Rapporto Acli sul settore privato: le donne sono pagate meno dei colleghi maschi Mercato del lavoro col 12% di irregolari e il 23% di precari. l'Istat: stipendi fermi
ROMA. La giornata di lavoro di un dirigente vale 356 euro più di quella di un operaio. Le donne invece guadagnano 27 euro al giorno in meno dei colleghi uomini. Una realtà di squilibri e discriminazioni. In uno studio presentato dalle Acli, emerge la realtà del «lavoro scomposto» e del labirinto delle buste paga. Dove convivono i due opposti, come il dirigente che quotidianamente guadagna in media 422 euro mentre l'operaio appena 66. la differenza sono appunto quei 356 euro in più. La media retributiva è di 83 euro al giorno, ma il manager ne prende 340 in più, gli impiegati 6 e i quadri 111. Sotto la media naturalmente si trovano gli operai, gli apprendisti (sotto di 16) e le donne che guadagnano 27 euro in meno.
Non si tratta solo della crisi che contribuisce a rendere più chiare le sperequazioni e i dislivelli. Ma dell'intero sistema italiano «e dei ritardi storici del sistema produttivo» come denunciano le Acli. Per l'organizzazione dei lavoratori cattolici queste distorsioni, afferma il presidente Andrea Olivero, sono «eccessive» e vanno sanate «restituendo risorse ai lavoratori» unico modo «per garantire la tenuta dei consumi e il rilancio del Paese».
Il rapporto delle Acli fotografa una realtà difficile del mercato del lavoro e dell'apparato produttivo. A partire dal 12% di occupazione sommersa sul totale e dal 23% di quella precaria. In Italia chi lavora risulta essere scontento e non è un caso che questi dati siano la fotocopia di un sistema dove è cresciuta la questione salariale unitamente alla flessibilità e alle deroghe contrattuali. La quota di persone soddisfatte del proprio lavoro è passata dal 25% al 21% per gli uomini e dal 30 al 21% per le donne nel c quindicennio 1995-2010.
Ma è anche un mercato del lavoro che si restringe a tutti i livelli, anche in quelli «alti». Lo scorso anno sono andati persi 70 mila posti dirigenziali, 78 mila impieghi nella conoscenza e 100 mila tecnici. Inoltre chi perde il posto non riesce a ottenerne un altro: il 45% dei disoccupati lo è da più di due anni e il 10% degli inattivi, più del doppio della media europea, sono i cosiddetti scoraggiati, coloro che hanno rinunciato a cercare un lavoro.
Secondo l'Istat le retribuzioni continuano a restare ferme nel confronto mensile. A luglio la variazione è stata nulla rispetto a giugno e superiore dell'1,7% sul 2010. L'inflazione attestata al 2,7% risulta un punto più alta della crescita tendenziale delle retribuzioni. Le categorie che hanno ottenuto aumenti retributivi superiori alla media sono quelli del comparto militari-difesa (3,7%), forze dell'ordine (3,5%) e vigili del fuoco (3,1%).