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Data: 14/11/2006
Testata giornalistica: Il Centro
La regione recupera competitività Ora bisogna attrarre investimenti di Giuseppe Mauro (*)

Non ci sono ancora dati definitivi, ma quelli disponibili, di natura previsionale, inducono a pensare ad una ripresa dell'economia abruzzese e ad un suo recupero di competitività. La Regione esce da un periodo di prolungata stagnazione,
che ha assunto i caratteri di una vera e propria recessione, a causa di una variazione del Pil addirittura negativa e del rallentamento del fatturato delle imprese abruzzesi. Oggi invece sembra manifestarsi un'inversione di tendenza, con una sostanziale convergenza nelle previsioni formulate dall'Unioncamere da un lato e dalla Confindustria dall'altro. Ciò significa che non appena il ciclo congiunturale è diventato positivo, l'economia regionale si è rimessa in moto, dando luogo a risultati confortanti nel primo semestre del 2006 ed in grado di alimentare aspettative più rassicuranti e meno pessimistiche per gli anni successivi. Secondo l'Unioncamere, la ripresa dovrebbe sostanziarsi in una crescita del Pil per il periodo 2006-2007, che conferma l'andamento positivo registratosi nel secondo semestre del 2005, mentre l'analisi del Centro Studi Confindustria, relativa al primo semestre 2006, segnala i buoni risultati conseguiti a livello di produzione (5,1%), di fatturato (5,9%) e per quanto riguarda il tasso di utilizzazione degli impianti (79%) e degli investimenti (dal 52 al 58% il peso delle aziende che investono). Anche il dato sull'occupazione manifesta segnali di ripresa, non molto marcati, ma comunque di segno positivo, senza ovviamente considerare il problema della flessibilizzazione del mercato del lavoro che meriterebbe un ulteriore approfondimento e che comunque coinvolge tutte le regioni italiane e non solo l'Abruzzo. Se questi dati previsionali troveranno conferma alla fine del 2006 si potrà ragionevolmente supporre una riduzione del divario di sviluppo rispetto alla media nazionale, divario che si era bruscamente interrotto all'inizio degli anni novanta. Ovviamente le considerazioni svolte non devono indurre ad una sottovalutazione degli elementi di criticità presenti nel tessuto produttivo regionale, in particolare, per quanto riguarda alcuni settori ed alcune province. Ad esempio, situazioni di difficoltà si avvertono nel settore del tessile e abbigliamento e, in generale, nel sistema delle piccole imprese. I recenti fenomeni di globalizzazione dei mercati e di aggressione commerciale da parte dei paesi emergenti stanno mettendo a dura prova l'intero comparto. Sono in atto una serie di nuove sfide innovative e competitive che stanno conducendo ad una rottura dei vecchi equilibri basati sull'imprenditorialità diffusa e sulla specializzazione nei settori a basso valore aggiunto e proponendo, in maniera stringente, l'esigenza di combinare le dimensioni produttive con le innovazioni tecnologiche ed organizzative e con il processo di globalizzazione. La stagnazione degli anni precedenti deve tuttavia servire per trarre elementi di riflessione sulle caratteristiche dell'economia regionale e per rispondere alla mutata configurazione dei mercati, con l'obiettivo di rendere l'andamento del Pil più sostenuto del previsto. Attrattività degli investimenti, distretti e innovazione possono rappresentare un trittico per ridare slancio all'economia dell'Abruzzo. Soprattutto l'attrattività degli investimenti poggia su due componenti sinergiche: a) un'adeguata dotazione infrastrutturale per favorire l'integrazione verso i mercati internazionali, per produrre economie esterne per le imprese e per dare maggiore concorrenzialità al sistema produttivo; b) una riconosciuta reputazione della classe dirigente locale, concepita come un vero e proprio valore economico. E da quest'ultimo punto di vista, i recenti investimenti programmati da alcune grandi imprese rappresentano, da un lato, un ulteriore consolidamento del tessuto produttivo e, dall'altro, costituiscono un chiaro esempio di fiducia verso il territorio. Di fronte a queste importanti sfide appare indispensabile concentrare attenzione e risorse sulla valorizzazione dei punti di forza, anziché perseverare in un percorso di protezione delle debolezze. Alla stessa maniera appare indispensabile coinvolgere nel processo di definizione delle priorità tutti gli attori economici, politici e sociali della Regione. In Abruzzo operano grandi imprese che sono leaders nei mercati internazionali. Esiste un sistema distrettuale diffuso che va oltre la componente del manifatturiero e coinvolge in prospettiva aspetti turistici, culturali, paesaggistici e dell'agroalimentare. Abbiamo inoltre interessanti centri di ricerca in aggiunta alle tre università. L'immagine della Regione deve passare attraverso il rafforzamento di questi fattori positivi piuttosto che porre soltanto l'accento sulle disfunzioni esistenti. Il processo di modernizzazione in atto dell'economia regionale e il riposizionamento strategico richiedono stabilità, fiducia, sicurezza e il diffondersi di aspettative positive.
* Economista

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