TREVISO- Quando Paolino Barbiero, segretario della Cgil di Treviso, lo ha comunicato ai trecento delegati dell'attivo riuniti per discutere sulla manovra fiscale, c'è stata quasi una standing ovation. Antonio Bianchin, segretario dei metalmeccanici Cisl della stessa provincia, lo aveva appena informato di aver deciso di far scioperare i suoi per otto ore in concomitanza con la mobilitazione generale del 6 settembre, come noto lanciata dal sindacato di Camusso ma rigettata come dannosa e inopportuna dai leader nazionali di Cisl e Uil. «Segno - è stato il primo commento di Barbiero - che chi sta tutti i giorni a contatto con i lavoratori, come Toni Bianchin, le cose le capisce meglio». Il rumore della notizia, letta dai più come un'inizio di ripensamento nel sindacato di Bonanni sorto proprio dalla provincia in cui è di casa il ministro Maurizio Sacconi, ha tuttavia indotto poco dopo lo stesso Bianchin a cercare di ricondurre la propria posizione in un alveo tutt'altro che di rottura con il suo sindacato. «Saremo anche noi sotto le finestre di Palazzo Madama - ha detto - ed il giorno 6 sciopereremo ma senza manifestare e senza unire le nostre bandiere a quelle della Cgil, anche perchè la loro piattaforma la condividiamo solo in parte. Quella della Fim di Treviso è una decisione presa come conseguenza delle disposizioni stabilite dal governo il 29 agosto in materia di pensioni ».
Poco importa se l'esecutivo ha già fatto marcia indietro. «Venti variazioni del progetto di manovra in venti giorni sono il segnale di una indecisione che deriva da una mancata conoscenza dei problemi reali della società. Il governo deve mettersi in testa che è necessario un confronto con le parti sociali». Pomeriggio comunque difficile, quello che è seguito all'esternazione di Bianchin. Se il segretario di Treviso, Franco Lorenzon, la etichetta come «originale e asimmetrica, che avrà il solo effetto di isolare la Fim la quale conta per non più del 5% degli iscritti», la numero uno del Veneto, Franca Porto, non ha mezzi termini. «Scelta sbagliata, insensata e inutile. In più dannosa perchè non intendo lasciar passare sotto silenzio la cosa». Porto riconosce che l'impostazione del segretario Fim di Treviso nasce «sull'onda di un problema vero» e che «è chiaro che nell'interlocuzione con il governo c'è stato un cambio di registro. Se non si ascolteranno le richieste dei sindacati nella manifestazione di domani (oggi per chi legge, ndr) non escludo che potremmo essere noi a dichiarare una mobilitazione generale. Da qui a proclamare uno sciopero preventivo, però, ne corre e la Fim di Treviso si assumerà le proprie responsabilità».
La scelta dei metalmeccanici trevigiani, peraltro, pare destinata a rimanere confinata anche dal punto di vista territoriale. «Non mi risulta vi siano altre segreterie locali della Fim intenzionate ad attuare un'agitazione il 6 settembre - conferma il leader di Vicenza, Raffaele Consiglio - e, a quanto ho capito, non si può nemmeno parlare tecnicamente di un affiancamento allo sciopero della Cgil da parte dei nostri colleghi di Treviso. Le motivazioni sono diverse anche se la data coincide. È pure comprensibile che dopo la cena di Arcore è sorta in tutti una forte voglia di protestare e che molta gente cerca di sfogarsi».