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Data: 30/08/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Crisi e contromanovra - Sulle pensioni giro di vite per chi ha 40 anni di contributi. Dal calcolo dei versamenti esclusi servizio militare e riscatto della laurea

Alla fine, il capitolo previdenza sarà toccato. Ma non per via diretta, ossia attraverso un cambiamento dei requisiti di età o delle quote che regolano l'accesso ai trattamenti di anzianità. La soluzione uscita dal vertice di Arcore prevede una stretta su una particolare categoria di pensionandi, quelli che intendono lasciare il lavoro con quarant'anni di contributi, indipendentemente dall'età anagrafica. O meglio, all'interno di questa platea saranno penalizzati coloro che pensavano di sfruttare anche il periodo di servizio militare o gli anni di università a questo scopo riscattati. I relativi contributi infatti non saranno più validi per conseguire il diritto alla pensione.
Il reale impatto di questa decisione, voluta dal ministro Sacconi con l'appoggio sul fronte della Lega di Roberto Maroni, dipenderà naturalmente dalla sua esatta traduzione in norme di legge, che avverrà nelle prossime ore. La platea coinvolta è comunque abbastanza significativa, soprattutto per quanto riguarda la casistica del servizio militare: alcune decine di migliaia di persone l'anno che verrebbero bloccate. Mentre i contributi da riscatto della laurea riguarderebbero circa 10 mila persone. Il risparmio stimato è di 500 milioni per il 2013 e 1 miliardo per l'anno successivo; la stretta dovrebbe comunque entrare in vigore già dal 2012.
Resta però da vedere se le novità si limiteranno, così come si desume dalla lettura del comunicato del governo, alla tipologia dei 40 anni di contributi. In questo caso si realizzerebbe infatti la situazione per cui il periodo di servizio militare o quello universitario avrebbero valore per conseguire la pensione di anzianità (o quella di vecchiaia) ma non per il diritto all'uscita indipendentemente dall'età. Il risultato pratico sarebbe allora di spingere chi andrebbe in pensione prima dei 60 anni, avendo iniziato a lavorare da giovane, ad attendere almeno i 61 attualmente richiesti dal meccanismo delle quote.
Inoltre la garanzia che i periodi in questione rimarranno «comunque utili ai fini del calcolo della pensione» rischia di essere solo teorica, nel caso di un lavoratore che - ricadendo nel sistema di calcolo contributivo - continui a lavorare raggiungendo i 40 anni effettivi e quindi il massimo della pensione: a quel punto ad esempio l'anno di militare non incrementerebbe più il suo assegno.
È poi prevedibile che il mancato utilizzo del periodo universitario risulti indigesto per coloro che hanno già fatto la scelta di riscattarlo, spinti dagli incentivi fiscali, e che facevano affidamento proprio su quegli anni in più per lasciare il lavoro: la novità riguarderà - in qualche modo retroattivamente - anche loro. Si tratta di una tipologia piuttosto diversa da quella militare, se non altro per il fatto che in quest'ultimo caso i contributi figurativi sono versati dallo Stato, mentre il riscatto della laurea è a carico dell'interessato, con importi proporzionali alla retribuzione. Non è un caso che le prime reazioni critiche siano giunte dalla categoria dei medici.
La scelta fatta ieri va nella stessa linea della novità già inserita, tramite il maxi-emendamento, nella precedente manovra di luglio. Nel mirino c'erano infatti sempre i pensionandi con 40 anni di contributi, ai quali è stato imposto di aspettare un po' di più rispetto alla scadenza della cosiddetta finestra mobile (un anno per i dipendenti, un anno mezzo per gli autonomi): precisamente la loro attesa si allungherà di un mese nel 2012, due nel 2013 e 3 a partire dal 2014. L'idea insomma è impedire o comunque limitare l'accesso alla pensione prima dei 60 anni di età, anche a chi può vantare carriere lavorative molto lunghe.
Non entreranno invece nelle correzioni al decreto né la revisione delle quote per l'anzianità, né una nuova accelerazione sull'età delle vecchiaia delle donne. E nemmeno la riedizione del cosiddetto bonus Maroni (esenzione dal versamento dei contributi in cambio della permanenza al lavoro) già sperimentato dal 2004 al 2007.

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