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Pescara, 12/04/2026
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29/08/2011
Il Centro
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Perdonanza, più applausi che fischi. Aperta la Porta Santa, migliaia al corteo storico con Letta e Catone. Urla e cartelli, ecco chi dice no |
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Il sottosegretario legge i messaggi dei contestatori poi dice: «Ritroviamo la concordia dell'inizio» L'AQUILA. Chi meglio del presidente della Fabbrica di San Pietro? Mai come stavolta il Vaticano coglie nel segno. Il cardinale inviato per aprire la Porta Santa di Collemaggio ha il profilo perfetto, sì, per stare qualche ora all'Aquila nel giorno della sua festa più importante. Qui, nella città tutta da rifare e che rischia davvero di diventare un cantiere di cui non si vede la fine (ma neppure l'inizio), il porporato Angelo Comastri ammonisce, appena sbarcato: «Subito le case, sì. No alla burocrazia che blocca, sì a chi facilita i tempi della ricostruzione. Ma prepariamo anche le persone a rientrarci. Persone più belle, più pulite, più buone. La loro sofferenza, di cui la Chiesa si fa carico, sia purificazione per riscoprire il senso vero della casa. Aquilani non scoraggiatevi, L'Aquila risorgerà più bella, migliore». Poi, per solidarietà: «Oggi, del resto, in questa precarietà mondiale, siamo tutti attendati, tutti accampati». Perdonanza 2011. IL CORTEO. Più applausi che fischi, a conti fatti, al corteo della Bolla, in un caldo che detta i tempi più di tanti cerimonieri. Letta arriva in piazza Duomo prima delle 16 e passa in rassegna il picchetto d'onore. Poi si tuffa tra i sindaci. La sorella Maria Teresa (Croce Rossa) gli tira la giacca per presentargli un suo collaboratore. «Ma tanto lo conosci...». Il rettore di Orio, che in pochi invidiano, se non altro perché veste l'ermellino senza dare segni di insofferenza, ricorda al sottosegretario che «c'è un problemino sulla questione delle tasse», problemino forse comune a tutti gli aquilani ma queste qui sono le tasse da togliere per 3 anni agli universitari. «Allora parlo con la Gelmini, la chiamo io», come assicura più volte Letta stringendo mani a raffica. Cialente compare e scompare. «Vado a prendere la Bolla». O meglio l'astuccio (finto, quello vero è in riparazione). Allora Chiodi, un po' imbarazzato per il vuoto nel cerimoniale, accompagna il sottosegretario in corteo. Corteo? Più che altro una corsa al primo angolo d'ombra. Con poca gente, almeno all'inizio, ai lati del percorso. La formazione: Letta al centro, alla sua destra il sottosegretario all'Ambiente Giampiero Catone, alla sinistra, ma solo per oggi, Chiodi, coi parlamentari Lusi e Lolli del Pd che a sinistra, invece, ci stanno sempre. Più dietro, tra gli altri, Francesco Sabatini accademico della Crusca. Alla conta dei cartelli «Basta bugie» Chiodi taglia corto: «Sono tre». E si procede. L'ALTRO CORTEO. Dal Comune parte il corteo numero 2, quello storico. Tra rapaci, tamburini, abiti pesantissimi e copiose sudate spicca Cialente con la bandiera neroverde in mano. Il suo amuleto. La stringe, quasi la strizza. «La città è con me», lo sentono ripetere. Dame e cavalieri sono ancora ai Quattro cantoni mentre Chiodi, a Collemaggio, fa già il padrone di casa con Letta cercando di tenerlo all'ombra il più possibile. «È un momento di riflessione e di preghiera», dice il sottosegretario, «perché qualcuno pensi a questa città e ci dia la forza per fare tutto quello che è necessario per farla rinascere e risorgere al più presto e bene. Giorno di raccoglimento, preghiera, riflessione, impegno, speranza e impegno per la ricostruzione. Vengo all'Aquila tutte le settimane. Ma la Perdonanza è un momento particolare: nasca, da questa tradizione, una speranza per il futuro». Poi, l'appello. «Ritrovare la concordia per far rinascere L'Aquila, operare con spirito di collaborazione con l'amore che si deve a questa città e con quello spirito di conciliazione e di concordia che è il messaggio vero della Perdonanza. Le tasse? Adesso vediamo, adesso c'è la Perdonanza, oggi». Che si è fatto finora? «La parte della progettazione era un lavoro che non appariva. Ora tocca alle gru, ai cantieri, ai lavori sui palazzi e sulle case. Spero che questa seconda fase inizi subito, cioè la ricostruzione vera e propria». Anche per Letta, insomma, non è iniziata. Come fare? «Governo e commissari hanno una fondamentale responsabilità, condivisa dalle altre istituzioni. Dobbiamo lavorare in armonia col sindaco, che rappresenta il popolo di questa città. Sono assolutamente fiducioso, dobbiamo impegnarci perché la speranza diventi fiducia per tutti. Ritroviamo lo spirito dei primi mesi, fu un miracolo che stupì il mondo». A proposito di miracoli, prima di varcare la Porta come migliaia di aquilani faranno per tutta la notte, il vicesindaco Arduini replica a Molinari: «Ci conosciamo da troppo tempo. Ero ragazzino, un po' monello, quando il vescovo mi ha conosciuto. Non tutti sono bugiardi. Ci sono anche politici bravi e leali oltre che sinceri».
Urla e cartelli, ecco chi dice no I comitati: basta bugie, in centro è tutto fermo Cialente stringe la bandiera neroverde e raccoglie consensi L'AQUILA. Applausi e contestazioni. Il pubblico della 717ª Perdonanza celestiniana è a due facce. C'è chi alza cartelli e urla contro la politica e chi applaude sindaco e giunta. Stessa posizione dell'anno scorso, corso Federico II e viale di Collemaggio, stesse rivendicazioni, molti meno partecipanti. Le contestazioni non mancano, anche se in versione ridotta. Il primo su corso Federico II: una ventina di uomini e donne che in gran parte ha partecipato al Popolo delle carriole, con i cartelli in mano: «Basta bugie». «Questo terremoto è coperto di bugie: da quella mediatica che ha dato all'Italia l'immagine di una città ricostruita a quelle dei politici», dice Anna Pacifica Colasacco. «C'è un continuo rimpallo di responsabilità e noi non abbiamo certezze». Gianna Pulsone è venuta all'Aquila da San Benedetto del Tronto per protestare: «Dopo due anni», dice, «qui tutto è rimasto come il 6 aprile 2009». «La nostra iniziativa», le fa eco Pina Lauria, «nasce dalla volontà di ricordare che la ricostruzione del centro ancora non comincia». Il secondo gruppo di manifestanti è sul viale di Collemaggio. Sono i ragazzi del comitato 3,32 ed espongono un manifesto: «Strumentalizzano il perdono. Dimenticano il rifiuto». «Questa Perdonanza è strumentalizzata per ostentare una città tornata alla normalità», dice Irene Barbi. «Non è così: i centri storici sono distrutti, la ricostruzione pesante non è partita. Come se non bastasse, a breve saremo chiamati a restituire interamente le tasse sospese». Anche l'assemblea cittadina ha voluto manifestare il proprio disappunto lanciando durante il corteo storico volantini con su scritto: «Ricostruzione democratica e partecipata». L'altra faccia della medaglia è una città che applaude non solo al passaggio della Bolla celestiniana, ma anche del sindaco Massimo Cialente e della sua giunta. Il primo cittadino, con una bandiera neroverde stretta in pugno, saluta e applaude. «Bravi voi!», risponde a chi lo incoraggia dal pubblico e quando passa davanti ai manifestanti fa finta di non sentire le proteste e sventola in aria le dita in segno di vittoria. Poi prosegue: «Ce la faremo, dai!».
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