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Pescara, 10/04/2026
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Data: 01/09/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Patrimoniale, Iva, Tfr, scudo bis la girandola delle quattro manovre

ROMA - Angelino Alfano dixit, il 25 agosto: «La manovra non è il Vangelo. Si può cambiare». Vero, verissimo, fin troppo vero. E allora, manovra uno (approvata a tempo di record il 15 luglio, per 70 miliardi, e «ottima e solida», parola di premier), manovra due «sanguinosa ma necessaria» varata il 13 agosto, manovra tre (partorita ad Arcore) e ora manovra quattro come sbianchettamento della due e della tre che a loro volta hanno sbianchettato la uno e la due. «Ecco il piano per le privatizzazioni», annunciò Berlusconi il 14 agosto presentando la uno. Ma dove sono le privatizzazioni nella quattro? Sparite. Il ticket sanitario che fu cavallo di battaglia a fine luglio è subito desaparecido già il primo agosto, così: «Invece di spremere i vecchi ammalati, aumentiamo il prezzo delle sigarette di 50 centesimi - tuonò Bossi - e anche dei sigari: per il mio viziaccio sono disposto a pagare».
Parte la crociata pidiellina, guidata da Laboccetta al grido: «I toscani non si toccano!», e la tassa sul fumo entra ed esce una decina di volte, così come accade al Tfr dalle buste paga o all'Ici sui beni della Chiesa o al ritocco delle pensioni d'anzianità («Si fa», Berlusconi; «E io faccio la crisi», Bossi) nelle varie manovre e abbozzi di manovra e ritocchi di manovra e annunci di manovra così scanditi a ritmo frenetico: «Pronto un pacchetto di otto punti per la stabilità» (il premier, 5 agosto, subito dopo la letteraccia della Bce), «Nuovo pacchetto di misure forti» (10 agosto), «Ci stiamo muovendo in fretta e bene e entro il 18 agosto decideremo tutto quanto» (ancora Berlusconi, ma ieri sera ancora non era arrivata in Senato la montagna di emendamenti governativi della manovra quattro alla manovra tre). L'11 agosto viene emanato un progetto di manovra e il 13 quel progetto viene ribaltato perchè intanto Bossi ha urlato: «Per salvare l'Italia, moriremo noi». Il Piano per il Sud resiste dal 3 agosto al 5 agosto. La patrimoniale si diverte così: eccola il 10 agosto al mattino (con il timbro lumbard) ma poi se ne scappa all'ora di cena spaventata da Silvio («Non la farò mai»), fa di nuovo cucù il giorno successivo (11 agosto) e Alemanno la accarezza («Tassare le rendite smetta di essere un tabù») ma il 13 agosto non s'affaccia nel testo della manovra bis per poi ripresentarsi a giorni alterni in un clima generale così sintetizzabile. 28 agosto, il governo assicura: «L'intesa c'è». 29 agosto il portavoce del governo spiega: «L'intesa si troverà».
Occhio alla riforma fiscale: «Avrà il compito - annuncio del Cavaliere il 3 agosto - di liberare risorse per le aziende». Il 5 agosto l'annuncio resiste, scavalla la nottata ma dal 7 agosto non c'è più e chissà se mai tornerà. Giocano a acchiapparella la tassa per gli scudati, il condono fiscale bis e l'aumento dell'Iva. Il 16 agosto Lupi lancia la tassa sugli scudati, il 17 agosto Berlusconi dice che non ci sarà un punto in più di Iva (che non c'era neppure nella manovra due ma la promessa era che «se ne riparlerà» e se n'è riparlato ma non è entrata nella manovra e potrebbe entrare nella manovra quattro) e sugli scudati il governo approva ma tre giorni dopo si pente e intanto il 18 agosto spunta il condono fiscale bis ma il giorno dopo è stop al nuovo scudo e anche alla crescita dell'Iva che si ripropone il 21 mentre è crollata la super-tassa per gli scudati, riapparsa la patrimoniale e poi rilanciata per i beni di lusso da Calderoli il 23 e riproposta la modifica delle pensioni d'anzianità su cui il 22 agosto Bossi spara una pernacchia (contro Alfano che la sostiene) ma il 26 agosto apre all'ipotesi e il 27 richiude. E la testa gira a lui, al punto da farlo finire per terra, e anche al resto del Paese, stordito sull'orlo del baratro.

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