ROMA. «Siamo al paradosso, dovremmo avviare il federalismo fiscale ma il federalismo fiscale con la manovra è morto». E' durissimo il presidente della conferenza delle Regioni, Vasco Errani, al termine dell'incontro con il governo sui tagli agli enti locali.
Il governo, soprattutto la Lega con Roberto Maroni, aveva garantito una riduzione dei tagli agli enti locali da sei a 3 miliardi. Invece la riduzione sarà solo di 1,8 miliardi. E con 4,2 miliardi di entrate in meno, avverte il governatore emiliano, le Regioni non saranno più in grado di garantire servizi ai cittadini, a partire dai trasporti pubblici. «I nuovi testi presentati sono assolutamente non soddisfacenti e inaccettabili: se non verrà posta la fiducia c'è la possibilità di modifiche sostanziali in Parlamento» rincara il sindaco di Roma, Gianni Alemanno che ieri è stato ricevuto in delegazione dal segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. «Il nostro appello a rivedere la manovra è aperto a tutti», spiega Alemanno dopo aver varcato per la prima volta il portone della sede democràt: «Una bellissima sede, molto prestigiosa», scherza. Lunedì Regioni, Comuni e Province manifesteranno a Roma e chiederanno un incontro con tutti i capigruppo per discutere del futuro degli enti locali. «Stiamo cercando di evitare una guerra fratricida fra Comuni e Regioni, perchè i tagli effettuati alle regioni si ripercuotono sui comuni», spiega Alemanno.
«Il governo deve avere il coraggio di metterci la faccia con noi e dire al Paese: taglio i servizi», attacca Renata Polverini, presidente del Lazio. «Chiederemo compattamente l'azzeramento dei tagli di quest'ultima manovra, non possiamo caricarci di un peso sproporzionato», aggiunge Roberto Formigoni, governatore Pdl della Lombardia.
Ma non sono solo gli Enti locali a essere allarmati. Per Confindustria «la manovra che si sta faticosamente profilando è debole e inadeguata». Il direttivo degli industriali «esprime forte preoccupaziome per il modo in cui viene affrontata la grave crisi della finanza pubblica italiana e della ripresa delle crescita» e prova a dare la sua ricetta. Per gli industriali è necessario intervenire sulle privatizzazioni delle società di servizi degli enti locali, sulle liberalizzazioni delle professioni e sulla riduzione delle tasse per le imprese. E poi, per «coniugare il rigore dei conti e l'indispensabile crescita», bisogna intervenire sul sistema pensionistico e con tagli alla politica «non più rinviabili». I sacrifici però «devono essere equamente distibuiti». «Serve qualcuno che abbia la capacità di fare, questi hanno la capacità di disfare tutti i giorni quello che anno fatto la mattina», afferma il presidente dell'Espresso, Carlo De Benedetti. Per De Benedetti «il governo dovrebbe fare riforme fondamentali come quella delle pensioni, ridurre le imposte sul lavoro e a fronte di questo accettiamo la patrimoniale».
Anche Giorgio Napolitano segue con attenzione l'iter della manovra. Il presidente della Repubblica è fedele alla regola di sempre, quando il Parlamento lavora lui tace. Tuttavia segue la vicenda con preoccupazione. In questi giorni di febbrili trattative e riscritture non c'è stato alcun contatto tra il Quirinale e palazzo Chigi. Ma gli auspici del Quirinale rivolti a tutte le forze politiche al dialogo e ad una maggior coesione in momento tanto difficile per il Paese «non sono certo scaduti».