ROMA Avrebbe fatto pagare i ricchi, come gli chiede il cartello che lo acoglie al convegno delle Acli; quanto meno applicando loro il contributo di solidarietà. Ma ora che quel prelievo è «venuto meno», come ricorda con un ironico eufemismo, Giulio Tremonti difende i «provvedimenti fondamentali» che lo hanno sostituito, cioè il pacchetto anti-evasione inserito come emendamento nel decreto di Ferragosto.
Per prima cosa il ministro fa notare come la cifra in ballo sia relativamente piccola almeno rispetto alla grandezza complessiva della manovra: 700 milioni nel 2012 e 1,6 nel 2013, equivalenti secondo i suoi calcoli al 2,5 per cento dell'importo complessivo della manovra. Questa somma equivale al gettito che sarebbe venuto dalla supertassa. Dunque non c'è nessuna «voragine», dal punto di vista quantitativo, anzi la manovra è rimasta sostanzialmente «invariata».
Entrando poi nel merito delle misure, e del fenomeno evasione, Tremonti sostiene con forza la necessità di affiancare all'azione repressiva dell'Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza la prevenzione, da realizzare soprattutto a livello locale. Insomma quel «controllo sul territorio» che un tempo avveniva e che ora non c'è più a causa della scelta di accentrare a livello nazionale tutte le funzioni fiscali.
Si tratta in altre parole di «coinvolgere l'opinione pubblica», anche attraverso quei Consigli tributari la cui istituzione - nel testo dell'emendamento - è stata posta come condizione per il mantenimento nelle casse comunali delle imposte recuperate.
Ma la misura che simbolicamente va più in questa direzione è la possibile pubblicazione sui siti web dei Comuni dei dati relativi alla dichiarazione dei redditi. Un'ipotesi che il ministro difende ed allo stesso tempo precisa. Non si tratta a suo avviso di rendere pubblici i redditi dei ricchi, esponendoli magari al pericolo di un rapimento o di altre forme di attenzione da parte della criminalità; piuttosto di evidenziare quelli dei «finti poveri», che dichiarano magari quarantamila euro all'ano e possono permettersi un'automobile di lusso.
In questa logica il titolare dell'Economia passa in rassegna alcuni numeri: quelli dei 3.106 contribuenti che dichiarano più di 500 mila euro a fronte delle 131 mila auto di lusso vendute in un anno. Visto che soprattutto nei piccoli centri contraddizioni di questo tipo sono più evidenti, il conflitto all'evasione in ambito locale dovrebbe contribuire a ribaltare la situazione, che non è «un'oscura maledizione del Paese».
L'altra grande linea di intervento, nello spirito della prevenzione, è quella che passa per le banche. In passato, argomenta Tremonti, nel rapporto con gli istituti di credito esisteva il segreto, ora questo schema va superato in nome della trasparenza. Proprio attraverso la banca si può ricostruire la situazione reddituale del contribuente, pur con tutte le cautele del caso.
Infine, la stretta penale, che può avere la sua importanza nell'opera di prevenzione perché la normativa attuale era diventata «virtuale».
Sono queste le ragioni che spingono il ministro a ribadire la validità delle cifre inserite nel decreto a copertura della cancellazione del contributo di solidarietà. «Non è una cifra folle - ripete ancora una volta - quei soldi arriveranno sicuramente e io penso che ne arriveranno molti di più». E questa rassicurazione, conclude, vale anche come risposta al cartello sui ricchi; che ad ogni buon conto, Tremonti si porta via, dopo esserselo fatto regalare.