Iscriviti OnLine
 

Pescara, 10/04/2026
Visitatore n. 752.997



Data: 01/09/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Berlusconi: «Un infortunio ma che non incide sui saldi». Il premier: pronto se necessario ad aumentare l'Iva di uno o due punti. Formigoni: è incompetenza oppure è stata una trappola

Telefonate per rassicurare il governatore della Banca d'Italia Draghi, il presidente della Commissione Europea Barroso, e un paio di inflessibili funzionari della Bce. «Ho spiegato a tutti che non c'è ragione per agitarsi - spiega il Cavaliere - perché la manovra è nelle mani del presidente del Consiglio. Stiamo lavorando molto sul fronte dell'elusione e dell'evasione e ho rassicurato tutti che se la manovra non dovesse centrare la cifra, io stesso, con provvedimento amministrativo, alzerò entro l'anno l'Iva di uno o due punti». Sul fronte delle norme anti elusione ed evasione, Berlusconi ha schierato anche l'avvocato Ghedini che ieri si è riunito con Attilio Befera e i tecnici dell'Agenzia delle Entrate. La morsa contro i furbi dovrebbe arrivare sino al carcere, ma Berlusconi spiega di «volerci veder bene prima di decidere, perché non voglio misure da Stato di polizia».
Il tempo stringe e con la Bce che ha appena impegnato cento miliardi di euro per difendere i titoli pubblici italiani, c'è comunque poco da scherzare ma Berlusconi racconta che «è stato Tajani a dirmi che esponenti dell'opposizione stanno chiamando, allarmati, Barroso».
L'irritazione del Cavaliere per la cattiva propaganda dell'opposizione sostituisce quella mattutina per l'esito - già scritto per molti - dell'incontro a Roma tra Calderoli e lo stesso Sacconi. Calderoli è netto: «Sapevamo che era un errore toccare le pensioni d'anzianità. E' meglio soprassedere». Il game-over di Sacconi sulla laurea e il servizio militare arriva ad Arcore poco prima della telefonata del presidente del Senato. Schifani racconta al presidente del Consiglio di un presidente della Repubblica particolarmente nervoso per i ritardi, per i provvedimenti che cambiano di ora in ora, per i vertici ad Arcore e non a palazzo Chigi. Più o meno la stessa rampogna raccolta da Gianni Letta che però lunedì ad Arcore non c'era e si barcamena nell'assegnare meriti e responsabilità.
Berlusconi minimizza l'impatto del provvedimento cassato sull'impianto della manovra e racconta come è andata lunedì scorso: «Avevamo già trovato l'intesa quando Sacconi ha chiamato Tremonti e gli ha offerto questa suggestione. Calderoli da l'ok al provvedimento che avrebbe dovuto levare laurea e servizio militare dal computo dell'anzianità. Anche perché - continua - ci viene detto che avrebbe riguardato poche migliaia di persone. Invece la mattina dopo scopro, grazie ad una telefonata, che riguarda seicentomila persone». «L'infortunio» racconta sempre il Cavaliere, «non incide però sui saldi e ho tranquillizzato tutti».
Fatto sta che ieri, all'ora di pranzo, dopo una mattinata nervosa, Berlusconi chiama Tremonti che risponde da Lorenzago. «Non ti puoi isolare, sei tu il ministro», esordisce Berlusconi. Tremonti, in versione zen, promette di chiudere la partita tra oggi e domani e stamane rientrerà a Roma per il Consiglio dei ministri. All'ordine del giorno non c'è, ovviamente, nessun argomento che riguarda la manovra, ma subito dopo il ministro dell'Economia si metterà intorno ad un tavolo con i colleghi Sacconi, Maroni, Calderoli e Matteoli per tentare un'intesa. I due punti fermi restano, per ora, il drastico «no» di Berlusconi al contributo di solidarietà e la contrarietà dello stesso Tremonti ad alzare in questo momento l'Iva che il Cavaliere bolla come «estrema ratio». La trattativa ruota quindi sulle pensioni e sui tagli agli enti locali, mentre il gettito dalla lotta all'evasione resta sullo sfondo in attesa di essere quantificato con qualche certezza.
La Lega è però contraria a qualunque intervento sulle pensioni e sponsorizza la rivolta di Regioni e Comuni contro i tagli. Berlusconi, che oggi non sarà a Roma, lascia di nuovo a Tremonti il compito di trovare l'intesa. «D'altronde è lui il ministro», ha sostenuto anche ieri il Cavaliere che nel primo pomeriggio volerà a Parigi per partecipare al vertice sulla Libia. In buona sostanza il triumvirato, Alfano-Maroni-Calderoli, sembra aver già esaurito la spinta propulsiva.

Formigoni: è incompetenza oppure è stata una trappola

ROMA - Presidente Formigoni, scarseggiano le coperture e la manovra potrebbe uscire più pesante per Regioni e Comuni.
«Non ci provino nemmeno. I tagli alle regioni vanno levati. Le-va-ti. Capito! Altrimenti taglino anche le regioni insieme alle province».
Sì è stato chiaro, ma se non ci sono soldi che si fa?
«Questa è la terza manovra in tredici mesi e alle amministrazioni pubbliche levano 106 miliardi. Di questi il 58% viene levato alle Regioni. Allo Stato il 24%, quando tutti sanno che le regioni pesano per la spesa pubblica il 16%, mentre lo Stato del 75%. Questa sproporzione è inaccettabile. Ci stanno riducendo ad una grande usl. Se vogliono che le Regioni si occupino solo di sanità, e con soldi ridotti, lo dicano».
Non teme di difendere un'altra casta, quella dei presidenti di Regione?
«Guardi che i tagli incidono direttamente sui servizi e se verranno confermati quelli previsti nella terza manovra ancora in discussione, dovremmo incidere sui trasporti, sugli aiuti alle famiglie, sulla scuola, sul fondo affitto. La proposta che faremo oggi nella conferenza Stato-Regioni, è quella di azzerare i tagli sulle Regioni. E comunque la vita sarà difficilissima».
E se non sarete ascoltati?
«Noi abbiamo sempre cercato un confronto serio e istituzionale. Non credo serva scendere in piazza, ma l'opinione pubblica deve sapere che le regioni hanno già dato».
Che ne pensa dei continui aggiustamenti che sta facendo il governo su questo o quel provvedimento?
«Sono allibito, allibito. Sconcertato che non ci sia stato nessuno nel governo che abbia dimostrato di sapere che in Italia per toccare le pensioni occorre prima discutere con il sindacato».Ce l'ha con Sacconi?
«No, no. Mi domando però se nel governo non si sappia che sulle questioni del lavoro si deve per lo meno discutere con i sindacati. Oppure qualcuno ha voluto mandare a sbattere il governo».
La collegialità però non ha funzionato se si sta ancora a discutere. Non crede?
«Non voglio entrare nelle valutazioni sul contributo dato dai singoli e non è il momento. Di fronte ad una manovra così pesante e necessaria occorreva discutere, seppur nel rispetto dei saldi. Anche perché la prima versione della manovra andava contro molti dei principi della nostra coalizione. Giusto quindi avanzare delle proposte per modificare i provvedimenti in maniera più coerente. La sintesi è stata fatta lunedì ad Arcore».
Ed è soddisfatto?
«Lo Stato deve mettere le mani addosso a se stesso. Questo è un dovere etico, specie quando si chiedono sacrifici ai cittadini. Il nostro è uno stato ricco sfondato. Abbiamo patrimoni immobiliari e partecipazioni. Si vendano la Rai e le Poste. Privatizziamo e tagliamo la burocrazia. Ricordo che noi siamo il polo di centrodestra».
Formigoni che fa il leghista?
«No, no. Io sono Formigoni e fedele ad un'impostazione liberale. Lo Stato deve tagliare gli enormi sprechi dei ministeri e lasci stare le regioni».
Secondo lei il Pdl ha tratto vantaggio dall'avere un segretario unico?
«Certamente, ed Alfano ha lavorato bene. Finalmente e le nostre proposte hanno trovato un interlocutore. Per la prima volta il Pdl si è mosso da partito. Abbiamo presentato delle proposte ed è il momento che vengano ascoltate, ma non se ne è tenuto conto nel vertice di lunedì».
Si riferisce al taglio delle Province?
«Per tagliare Province e parlamentari serve una legge costituzionale e sono convinto si farà. Invece poco è stato fatto sul fronte dei tagli all'apparto burocratico».
E l'aumento dell'Iva?
«E' possibile da subito solo sui beni di lusso».

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it