Le ragioni dello sciopero generale del 6 settembre "sono confermate e rafforzate dalle decisioni del governo". È quanto ha detto il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, presentando la mobilitazione della Cgil, che scenderà in 100 piazze in tutta Italia e chiede ai lavoratori uno stop di otto ore. Il vertice di governo di lunedì, che ha in parte modificato il decreto del 12 agosto, configura una "manovra classista", ha osservato Camusso, e "depressiva". L'impressione, tra l'altro, è che "i conti non tornino", ha aggiunto il leader della Cgil: "Siamo un paese costretto all'instabilità e a restare nella palude, perché il governo pensa solo a un piccolo serbatoio di voti fedeli".
"Ieri sulle pensioni è stato fatto un golpe della cui gravità forse non tutti si sono resi conto", ha aggiunto Camusso riferendosi alla misura che esclude gli anni di laurea e di servizio militare dal computo ai fini dell'anzianità. "La norma - ha aggiunto - penalizza tutti i lavoratori maschi di questo paese". Quelli che hanno fatto il servizio di leva "riceveranno il brillante risultato che quell'anno non vale e dovranno lavorare un anno in più", mentre quelli che hanno riscattato gli anni dell'università e hanno fatto "un contratto con lo Stato" dovranno "lavorare dai 4 agli 8 anni in più". La norma, secondo Camusso, "è discriminatoria" e può aprire dei contenziosi legali "infiniti". Il "messaggio che arriva - ha poi sottolineato - è che non ci si può fidare dello Stato".
"Se la parola Costituzione in questo paese ancora ha un senso, siamo alla violazione del principio dell'uguaglianza dei diritti", ha osservato Camusso denunciando che l'abolizione del prelievo di solidarietà sui redditi medio-alti infligge al paese "un grave torto", perché fa cadere solo su una parte il peso delle manovre.
Il prelievo resta però per i lavoratori pubblici (oltre che per i parlamentari): un'altra discriminazione ingiusta, ha detto Camusso, ricordando che sommando le manovre fin qui varate dal governo "sui lavoratori pubblici si scaricano tutte le tipologie di intervento possibile": blocco dei tfr, blocco delle assunzioni, blocco dei rinnovi contrattuali, mantenimento del contributo di solidarietà, interventi sulle pensioni, blocco del turn over.
Camusso ha anche sottolineato la stangata sulle cooperative: "Si colpiscono i settori che hanno opinioni diverse dal governo". Per la Cgil le misure approvate sono "uno schiaffo in faccia ai giovani di questo paese". Inoltre - osserva Camusso - nonostante le dichiarazioni e i commenti, la verità è che la manovra non è cambiata molto: il vertice è intervenuto solo su 2 articoli su 20 (abolendo l'accorpamento dei piccoli comuni e il contributo di solidarietà), mentre restano le norme sulle festività, "l'ignobile norma sull'articolo 8", le misure sui disabili.
Il segretario si è poi soffermato sui rapporti con gli altri sindacati, che hanno respinto la protesta della Cgil. "C'è una preoccupante sottovalutazione da parte di Cisl e Uil - ha detto -, si indicano obiettivi futuri per non giudicare ciò che avviene adesso. Sbagliano a minimizzare i problemi per non disturbare il manovratore. Noi invece non ci rassegniamo, continuano le iniziative per cambiare la manovra".
Ma il governo non ascolta nessuno perchè "è troppo impegnato a mediare al suo interno", a suo avviso. "Non è in grado di ascoltare nessuna voce, né dall'opposizione né dalle forze sociali - spiega -, pensa a sè stesso e non al futuro del paese". L'unica strategia, ha spiegato il segretario, sono "promesse che vengono scaricate su chi governerà dopo di loro, perchè oggi non sono attuabili". Per questo, ha concluso Camusso, "dopo la terza c'è il timore di una quarta manovra".