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Pescara, 10/04/2026
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Data: 03/09/2011
Testata giornalistica: L'Arena di Verona
«Se gli enti non mettono soldi, Atv nel giro di 2 anni fallisce». L'aumento del costo del biglietto extraurbano non basta a garantire il futuro dell'azienda

Quando a fine anno cominciò a circolare la voce di possibili tagli della Regione al trasporto pubblico, il presidente di Atv Massimo Bettarello commentò senza mezzi termini: «Girano cifre spaventose, c'è chi addirittura parla di un 20% in meno... se così fosse, per noi sarebbe una condanna a morte, nel giro di due anni l'azienda di trasporti veronese andrebbe in liquidazione, fallirebbe. A meno che.....».
L'ipotesi è diventata realtà: Venezia ha tolto all'Atv 1 milione 900mila euro. Adesso, per cercare di «tenere in piedi la baracca» e non portare i libri in tribunale, non resta altro da fare che lavorare su quel «a meno che...» che Bettarello sperava rimanesse lettera morta.
Una delle misure tappa-buchi che in fretta l'azienda ha addottato, è stata quella di rifarsi sugli utenti aumentando il costo dei biglietti: in media, viaggiare su un autobus della provincia veronese dall'altro ieri costa il 20 per cento in più. Ma non basta perchè dal salasso imposto ai cittadini saltano fuori «solo» 400 mila euro: manca all'appello un altro milione e mezzo di euro. Il Comune di Verona ha messo a disposizione 400mila euro, gli altri tocca tirarli fuori alla Provincia. Che dice no, non li do semplicemente perchè non li ho.
In casa Atv le cose si mettono male. Bettarello vede purtroppo confermate le peggiori ipotesi fatte nei mesi scorsi: «Non c'è tanto da girarci intorno, questi soldi gli enti devono metterli a disposizione se vogliono continuare a garantire un servizio di trasporto pubblico alla città. Altrimenti non ci sono altre vie d'uscita: si può ricorrere all'aumento dei biglietti e al taglio dei servizi in una prima fase ma poi, nel giro di qualche anno, è inevitabile la chiusura dell'azienda. Con la possibilità che temo maggiormente», riflette il presidente, «di una class action da parte degli abbonati: non si scherza con il fuoco, l'ho detto a chi di dovere e tutti, a livello regionale e provinciale, devono voler risolvere questo problema prima che la massa pretenda risarcimenti sanguisuga». Tutto dipende, a questo punto, dai 10 milioni di euro di avanzo di amministrazione che l'assessore Chisso ha promesso di distribuire alle Province attraverso criteri stabiliti da una apposita commissione tecnica. I «conti» fatti dagli 8 membri del gruppo di lavoro, però, non vanno bene alla Provincia di Venezia che ha votato contro la proposta di ripartizione, bloccando di fatto il «via libera» della giunta. «A noi da questa operazione verrebbero circa 2 milioni e 200mila euro», commenta Bettarello, «mi auguro che davvero arrivinino e che, nel contempo, la nostra Provincia trovi quei 700mila euro necessari per continuare a garantire il servizio fino al trasferimento regionale».
Gualtiero Mazzi, assessore provinciale ai trasporti, non ci sta. L'analisi di Bettarello, spiega, non è del tutto corretta. «Quest'anno il capitolo per i trasporti della Provincia alla fine era di 80mila euro», racconta, «come può pensare che mettiamo le cifre milionarie che chiede? I soldi non ci sono e tutto dipende dalla Regione, dalla volontà politica di distribuire o meno quei 10 milioni a disposizione: anche se la Provincia di Venezia non è d'accordo semplicemente perchè va a ricevere meno di quanto avuto fino ad oggi, credo che Chisso abbia il dovere morale di procedere. Ha la responsabilità politica di decidere se tenere in vita il trasporto pubblico delle province o meno. Non è solo Atv che naviga in cattive acque», conclude Mazzi, «ma tutte le aziende provinciali non ce la fanno più a sostenere i costi. O Venezia interviene o falliscono tutte».

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