ROMA. Il compromesso, che secondo le aspettative di Berlusconi dovrebbe consentire al governo di andare avanti fino al 2013, viene annunciato al termine di un vertice ad alta tensione che comincia a villa San Martino alle 11 e si conclude poco prima delle 20. «E' andata molto bene» dice Giulio Tremonti, che ha guardato con estrema freddezza i tentativi di modificare la manovra.
Alla fine, il superministro incassa il no all'umento dell'Iva e il via libera ad una stretta sulle pensioni. Due punti sui quali la Lega ha provato fino all'ultimo ad opporsi. Durante il vertice hanno pesato soprattuto i veti. Quello del Cavaliere sul no al contributo di solidarietà, quello dei leghisti sul salvataggio dei Comuni e quello di Tremonti sull'Iva e sull'invarianza dei saldi. Il tutto avviene nella residenza privata del premier ad Arcore dove i vertici della Lega, del Pdl e dei Responsabili si chiudono in conclave con l'obiettivo di raggiungere un accordo che sia in grado di tenere sotto controllo i conti pubblici e di tenere in vita il governo.
Ma per raggiungere questo obiettivo tutti (o quasi) sono costretti a fare un passo indietro. La Lega, ad esempio, ottiene 2 miliardi di euro in meno per i tagli agli Enti Locali (troppo pochi per Maroni che incontra i vertici dell'Anci e spiega al Cavaliere che i Comuni sono prionti a fare le barricate) ma è costretta a rinunciare al balzello sui redditi oltre i 150 mila euro e deve ingoiare anche il calcolo delle pensioni soltanto in base agli «effettivi anni di lavoro».
Il Carroccio è stato costretto a ridimensionare le sue richieste? Roberto Calderoli preferisce vedere il bicchiere mezzo pieno. «I miglioramenti sono stati raggiunti all'unanimità, il testo è stato migliorato e per la prima volta qualcuno dimostra di fare sul serio contro l'evasione colpendo le società di comodo. E' finita la pac chia per chi utilizza società di comodo o trust per non pagare le tasse» spiega il ministro per la Semplificazione, per il quale la piccola stretta sull'evasione e sulle Coop rappresenta «una parte» di quella tassa sull'evasione che la Lega aveva previsto.
Resta il fatto che il capitolo pensioni, che fino all'ultimo sembrava intoccabile per il veto del Carroccio, alla fine è stato riaperto. E forse è anche per questo che Umberto Bossi (tra i primi ad arrivare ad Arcore) ha evitato l'assalto dei cronisti e al termine del vertice è uscito da un cancello laterale. I rapporti tra Pdl e Lega, insomma, restano tesi ma il Cavaliere, che in mattinata aveva accolto i suoi ospiti con un sorriso tirato («Ho messo da parte le bottiglie di champagne, festeggeremo così l'accordo...»), può tirare un sospiro si sollievo. Almeno per adesso. L'armistizio siglato ad Arcore consente infatti al premier di tenere ancora unita la maggioranza. Ed anche i frondisti del Pdl sembrano intenzionati a sotterrare l'ascia di guerra.
«Forse si è intrapresa la strada giusta. Lo sforzo condotto in queste settimane dal presidente Berlusconi e dal segretario Alfano ha prodotto eccellenti risultati» ammette Guido Crosetto. «La fatica non è stata vana» aggiunge Giorgio Stracquadanio. Alla fine, Berlusconi e Bossi (che ha insistito fino all'ultimo sul contributo di solidarietà) sono riusciti ad evitare il peggio. Per ottenere questo risultato, il Cavaliere ha insistito sulla necessità di eliminare qualunque segnale «depressivo» dalla manovra e in mattinata ha messo in guardia i suoi ospiti: «Non possiamo colpire le famiglie. Un governo di centrodestra non metterà mai le mani nelle tasche degli italiani altrimenti prepariamoci a perdere le elezioni...». Nei prossimi giorni sarà il Parlamento a stabilire quanto cambierà la manovra. Ma il Pdl è comunque soddisfatto e Fabrizio Cicchitto parla di un risultato «davvero positivo».