Pdl all'attacco. La replica: noi trasparenti, voi no. Veltroni querela Gasparri
ROMA - Il caso Penati torna a infiammare il clima politico contro il Pd. Ma non dentro, almeno per ora. L'ex capo della segreteria politica di Pier Luigi Bersani si è autosospeso dal partito, dopo averlo fatto da tutte le cariche dirigenziali, ma non basta. I dirigenti del Pd che gli chiedono di rinunciare al diritto dell'imputato di avvalersi della prescrizione, contro l'accusa di concussione, sono tanti e influenti: vanno da Luciano Violante, che lo ha chiesto dalle colonne del Corriere della Sera, allo stesso vicesegretario del Pd, Enrico Letta, che ha parlato ai microfoni del Tg3. Nel frattempo, però, il fuoco ad alzo zero del centrodestra sul caso Penati fa sì che il Pd si schieri unito per salvaguardare quella che Bersani ama chiamare «la Ditta». Tutti, da Walter Veltroni, il leader della minoranza interna, a Rosy Bindi e ai giovani quarantenni come Boccia e Misiani si stringono attorno al segretario e al partito.
«Noi siamo altro da voi», è il concetto di fondo ribadito per tutta il giorno dai democrat. In effetti, gli attacchi dei maggiorenti del centrodestra a quello puntano: saldare i conti con una storia, quella del Pci-Pds-Ds-Pd, che per loro non è mai stata diversa e che non ha mai fatto i conti con la presunta Tangentopoli rossa iniziata negli anni '90. Per il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, «la criminalizzazione di Penati ad opera del Pd è del tutto strumentale, ha l'obiettivo di fare scomparire l'esistenza di un sistema di potere politico ed economico del Pci-Pds non colpito ai tempi di Mani Pulite, sopravvissuto a esse, poi aggiornato e ristrutturato fino a oggi». Il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, è tranchant: «Si scrive Penati, si legge Bersani. Bersani spera di farla franca come capitò ai suoi predecessori graziati dal Di Pietro magistrato e così, salvati dalla tangente Enimont e che garantì immunità ai capi Pds D'Alema, Veltroni, Fassino eccetera, e si avviò verso la carriera ministeriale». La reazione dei democrat è immediata. E irata. Veltroni, che solo pochi giorni fa aveva rilanciato sulla questione morale, fa sapere di aver dato mandato ai suoi legali di sporgere querela per diffamazione contro Gasparri. Per Bindi, «il Pdl mina la credibilità del Pd per nascondere la sua crisi». Il vicecapogruppo dei senatori del Pd, Luigi Zanda, che chiede a sua volta che Penati rinunci alla prescrizione, riscontra in Gasparri e Cicchitto «solo malafede politica». Quella - dice Zanda e dicono anche il lettiano Francesco Boccia e il bersaniano Antonio Misiani, tesoriere del partito, entrambi firmatari della lettera anti-Cgil nata in seno ai giovani turchi del Pd - «è la malafede di chi garantisce l'impunità a Berlusconi con le leggi ad personam e difende, dentro e fuori il Parlamento, personaggi come Cosentino, Dell'Utri, Previti».
Bersani, parzialmente soddisfatto dal passo indietro di Penati, ha chiesto a Berlinguer di accelerare i lavori della Commissione di garanzia e di rendere più rigido lo Statuto perché sul Pd «non vi siano ombre» e a tutela di una onorabilità che vuol rivendicare. Scende in campo anche il sindaco di Milano Giuliano Pisapia. Mai vicino a Penati, che lo avversò duramente alle primarie, in merito a ipotizzate pressioni di questi sulla sua squadra, assicura di aver scelto i suoi assessori in «totale, trasparente autonomia».