio 2006». Un comunicato conciso per dare una notizia che tutti aspettavano... con molta poca ansia. «E sicuramente anche con tempi così rapidi!», ironizza Raimondo Sfrattoni, presidente del Comitato contro gli aumenti dei pedaggi autostradali. «Sapevamo benissimo che sarebbero stati solerti nell'aumentare le tariffe - dice -. Ce lo aspettavamo e lo sapevamo tutti. Restiamo, comunque, amareggiati non tanto perchè viene applicato un dispositivo della magistratura, quanto perchè pensiamo ancora di avere ragione. Ai cittadini e alle autorità, però, non deve sfuggire una cosa: la Strada dei Parchi ha impiegato oltre quindici giorni per applicare i ribassi dei pedaggi autostradali così come stabilito dal Tar del Lazio, mentre ce ne sono voluti pochissimi di giorni per far scattare di nuovo i vecchi aumenti, stabiliti, questa volta, dal Consiglio di Stato, che ha accolto la richiesta di sospensiva della società». La Strada dei Parchi spa gestisce la concessione di costruzione ed esercizio della A24 (Roma - L'Aquila - Teramo) e A25 (Torano - Avezzano - Pescara). Le due autostrade rappresentano il sistema di collegamento tra il versante tirrenico e quello adriatico della penisola e sono anche le più care in Italia. Nata nel 2002, Strada dei Parchi ha uno staff di oltre 550 professionisti per la gestione dei 166,5 chilometri della A24 e 114,9 chilometri della A25. Da oggi, insomma, si torna ai vecchi pedaggi, in attesa, però, che il ricorso presentato al Consiglio di Stato dalla Strada dei Parchi dopo la sentenza del Tar del Lazio, venga discusso nel merito. Sempre in tema di autostrade abruzzesi, resta in sospeso, e per questo bisognerà attendere l'esito d'appello, un altro ricorso, quello presentato autonomamente dalla provincia di Teramo e dalla Comunità Montana, che riguarda tutti gli altri aumenti scattati dal 2003 al 2005, visto che il Tar del Lazio si è pronunciato solo sull'aumento tariffario del 5,87% applicato dal 1° gennaio 2006.