ROMA. «Nessuna incrinatura tra Berlusconi e Bossi. Alla fine, l'intesa tra Pdl e Lega ci sarà, in tutta tranquillità, come sempre». Alla vigilia del decisivo vertice sulla manovra che ci sarà oggi ad Arcore con Tremonti, Alfano e Maroni, il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Paolo Bonaiuti, assicura che l'intesa tra il Cavaliere e il Senatùr è «vicina» e spiega che l'unica cosa che si è incrinata è il gomito di Bossi.
Esattamente il contrario di quel che pensano le opposizioni. Pier Ferdinando Casini denuncia la «rissa continua» dentro il Pdl ma anche lo «sdegnoso isolamento» di Tremonti e fa sapere che l'Udc non appoggerà il governo: «E' finito definitivamente il tempo della coesione perché una manovra senza riforme non la voto».
Il portavoce del premier è convinto che tutto filerà liscio ma i colpi di scena non sono da escludere. L'accordo che dovrebbe essere formalizzato oggi (ritocco dell'Iva, supertassa sopra i 150 mila euro, salvataggio dei piccoli Comuni, stralcio per pensioni e abolizione delle Province) segna un punto a favore del Carroccio nello scontro con il Pdl («La Lega ha vinto la partita» titola "La Padania") ma segna la netta sconfitta di Giulio Tremonti. Il ministro dell'Economia, che nel suo intervento al meeting di Cl non ha nominato neppure una volta il governo del quale fa parte né il suo premier Berlusconi, appare sempre più isolato. Il Cavaliere ha già fatto sapere che se Tremonti tornerà a minacciare le dimissioni, questa volta le accetterà. Ma, almeno per adesso, il superministro che è decisamente contrario all'immediato ritocco dell'aliquota Iva, non si sbottona e lascia che a lavorare su tagli e tasse sia il tandem Maroni-Alfano.
Da commissario del governo, Tremonti rischia però di ritrovarsi commissariato ed anche lo scudo che la Lega gli ha sempre offerto non è più una certezza. Ma i suoi nemici più agguerriti sono nel Pdl. Molti ministri, come Galan, Bruneta o Sacconi, ormai lo contestano apertamente mentre Daniela Santanchè lo invita ad «ascoltare un po' di più l'anima liberale del partito» e arriva a chiederne il ridimensionamento. «Al più presto si dovranno spacchettare le sue deleghe perché non è opportuno che chi gestisce le entrate gestisca anche le uscite. Noi», affonda la Santanché in un'intervista a Repubblica, «di superministri e di superuomini non ne vogliamo».