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Data: 31/08/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Pensioni, è già retromarcia sullo stop al riscatto della laurea. Due ipotesi: salvaguardia di chi ha già versato i contributi o ritiro dell'intera norma

Governo in affanno sulle coperture, ballano le stime dell'evasione

All'appello però mancherebbe ancora quasi un miliardo.
Sul fronte delle entrate, le risorse necessarie per sostituire il gettito del contributo di solidarietà (poco meno di 700 milioni nel 2012, 1,6 miliardi per ciascuno dei due annui successivi) dovranno essere trovate dai proventi della stretta contro l'evasione fiscale (in particolare le società di comodo) e dalla cancellazione del regime fiscale differenziato per le cooperative. Per la prima voce, ieri sera erano ancora in corso le simulazione alla Sogei: per ottenere una stima adeguata alle esigenze si può agire sull'importo delle sanzioni, ma ovviamente non oltre limiti realistici. Quanto alle cooperative, dagli stessi interessati vengono indicazioni di un possibile maggior gettito non superiore a 60-80 milioni. Dunque i conti ancor non tornano.
Il problema rischia di aggravarsi se dovesse essere cancellata o comunque rivista la norma sulle pensioni, provvisoriamente cifrata per 500 milioni e nel 2013 e 1 miliardo per il 2014. L'ipotesi di correzione più leggera, a cui ha fatto riferimento il relatore Azzollini, prevede una sorta di norma transitoria che salvi coloro che hanno già effettuato il riscatto della laurea, o comunque hanno iniziato a pagare. In questo modo però resterebbe la penalizzazione relativa all'anno di servizio militare. L'ipotesi estrema è invece il ritiro in toto della norma, chiesto con forza dai sindacati.
Le due tipologie contributive accomunate dalla mossa del governo sono in realtà abbastanza diverse, sia qualitativamente sia dal punto di vista dell'impatto quantitativo. L'anno del servizio militare è coperto da una contribuzione figurativa posta a carico del bilancio dello Stato: per ottenerne l'accredito basta una semplice domanda. La platea coinvolta, anche se solo maschile, risulta piuttosto ampia. Nel secondo caso invece si tratta di contributi da riscatto che l'interessato accetta di versare a proprie spese, pur se incentivato da un vantaggioso trattamento fiscale; l'incidenza su coloro che lasciano il lavoro con 40 anni di contributi è più limitata.
Occorrerà quindi decidere se correggere quella che appare la più palese ingiustizia, o rivedere l'intera norma. Ieri ci sono stati contatti tra il ministro del Lavoro e i vertici degli enti previdenziali, ma il nodo sarà sciolto solo oggi in un incontro tra lo stesso Sacconi e il collega Calderoli, convocato allo scopo di «approfondire l'impatto sociale».
Per la verità, nella giornata di ieri sono circolate anche indiscrezioni di segno diverso, come il possibile allargamento della misura ai contributi figurativi di cui godono polizia e Forze armate (un anno in più ogni tre per il servizio in zone operative). E nella maggioranza si inizia a parlare nemmeno troppo a bassa voce di una possibile riapertura del capitolo pensioni, non nell'ambito di questo decreto ma in autunno: con l'obiettivo di affrontare i temi lasciati in sospeso, dalla modifica delle quote per l'anzianità all'età di vecchiaia per le lavoratrici private, e picchettare dal punto di vista contabile l'ambizioso obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013. Allo stesso modo, se le circostanze lo richiedessero, potrebbe essere presa in considerazione l'ipotesi di accelerare i tempi sull'aumento Iva, una mossa che il ministro Tremonti collega alla stesura della delega fiscale e previdenziale.

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