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Pescara, 12/04/2026
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31/08/2011
Il Centro
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Pasticcio pensioni, bufera sul governo. Oggi vertice Sacconi-Calderoli, la misura verso il ritiro. Dubbi sul pareggio di bilancio |
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ROMA. «Sono molto, molto soddisfatto perché abbiamo migliorato la manovra senza modificarne i saldi ed ora è più equa e sostenibile». Silvio Berlusconi esulta per il compromesso raggiunto ad Arcore ma i conti non tornano. Mancherebbero all'appello 4-5 miliardi che rischiano di far fallire l'obiettivo del pareggio di bilancio. Non a caso si torna a parlare di un intervento su Iva e anzianità. Come se non bastasse c'è il rischio che si apra un'altra crepa. In larghi settori del Pdl e soprattutto nella Lega, infatti, cresce l'insofferenza per la contestata misura sulle pensioni che impedisce il riscatto degli anni universitari. La proposta, che è entrata nel mirino di molte categorie professionali e che è riuscita a ricompattare nelle critiche Cgil, Cisl e Uil, rischia di essere incostituzionale e sembra destinata ad avere vita breve. Roberto Calderoli, che insieme a Bossi si è opposto alla proposta berlusconiana di alzare l'età pensionabile per le donne e per gli uomini, fa capire che non può andar bene neppure il compromesso raggiunto a villa San Martino ed oggi incontrerà il ministro Sacconi per valutare «l'impatto sociale» della misura che dovrebbe dare un gettito di 650 milioni il primo anno e 1200 l'anno successivo. La riscrittura della manovra economica otterrà il disco verde del Quirinale? Giorgio Napolitano resta in «vigilante» attesa. Quel che è certo è che l'accordo raggiunto due giorni fa ad Arcore rischia di saltare ma Berlusconi canta vittoria e in mattinata si concede per cinque lunghissimi minuti ai microfoni di Studio Aperto per far sapere agli italiani che la filosofia del suo governo non è cambiata. «Avevo detto che introducevo il contributo di solidarietà con il cuore che grondava sangue perché da sempre ho promesso che non volevamo mettere le mani nelle tasche degli italiani. Siamo riusciti a levarlo con altre fonti di risparmio» dice il premier, che ringrazia la Lega per il «senso di responsabilità» dimostrato e si dice disponibile ad accogliere il «contributo» delle opposizioni salvo poi precisare che la maggioranza è «coesa» e ha la «forza» per approvare la manovra. Una manovra contro la quale si leva un coro di proteste. Il Pd spiega che mancano all'appello 4 miliardi, Bankitalia assicura che «frenerà la crescita», la Corte dei Conti vede «rischi depressivi», la Cgil denuncia un «golpe» sulle pensioni mentre i magistrati minacciano proteste durissime e non escludono lo sciopero. Ma il Cavaliere tira dritto e elenca i vantaggi ottenuti dal vertice di due giorni fa con Bossi e Tremonti. Berlusconi usa la televisione per denunciare i «romanzi d'agosto» che sarebbero stati scritti a proposito dei burrascosi rapporti all'interno della maggioranza e tra lui e il ministro dell'Economia e si dice convinto che sui costi della politica non ci saranno dietrofront. «Se ci sarà l'accordo con l'opposizione, potremo approvare in poco tempo l'abolizione delle Province e la riduzione del numero dei parlamentari. Io punto a un numero più che dimezzato: 300 deputati e 150 senatori». Le modifiche alla manovra saranno decise dal Parlamento, dove oggi si dovrebbe cominciare a votare i 1300 emendamenti già presentati. Il governo blinderà il provvedimento con la fiducia? Il presidente del Senato, Renato Schifani, spera di no («Tutte le volte che si ricorre alla fiducia si impedisce al Parlamento di discutere...») ed invita il premier ad accogliere qualche emendamento Pd, Udc e Idv: «Non si può dire no a tutte le proposte dell'opposizione». Un invito a collaborare parte anche dal segretario del Pdl Alfano, che si rivolge soprattutto ai centristi del Terzo Polo: «Ci auguriamo che la parte più responsabile delle opposizioni faccia prevalere l'interesse del paese».
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