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Data: 03/09/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
La manovra economica - I dubbi della Ue: troppo peso alle misure contro l'evasione. Ma poi Bruxelles precisa: si tratta di interventi importanti

BRUXELLES - Puntare troppo sulla lotta all'evasione fiscale per risanare i conti pubblici significa affrontare un rischio eccessivo. Un rischio che l'Italia, paese a cui i mercati chiedono innanzi tutto chiarezza e affidabilità, farebbe bene a non correre. La Ue esprime tutta la sua preoccupazione sull'eccessivo peso accordato alle misure anti-evasione nella manovra. Ma in serata, dopo un lungo colloquio tra il ministro dell'Economia Tremonti e l'eurocommissario per gli Affari economici e monetari Olli Rehn, precisa che «una decisa lotta all'evasione fiscale è un'importante componente di un pacchetto credibile» di misure di aggiustamento. Inoltre, «è la chiave per l'accettabilità sociale delle necessarie misure correttive». Si scioglie così, con questa comunicazione affidata al portavoce di Rehn, Amadeu Altafaj Tardio, l'asprezza della comunicazione iniziale. Ma la scelta diplomatica non cancella del tutto la sensazione di uno stato di allerta europeo sulla situazione italiana.
Non è la prima volta che la Commissione europea esprime il suo parere sui benefici incerti delle misure anti-evasione, ma ieri lo ha fatto in maniera più netta che in passato, dicendosi «preoccupata» e intervenendo così con toni decisi nel dibattito sulla manovra italiana. «Pur non aspettandoci che gli obiettivi di pareggio di bilancio siano rimessi in discussione, siamo preoccupati di vedere, nella nuova proposta della manovra, che viene fatto un eccessivo affidamento alle misure sulla lotta contro l'evasione fiscale», ha spiegato Amadeu Altafaj Tardio, che già qualche giorno fa aveva sottolineato come sia sempre difficile valutare in anticipo e con un certo margine di sicurezza le entrate che deriveranno dalle strategie anti-evasione. Lasciando intendere che un paese come l'Italia, che sta beneficiando del sostegno della Banca centrale europea sui mercati obbligazionari per far fronte al nervosismo degli investitori, dovrebbe puntare su misure dall'efficacia più quantificabile per ottemperare agli impegni presi.
Nonostante trapeli da più parti una certa inquietudine, Bruxelles sta cercando, negli ultimi giorni, di esternare il meno possibile sulle vicissitudini della manovra italiana, in nome del rispetto per i normali processi democratici. Mentre la Bce, che fino a ieri si trincerava dietro ad un «no comment assoluto» anche per cercare di stemperare l'impressione di aver commissariato il governo italiano, ha rotto gli indugi, spiegando attraverso il presidente Jean-Claude Trichet che l'Italia deve rispettare «gli impegni presi» e accrescere, attraverso riforme strutturali, «il potenziale di crescita di un'economia ingessata da troppi ostacoli che le impediscono di esprimersi al meglio». Il portavoce di Rehn, Altafaj Tardio, ha sottolineato tuttavia come la Commissione segua «con attenzione» l'evoluzione della situazione e ha anche lui chiesto esplicitamente che venga dato un maggiore spazio ai provvedimenti a favore della crescita e dello sviluppo economico. In particolare Altafaj Tardio ha ribadito come delle riforme strutturali quali le «ulteriori liberalizzazioni nel settore dei servizi pubblici locali e delle professioni» sarebbero auspicabili per rilanciare un'economia che da anni soffre, a differenza di molti altri paesi europei, di una crescita flebile e di una scarsa competitività.
Il giudizio ufficiale di Bruxelles, tuttavia, arriverà solo quando la manovra verrà approvata in via definitiva. Un sostegno inatteso, che ha il però il vago sapore di un richiamo all'ordine visto che proviene dalla capitale europea che ha più a cuore il risanamento dei conti pubblici dei paesi indebitati, è giunto da Berlino. Steffen Siebert, il portavoce della cancelliera Angela Merkel ha messo in evidenza la «piena fiducia» del governo tedesco sul fatto che l'Italia «approverà le misure necessarie per realizzare i tagli previsti per ottenere gli effetti attesi sul bilancio pubblico».

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