Temevo che il potere potesse mangiarmi l'anima ma per fortuna non è avvenuto
ROSETO. Centinaia di giovani (ma anche persone più attempate) hanno atteso l'arrivo di Nichi Vendola nell'ultima giornata del Tilt camp, l'iniziativa di Sel, che si è svolto nel camping Stork di Cologna Spiaggia. Il presidente della Regione Puglia si è concesso ai presenti senza alcuna censura, raccontando anche episodi della sua adolescenza.
«Da bambino sognavo di diventare prete, ammaliato dalle gesta di un santo giovinetto», ha raccontato Vendola, governatore della Puglia e leader nazionale di Sel (Sinistra ecologia e libertà) e possibile candidato premier del centrosinistra alle primarie per le prossime elezioni politiche. «Un'altra delle mie ambizioni era quella di scrivere. Poi, quando sono diventato un po' più grande, ho capito che la mia strada era quella di stare nel mondo dei vinti».
Nonostante il caldo afoso sotto il palco, dove è stata allestita la sua postazione, Vendola si è poi tuffato nei temi politici ai lui cari, come l'eguaglianza, «la parola più giovane del mondo, che oggi le nuove generazioni tornano a pronunciare».
Meno positivo, nel vocabolario vendoliano, è invece il termine precariato, la cui evoluzione dovrebbe essere «flessibilità», intesa anche come «liberazione dalla monotonia del lavoro seriale».
Non è mancata la sua denuncia nei confronti del maschilismo della vita politica italiana, così come il rifiuto di limitare alle quote rosa tutta la volontà del cambiamento.
Vendola ha, poi, criticato il popolo della sinistra, soprattutto quella più estrema, spesso vittima delle sue stesse ideologie. «Rinuncia e cinismo rappresentano due grandi pericoli», ha ammonito Vendola, «ma lo è allo stesso modo anche la militanza integralista. La mia missione non è il proselitismo ideologico, ma la gente di Puglia, a partire dai ceti sociali più svantaggiati».
«Uno dei miei obiettivi principali è di eliminare l'acciaio da Taranto», ha continuato riferendosi all'Ilva, «anche se questo potrebbe significare la perdita di 21mila posti di lavoro tra diretti e indotto. Ma bisogna assolutamente trovare una soluzione all'inquinamento prodotto, per eliminare il quale occorreranno molti decenni».
Vendola ha poi esortato i suoi a confrontarsi con l'impegno amministrativo, passando in questo modo dalla teoria alla pratica: «Io ogni giorno metto più di 500 firme e sono consapevole che qualche errore può capitare, ma non ci deve mai essere malafede. Ho maledetto tante volte di aver vinto le elezioni in Puglia, rimpiangendo per molto tempo il fatto di non essere rimasto un"cantastorie" e di essere entrato nelle stanze del potere con l'angoscia che il Palazzo potesse mangiarmi l'anima. Ma per fortuna ciò non è avvenuto. Oggi sono consapevole che governare è costruire equilibri con gli altri, creare una connessione sentimentale con la gente».
L'ultimo pensiero è per l'Abruzzo e i problemi creati dal sisma del 2009: «Il terremoto resta ancora oggi un grande problema perché è stata una delle operazioni più spregiudicate del governo Berlusconi di costruzione del consenso. Ha rimosso completamente il tema della ricostruzione dell'Aquila, cioè di una delle città d'arte più importante del mondo, e ha portato l'enfasi pubblicitaria e propagandistica verso la deriva degli scandali e delle ruberie. L'Aquila è oggi una città senza futuro e senza presente, è una città di cui non si capisce il destino e il destino di una città come l'Aquila non è un problema degli aquilani, è un problema degli italiani».