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Pescara, 10/04/2026
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03/09/2011
Il Centro
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La manovra economica - Niente rinvio per le tredicesime degli statali. Decreto caos, è battaglia al Senato. Governo battuto in commissione. Salvi il 25 aprile, il Primo maggio e il 2 giugno. |
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ROMA. La stretta antievasione non chiude i "dubbi" sul buco nei conti della manovra di Ferragosto. Sul gettito recuperabile dalla caccia ai furbetti del fisco si addensano critiche per le cifre attese e i metodi messi in campo. Una toppa che lascia uno scoperto per circa 3 miliardi di euro secondo i calcoli del Pd, rispetto al gettito di 3,8 milioni garantito dalla supertassa. «Quasi l'intero ammontare del cancellato contributo di solidarietà», rileva Stefano Fassina, responsabile economico del Pd. Che parla di «palesi forzature e contraddizioni nell'applicazione dei principi di contabilità pubblica». «I saldi della manovra restano assolutamente invariati», assicura il ministro Tremonti. Che conferma l'intenzione di non procedere «a nessuna misura di condono, poiché si tratterebbe di un intervento una tantum che genera introiti di cassa, ma non modifica l'assetto della finanza pubblica». Mentre il governo viene battuto in commissione Bilancio del Senato su un emendamento sui certificati dei debiti delle pubbliche amministrazioni, la manovra inizia a cambiare fisionomia: salve le feste del Primo maggio, 25 aprile e 2 giugno, che non saranno più accorpate alla domenica. Si allenta anche la stretta sui dipendenti pubblici. Nel caso di mancato raggiungimento degli obiettivi di risparmio da parte dei ministeri, la clausola di salvaguardia non sarà più costituita dal rinvio della tredicesima mensilità ai dipendenti della amministrazione interessata, ma dalla «riduzione della retribuzione di risultato dei dirigenti responsabili nella misura del 30 per cento». Il governo punta a rafforzare le verifiche attraverso il canale bancario. I contribuenti saranno tenuti a segnalare nella dichiarazione dei redditi le banche e gli operatori finanziari presso cui effettuano le operazioni. Un'indicazione su cui l'Agenzia delle entrate predisporrà «specifiche liste selettive di contribuenti da sottoporre a controllo». Il gettito atteso vale 145 milioni tra il 2012 e il 2014. Mentre spulciando le "liste" l'attesa è di incassare 1,3 miliardi nel triennio. «Quanti dei nostri concittadini metteranno i loro risparmi nelle cassette di sicurezza o addirittura sotto il materasso?», chiede il deputato del Pdl Giuliano Cazzola. La stretta all'evasione sotto il profilo della rilevanza penale, che vale circa un miliardo di euro, prevede in caso d'imposta evasa o non versata oltre i 3 milioni di euro che non venga applicata la sospensione condizionale della pena. In pratica potrebbero aprirsi le porte del carcere. E anche per molto meno se verrà accolto l'emendamento che punta a togliere la soglia dei 3 milioni. Il Pd propone la sospensione della pena condizionata all'effettivo pagamento delle somme dovute: «Così che ci si concentri sul risultato di recuperare il gettito piuttosto che su una carcerazione che non garantisce alcun rientro d'evasione». Contributi per 148,6 milioni di maggior gettito sono attesi dalle norme antielusive sulla «concessione di godimento di beni dell'impresa a soci e familiari». All'incasso il capitolo società di comodo, con una maggiorazione del 10,5% dell'aliquota Ires, vale tra il 2012 e il 2014 92 milioni, mentre dalla disposizione per cui le società che presentino dichiarazioni in perdita fiscale per tre anni consecutivi saranno considerate «non operative», e perciò equiparate a quelle di comodo, si stimano entrate per 530 milioni. «Sarebbe un provvedimento davvero assurdo - afferma Renzo Iorio, presidente Federturismo Confindustria -. In particolare, in un settore come quello turistico dove la crisi ha comportato e comporta deficit significativi per le imprese». Un doppio allarme, sulla tenuta dei saldi a fronte di somme frutto dell'esito della caccia ai furbetti del fisco, che anche per l'Ue hanno un peso eccessivo, e per i metodi introdotti nel contrasto all'evasione. Il giro di vite all'evasione, infatti, parte dalla possibilità per i Comuni di pubblicare sui loro siti i «dati relativi alle dichiarazioni» dei redditi. Sarà un decreto del presidente del Consiglio dei ministri, d'intesa con la Conferenza Stato-città e autonomie locali, a stabilire «i criteri e le modalità per la pubblicazione, sul sito del Comune, dei dati relativi alle dichiarazioni, anche con riferimento a determinate categorie di contribuenti ovvero di reddito». Dall'opposizione si teme l'eccesso di curiosità. Perciò viene chiesto di regolare l'accesso alle informazioni pubblicate ai «soggetti che hanno interesse riconosciuto dallo Stato». Perplesso sulla misura il presidente dell'Autorità garante per la privacy, Francesco Pizzetti: «Non esiste altro Paese al mondo che pubblichi online i redditi dei propri contribuenti».
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