ROMA Poco meno di quattro miliardi in tre anni, una manciata di milioni in più del mancato gettito del contributo di solidarietà. La relazione tecnica all'emendamento Azzollini-Tremonti quantifica nel dettaglio il gettito che il governo conta di ricavare dalla stretta sull'evasione fiscale: gettito che per sua natura sconta un certo margine di incertezza, ma che comunque - con il bollino della Ragioneria generale dello Stato - entra a pieno titolo nei saldi della manovra che dovrà assicurare il pareggio di bilancio nel 2013.
Per difendere la credibilità di questa copertura è sceso in campo direttamente Giulio Tremonti, con un comunicato ufficiale. Nel testo il ministro argomenta che «la manovra è totalmente solida nei saldi di copertura», perché l'incremento del gettito sarà «effetto di un radicale cambiamento nella strategia di contrasto all'evasione». Questa azione sarà condotta «non solo dal lato della repressione, ma anche dal lato della repressione». E quindi secondo Tremonti «l'intensità dei cambiamenti assicura che l'obiettivo di entrata non solo sarà solo centrato ma ampiamente superato». Questi concetti il ministro li ha illustrati ieri pomeriggio in una conversazione con il commissario europeo Rehn.
Sempre nella giornata di ieri sono arrivate dalla commissione Bilancio tre importanti novità. È stato infatti approvato un emendamento del Pd, accolto dal relatore, che salva le feste laiche ma non quelle patronali: dunque le ricorrenze del 25 aprile, del primo maggio e del due giugno saranno festeggiate proprio in quei giorni e non di domenica. È arrivato poi il via libera anche ad un emendamento di Pasquale Viespoli che cancella il ritardato pagamento delle tredicesime per i dipendenti pubblici, nel caso di mancato rispetto degli obiettivi di risparmio: a pagare saranno i dirigenti con un taglio del 30 per cento della retribuzione di risultato. Infine non scompariranno gli enti di ricerca con meno di 70 dipendenti, tra cui l'Accademia dei Lincei e la Crusca. Nel corso delle votazioni il governo è stato battuto su un emendamento del Pd, in materia di crediti delle imprese, sul quale è confluito il voto di Forze del Sud.
Proprio in commissione Bilancio, illustrando giovedì le novità fiscali - ieri è stato pubblicato il relativo resoconto - Tremonti aveva voluto escludere qualsiasi ipotesi di condono fiscale, con la motivazione che questo assicurerebbe solo entrate una tantum, dunque non in grado di «modificare l'asseto della finanza pubblica».
La nuova strategia fiscale evocata dal ministro avrà in ogni caso bisogno di chiarimenti e precisazioni prima di diventare operative. Ad esempio serviranno indicazioni più dettagliate anche per la campagna di controlli che deriverà dall'inserimento in dichiarazione - non solo dei redditi ma anche Iva - dei dati relativi ai rapporti del contribuente con le banche. Sulla carta è la misura che dovrebbe produrre i maggiori risultati: 1367 milioni di euro nel triennio (di cui 156 nel 2012) a cui si aggiungerebbero altri 145 derivanti dal semplice effetto di deterrenza nei confronti dei contribuenti. L'obbligo riguarderà conti correnti, conti titoli e altre forme di risparmio, mentre saranno esclusi i rapporti di sportello, quelli cioè saltuari presso una banca di cui non si è cliente. Si tratta di dati (compresi questi ultimi) che teoricamente sono già noti al fisco perché comunicati dagli stessi intermediari finanziari: ma il punto più importante è la possibilità per l'Agenzia delle Entrate, anche in assenza di vere e proprie indagini finanziarie (che richiedono autorizzazioni e procedure complesse) potranno stilare sulla base di questi dati liste selettive, ossia elenchi di contribuenti in qualche misura sospetti su cui concentrare i controlli. Ad esempio, nel caso in cui i rapporti bancari non appaiano coerenti con i redditi dichiarati.
Dal giro di vite penale sui reati fiscali il governo si attende invece poco meno di 1,1 miliardi sempre nell'arco del triennio.