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Data: 31/08/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Il contributo di solidarietà resta per statali e pensionati La Uil proclama lo sciopero generale nel pubblico impiego

La penalizzazione per i redditi oltre i 90 mila euro è gia scattata nelle busta paga

ROMA Via il contributo di solidarietà, tutto come prima. Ma quel «prima» non piace proprio a dirigenti pubblici e pensionati con reddito alto, per i quali viene ripristinata la decurtazione dello stipendio e dell'assegno previdenziale in vigore fino al 13 agosto, data della pubblicazione in Gazzetta ufficiale della manovra integrativa: cioè il 5 per cento lordo al di sopra dei 90 mila euro, il 10 sulla fascia che va oltre i 100 mila.
Una penalizzazione che in realtà è già scattata nei cedolini dei lavoratori pubblici, e che da domani si farà sentire anche nelle pensioni in pagamento per il mese di settembre. Ma che certo brucia ancora di più dopo che il governo ha ritenuto di cancellare il prelievo per la generalità dei contribuenti, avallando di fatto l'idea che si trattasse di una richiesta ingiusta o eccessiva.
La domanda che si pongono gli interessati è quindi perché ora il sacrificio venga imposto solo a loro. E alcune categorie, come ad esempio i magistrati, che sono pesantemente interessati dalla misura, parlano apertamente di incostituzionalità a proposito di questa diversità di trattamento. Scendono in campo anche i sindacati confederali: la Uil ha proclamato uno sciopero del settore pubblico impiego, la cui data è ancora da stabilire.
In realtà alla vigilia di Ferragosto l'idea del contributo di solidarietà per tutti era nata proprio come una generalizzazione delle norme già in vigore per i dipendenti pubblici (da gennaio 2011) e per i pensionati (dallo stesso mese di agosto). In questi due casi però lo Stato interviene non come esattore fiscale, ma come erogatore di stipendi e pensioni, ottenendo quindi non un aumento di entrate ma un risparmio di spesa. Risparmio del resto molto contenuto: 29 milioni l'anno per gli statali di alto grado e 24 per i pensionati (pubblici o privati): in tutto vengono colpite alcune decine di migliaia di persone.
Il contributo di solidarietà fiscale avrebbe invece coinvolto complessivamente poco più di mezzo milione di contribuenti, con un introito però decisamente maggiore per lo Stato: 1,7 miliardi l'anno a regime nel 2013 e nel 2014. Ma proprio la differenza tra questi importi e l'esiguità di quello posto carico delle due categorie rispetto alle grandezze del bilancio dello Stato, sono un altro argomento che scatena la protesta: se - almeno sulla carta - sono stati trovati oltre un miliardo e mezzo per venire incontro ai privati, perché non si possono trovare una cinquantina di milioni per pensionati e lavoratori pubblici?
Proprio per simulare le misure precedenti, che intervengono sul lordo e dunque con un effetto netto minore per la conseguente riduzione dell'imponibile fiscale, la supertassa era stata costruita come contributo del 5-10 per cento deducibile però dall'Irpef: l'incidenza effettiva del prelievo era quindi pari a poco più della metà di queste percentuali, visto che a quei livelli di reddito si applica l'aliquota del 43 per cento.
Fin dall'inizio questa soluzione non era risultata però gradita alla maggioranza, che aveva ipotizzato correttivi prima in relazione alla composizione del nucleo familiare, per favorire i contribuenti con figli, poi sulla soglia di applicazione (si era parlato di portarla a 200 mila euro, con un prelievo limitato al 5 per cento). Alla fine è prevalsa l'impostazione del presidente del Consiglio che ha voluto la totale cancellazione del prelievo. Tranne che per qualcuno.

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