ROMA - La riduzione dei vantaggi fiscali per le società cooperative non avrebbe un impatto significativo quanto alle risorse da incassare per la manovra economica da 45 miliardi di euro: le associazioni di settore sono più che critiche rispetto all'annunciato intervento del governo. La percentuale del taglio non è stata ancora quantificata ma alcune stime delle stesse cooperative indicano il gettito per lo Stato in poche decine di milioni di euro: c'è chi parla di 60 milioni di euro nell'ipotesi più drastica di un azzeramento totale dei benefici. Ipotesi ritenuta comunque improbabile, perchè l'intervento dovrebbe limitarsi ad una riduzione, appunto, delle esenzioni e agevolazioni per le coop.
L'attuale regime fiscale delle società cooperative prevede che non sia soggetta all'Ires (l'imposta sul reddito delle società) una quota di utile netto annuale che va dal 70-80% al 30% a seconda che le cooperative siano a mutualità prevalente (dove la maggioranza dell'attività è rivolta ai soci) o meno.
Con il vincolo, però, che tali risorse siano accantonate a fondo di riserva che è indivisibile e indisponibile. Come stabilito dalla riforma del diritto societario del 2003, in particolare, per le cooperative a mutualità prevalente è soggetta ad Ires una quota di utili netti annuali pari al 30% o al 20% per le cooperative agricole e della piccola pesca e al 55% per le cooperative di consumo di grandi dimensioni. L'esenzione al 70% è fissata anche per le banche di credito cooperativo (le Bcc sono a mutualità prevalente). Per le coop non a mutualità prevalente è invece escluso dal calcolo dell'Ires solo l'ammontare minimo degli utili annuali pari al 30%.
Oggi, in Italia, le cooperative sono circa 83.000: di queste, sottolinea l'Alleanza delle cooperative italiane che raggruppa Confcooperative, Legacoop e Agci, il 72% sono microimprese e il 75% di esse è sotto la soglia minima di capitali prevista per le Srl, cioè è sotto i 10.000 euro di capitale.