ROMA - Stavolta Giulio Tremonti va ad Arcore con le pistole scariche e difficilmente potrà opporsi all'aumento dell'Iva, alla cancellazione del contributo di solidarietà e al dimezzamento dei tagli ai comuni. Il vertice per mettere nero su bianco le modifiche alla manovra è stato convocato da Berlusconi dopo due settimane di fuoco ad alzo zero su provvedimenti che per primo il Cavaliere ha contestato, malgrado sotto il decreto di Ferragosto ci fosse la sua firma. L'intesa siglata venerdì scorso tra il Pdl a gestione Alfano, e la Lega a trazione Maroni-Calderoli, deve ora tramutarsi in emendamenti, ma l'impianto dovrebbe reggere anche l'ultimo assalto del ministro dell'Economia che oggi potrebbe incontrare il Cavaliere in una sorta di prevertice con Alfano, prima di consegnarsi al summit allargato. D'altronde Tremonti non ha nessuna intenzione di mollare e Berlusconi se lo tiene stretto anche perché non ha nessuna intenzione di mettersi a trattare l'eventuale successore con alleati e Colle. Due debolezze che, necessariamente oggi verranno a patti e così come accade quando si tratta più di ratificare che di decidere, il Cavaliere ha allestito una tavola lunga e accoglierà a pranzo a villa San Martino il convalescente Bossi, i ministri Tremonti, Calderoli e (forse) Maroni, il segretario del Pdl Alfano, i capigruppo e vice Gasparri, Cicchitto, Quagliariello e Corsaro e, chissà chi altro ospite che in quel momento si troverà a passare. «L'intesa ci sarà di sicuro», ripete da giorni il portavoce Bonaiuti, preoccupato più che altro dei tempi parlamentari.
In sostanza si tratta della prima manovra scritta tenendo conto delle correnti interne a Pdl e Lega. Sono infatti giorni che Alfano verifica ogni passaggio con le componenti interne al partito (scajoliani, Liberamente, ex An, liberal ed ex socialisti), mentre nel Carroccio la coppia Maroni-Calderoli è riuscita a spuntarla su tutto. Al punto che il summit di stamane non sarà preceduto dalla solita riunione della segreteria federale.
Le resistenze del ministro dell'Economia sull'aumento di un punto d'Iva, non dovrebbero essere colossali, ma non c'è dubbio che la cancellazione totale del contributo di solidarietà - che Berlusconi vuole anche per risolvere la grana del calcio - segnerebbe una sconfitta per il superministro e per i suoi tecnici del Tesoro. Proprio questi ultimi, e non solo, rischiano di finire nella manovra vista la richiesta fatta a Berlusconi da una quarantina di deputati, De Angelis e Baccini in testa, di inserire una norma che vieta a dirigenti e manager pubblici di sommare stipendi che spesso arrivano a cifre astronomiche, in caso di doppi o tripli incarichi. L'obiettivo dell'emendamento sarebbe quello di ridimensionare la squadra dei più stretti collaboratori di Tremonti: dal direttore generale del Tesoro Vincenzo Fortunato al superconsulente Massimo Varazzani sulla cui retribuzione complessiva i radicali hanno presentato un'interrogazione.
Non dovrebbe avere vita lunga anche l'idea di Calderoli di tassare i patrimoni oltre il milione e mezzo. La tassa, più o meno «esotica», non piace al Cavaliere che l'ha bollata come «comunista», ma - in cambio - dovrà ingoiare il trasferimento del taglio delle Province in un apposito ddl costituzionale che si occuperà anche della riduzione dei parlamentari.
Poco o nulla uscirà sul fronte delle riforme strutturali che la componente liberal alla Martino chiede con insistenza, per tagliare i costi del bilancio pubblico. La promessa del varo a metà settembre del ddl costituzionale, potrebbe non bastare.