Finalmente, la tanto vantata manovra da 45,5 miliardi di Euro del governo Berlusconi è pronta, ratificata anche dal socio importante, Umberto Bossi, ricca di innovazioni che renderanno il paese sano, giusto, competitivo, o no? No, non è affatto così. I ministri Sacconi e Calderoli ne hanno già cambiato un corposo pezzetto, non marginale, relativo alle pensioni. Non è chiaro che fine ha fatto il contributo di solidarietà dei percettori di redditi al di sopra di 90 mila Euro o forse 150 mila. Esisteranno ancora le provincie? Verranno accorpati i comuni? Saranno dimezzati i parlamentari? Magari, prossimamente, ovvero: troppo poco, troppo tardi.
Nel frattempo, si abbattono sul decreto del governo all'incirca un migliaio di emendamenti, più della metà presentati dai parlamentari della maggioranza stessa. La Banca d'Italia afferma che i numeri non sono sufficienti a conseguire gli obiettivi. La Commissione Europea esprime la sua preoccupazione perché la manovra non promette di favorire la crescita dell'economia italiana. Contro ogni evidenza, Berlusconi si dichiara molto soddisfatto.
Il premier è soddisfatto perché "non ha messo le mani nelle tasche degli italiani", neppure nelle sue, meno che mai in quelle degli evasori.
Questa manovra non è semplicemente brutta e indigeribile perché colpisce alcune categorie, in special modo i lavoratori nel settore pubblico e, probabilmente, i ceti medi e le loro famiglie, più che altre. Non è soltanto ingiusta nella distribuzione dei carichi. Soprattutto, ha tre difetti: è inadeguata; è recessiva, è ancora informe. A fatica è possibile vedere che cosa è «entrato» nelle Commissioni del Senato, ma nessun mago è in grado di prevedere che cosa ne uscirà. Peraltro, i maghi non sono interessati alla manovra italiana. I veri interessati sono: le Agenzie internazionali di rating che non faranno sconti; gli speculatori anche loro internazionali che, vedendo la confusione della manovra e la mole degli emendamenti, saranno incoraggiati a scommettere contro la sua riuscita e, naturalmente, contro i titoli di Stato italiani; le Autorità europee che hanno avuto notevoli difficoltà a salvare la molto più piccola economia della Grecia e non sono affatto sicure di possedere le risorse per evitare una gravissima crisi in Italia.
Il problema non è soltanto economico. Al contrario, oserei affermare che il problema è, oramai da più di un anno, fondamentalmente e doppiamente politico. Il capo del governo è un uomo anziano, senza futuro politico e con limitatissime competenze di governo che non ha la minima idea di dove andare. Sta soltanto tirando a campare con la sua raffazzonata maggioranza parlamentare per evitare lo scioglimento del Parlamento e le elezioni anticipate. Il suo socio leghista Umberto Bossi ha simili timori ai quali sacrifica qualsiasi intervento su tasse e pensioni che possa anche lontanamente scontentare il suo elettorato corporativo e, spesso, anche parassitario. I «mercati» guardano l'Italia e si chiedono «chi comanda?». Il ministro dell'Economia appare una figura non più in controllo del bilancio dello Stato, quasi emarginato, sulla soglia di possibili dimissioni. Come potranno gli investitori e gli operatori economici stranieri valutare positivamente una manovra sgangherata fatta da una maggioranza divisa al suo interno e caratterizzata da un conflitto permanente fra il Presidente del Consiglio e il Ministro dell'Economia? Non sono per niente soddisfatti loro. Non lo sono gli italiani, neppure gli elettori dei partiti di governo. L'estate è stata calda, ma se continua così, e non si vede chi possa invertire la rotta, l'autunno sarà torrido. E' più irresponsabile mantenere in vita un governo assolutamente inadeguato oppure andare rapidamente ad elezioni anticipate?