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Pescara, 12/04/2026
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Data: 29/08/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Letta: «Basta divisioni, è ora di avviare i cantieri» In diecimila al corteo di ieri: timide contestazioni dei comitati. Aperta la Porta Santa

La Perdonanza numero 717 ha consegnato agli archivi un corteo efficace nella sintesi (appena due ore dalla partenza all'arrivo), con duecento figuranti in più rispetto allo scorso anno (600 contro 400), qualche spettatore in meno (la Questura alla fine ne conterà diecimila, ma soprattutto all'inizio c'era davvero poca gente) e un coordinamento non propriamente impeccabile. Timidissime le contestazioni, a differenza dello scorso anno: il tutto si è ridotto a qualche blitz lungo il percorso di pochissime persone che hanno esposto cartelli e striscioni polemici («Perdonanza 2011, strumentalizzate il perdono. Dimenticate il rifiuto») e distribuito volantini. A fare notizia, allora, sono state soprattutto le parole di Gianni Letta, che contrariamente alle abitudini si è soffermato a lungo a parlare del momento che sta vivendo la città: «Questo è un giorno di raccoglimento, preghiera, riflessione e impegno. Impegno e speranza per la ricostruzione. Sono qui, in un momento particolare, perché nasca da questa tradizione una speranza per il futuro dell'Aquila. I cittadini dell'Aquila devono ritrovare concordia e operare con lo spirito di collaborazione e conciliazione che è il messaggio vero della Perdonanza». A chi ha provato a sfrugugliarlo sulle tasse ha risposto: «Oggi è la Perdonanza, poi vedremo». Sul prato di Collemaggio ha aggiunto: «C'è ancora molto da lavorare per la ricostruzione, ma speriamo che l'opera di preparazione che si è scontrata con la burocrazia e con le difficoltà e che ha comportato qualche ritardo sia ormai alle spalle. È ora di cominciare ad aprire i cantieri e a vedere risorgere i palazzi e le case. Spero che cominci presto questa seconda fase, quella che sarà più visibile. È la priorità». «Bisogna ritrovare lo spirito dei primi mesi - ha ammonito -, del miracolo che stupì il mondo. Quello spirito che si è purtroppo un po' appannato, un po' perso, sono riaffiorate divisioni e polemiche».
Per tanti fedeli si è spalancata ieri alle 18.20 la Porta Santa di Collemaggio, mentre per troppi aquilani rimane inesorabilmente chiusa quella della propria casa. Dunque se quella dello scorso anno era per la cittadinanza la Perdonanza della Speranza, la numero 717 rappresenta nel sentire comune l'edizione della rassegnazione. «No, non sono d'accordo - ha obiettato il sindaco Cialente pochi secondi prima di varcare la porta di Collemaggio -. Questa è la Perdonanza della riscossa. Stanno maturando tutte le condizioni, stiamo mettendo punto un metodo». Chiodi e Cialente hanno detto in separata sede di non avere nulla da farsi perdonare. «Se ho fatto errori - ha spiegato il sindaco - credo sia normale, ma l'unica consolazione è l'aver agito con coscienza. Passando attraverso questa porta la sensazione che ho è quella di essermi riconciliato con me stesso. Ricordo quando nel 2009 l'avevo attraversata disperato». Anche il commissario Chiodi è passato senza macchia sotto la Porta Santa. «Mi sento sereno perché sto facendo il massimo possibile per questa città avendo un compito difficile e che fa tremare le vene ai polsi - ha detto -. Ritengo di non avere nulla da farmi perdonare. Anzi penso di essere in credito per le critiche ingiuste orientate alle questioni politiche, che ricevo». Ha invitato gli aquilani a sperare l'arcivescovo Giuseppe Molinari attraverso la buona volontà di tutti. Meno tenero con i politici: «Per farsi perdonare bisogna anche avere il coraggio di cambiare». Anche il vicario di Sua Santità per la città del Vaticano, Angelo Comastri, prima dell'omelia ha invitato gli aquilani a non arrendersi: «Non scoraggiatevi: sopra le nuvole c'è sempre il sole: L'Aquila risorgerà. Tante persone hanno la casa ma il loro cuore è fuori».

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