Iscriviti OnLine
 

Pescara, 12/04/2026
Visitatore n. 753.050



Data: 05/09/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Verso lo sciopero generale (-1) - Manovra, possibile licenziare se c'è sì dei sindacati. Cgil: Costituzione cancellata (Guarda il video)

Il testo approvato dalla Commissione bilancio. Sacconi: interpretazione contratti certa. Il Pd: un passo avanti e due indietro. Di Pietro: governo odia lavoratori. Dal Senato ok ad accorpamento comuni e taglio metà dei consiglieri provinciali

ROMA - Via libera della Commissione Bilancio del Senato alla manovra. La Commissione ha votato il mandato al relatore e il decreto, modificato, approderà da martedì all'Aula del Senato. L'assemblea ha tempo fino a sabato per l'ok definitivo, poi il provvedimento passerà alla Camera.

Nel nuovo testo salta l'obbligo di indicare il nome della banca sulla dichiarazione dei redditi.

Via libera al pacchetto fiscale contenuto nella manovra economica con una serie di modifiche. Nel provvedimento il contributo di solidarietà rimane solo per la pubblica amministrazione, i parlamentari e i pensionati. La norma prevede inoltre il carcere immediato (a partire dall'entrata in vigore del decreto) per chi evade oltre 3 milioni di euro; consente ai Comuni che collaborano alla lotta all'evasione fiscale di tenere nelle proprie casse il 100% dell'accertamento tributario; introduce «una maggiorazione di 10,5 punti percentuali» all'Ires per le società di comodo; stabilisce una stretta sulle agevolazioni fiscali delle coop; norme più stringenti per i casi di «concessione in godimento di beni dell'impresa a soci e familiari». Infine i consigli tributari presso i Comuni riceveranno i dati dalle agenzie delle entrate e avranno una funzione di controllo.

All'antivigilia dello sciopero generale della Cgil, si arroventa il clima sul fronte del lavoro dopo l'approvazione di alcuni emendamenti alla manovra che stabiliscono che gli accordi aziendali possono derogare da leggi e contratti nazionali, anche sui licenziamenti, e che le intese valgono secondo il criterio maggioritario della rappresentenza sul territorio. Il segretario della Cgil, Susanna Camusso, attacca sostenendo che il governo cancella la Costituzione, invitando Cisl e Uil a riflettere.

I contratti di lavoro sottoscritti a livello aziendale o territoriale «operano anche in deroga alle disposizioni di legge» e «alle relative regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali». recita un emendamento alla manovra in discussa al Senato, presentato dalla maggioranza e approvato dalla Commissione Bilancio. Tra le materie per le quali è possibile la deroga dalla legge e dai contratti nazionali figura anche il licenziamento. Salve solo la «Costituzione nonchè i vincoli derivanti dalle normative comunitarie e dalle convenzioni internazionali sul lavoro». Nel nuovo testo si ribadiscono il rispetto per la Costituzione, i vincoli derivanti dalle norme Ue e le convenzioni internazionali sul lavoro e i diritti delle lavoratrici, a tutela dal licenziamento, in concomitanza del matrimonio o dei periodi legati alla maternità, all'adozione o all'affidamento con le relative tipologie di richieste di congedo. Un secondo emendamento, firmato dal relatore Antonio Azzollini e accolto dalla Commissione, precisa, con implicito riferimento all'accordo sindacale del 28 giugno scorso, che l'efficacia delle intese sottoscritte a livello aziendale o territoriale, riguarda «tutti i lavoratori interessati a condizione di essere sottoscritte sulla base di un criterio maggioritario relative alle predette rappresentanze sindacali».

Camusso: cancellata la Costituzione. «Le modifiche della maggioranza di governo all'articolo 8 indicano la volontà di annullare il contratto collettivo nazionale di lavoro e di cancellare lo Statuto dei lavoratori, e non solo l'articolo 18, in violazione dell'articolo 39 della Costituzione e di tutti i principi di uguaglianza sul lavoro che la Costituzione stessa richiama. Il governo autoritario, sconfitto sulle pensioni, distrugge l'autonomia delle parti. È utile che Confindustria, Cisl e Uil traggano le conseguenze di tutto ciò. Oltre a confermare le ragioni dello sciopero proclamato dalla Cgil per martedì 6 settembre, tutto ciò dice anche che la scelta esplicita di questo governo è quella di impedire che le parti sociali abbiano un ruolo positivo nel contribuire al superamento della crisi e per favorire la crescita».

Secondo Susanna Camusso «i segretari di Cisl e Uil non si accorgono di quello che sta succedendo e parlano d'altro». Il segretario della Cgil sottolinea «ancora una volta il comportamento autoritario del governo che interviene sull'autonomia contrattuale delle parti con una scelta - dice - senza precedenti nella storia della nostra Repubblica. Tali previsioni negano il principio di rappresentatività che non può che essere dato dall'iscrizione al sindacato e dal voto dei lavoratori che viene invece escluso dalle modalità previste dall'articolo 8. Nessunoci racconti che quell'articolo è coerente con l'ipotesi di accordo del 28 giugno con Confindustria che aveva come cardini il ruolo del contratto collettivo nazionale di lavoro e la misura della rappresentatività connessa al voto dei lavoratori: tanto che in assenza del voto dei rappresentanti sindacali si rendeva per la prima volta obbligatorio, in un accordo con le controparti, il voto dei lavoratori».

Secondo il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi le modifiche all'articolo 8 contengono «utilissimi elementi per la più certa interpretazione delle rilevanti novità previste dalla manovra relativamente alla capacita dei contratti aziendali e territoriali. I soggetti abilitati a firmarli sono quelli comparativamente più rappresentativi e le loro rsa o rsu secondo quanto dispongono leggi e accordi interconfederali, compreso quello recente del giugno. Viene così accolta la richiesta espressa da Cisl e Uil a che fossero certamente evitati accordi pirata con soggetti di comodo o senza rappresentatività. Le intese che devono essere realizzate a maggioranza, si applicano a tutti i lavoratori anche perchè la capacita di questi accordi nasce direttamente dalla legge. E' inequivoco che non possono modificare le norme di rango superiore come i fondamentali principi costituzionale o di carattere comunitario e internazionale. Non ha senso parlare di libertà di licenziare o usare altre semplificazioni che non corrispondono, neppure lontanamente, alla oggettività della norma».

Bonanni: la Cgil divide più del governo. «Se il governo divide, Camusso sta facendo molto di più del governo, il doppio, per divedere il sindacato». Lo sostiene il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, riferendosi al numero uno della Cgil, Susanna Camusso

Confindustria: apprezziamo articolo 8 sui contratti aziendali. «Apprezziamo che nell'articolo della manovra sia stato introdotto il principio della validità erga omnes dei contratti aziendali stipulati a maggioranza con le rappresentanze sindacali. Riteniamo che questo articolo non sia in contrasto con l'accordo interconfederale del 28 giugno che, in ogni caso, rimane per noi riferimento assolutamente essenziale delle relazioni industriali». Questo il commento di Confindustria sulla norma relativa alla contrattazione aziendale.

Cisl: intese aziendali solo con sindacati rappresentativi. Sull'articolo 8 la Segreteria della Cisl, senza sfiorare il tema dei licenziamenti, guarda invece all'aspetto della rappresentatività negli accordi aziendali. «Nel ribadire di non aver richiesto questo provvedimento, tuttavia ritiene un fatto positivo che la nuova formulazione precisi che solo i sindacati comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale e territoriale, legittimati attraverso le leggi e gli accordi interconfederali, possano siglare intese a livello aziendale».

Fassina: torniamo indietro di 60 anni. «Gli emendamenti approvati all'articolo 8, che consentono a un sindacato senza rappresentanza nazionale di derogare alle leggi dello Stato o ai contratti nazionali, sono in radicale contraddizione con l'accordo del 28 giugno scorso raggiunto da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria». Lo scrive in una nota Stefano Fassina responsabile Economia e Lavoro del Pd. «Il ministro Sacconi, spalleggiato dalla Lega, - continua Fassina - continua a colpire l'autonomia delle parti sociali e i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, come già fatto all'inizio della legislatura con la cancellazione della norma contro le dimissioni in bianco. Oggi, il nostro diritto del lavoro, con un balzo di dubbia costituzionalità, torna indietro di almeno 60 anni».

Il Pd: un passo avanti e due indietro. Secondo il capogruppo Pd al Senato, Anna Finocchiaro «è grave che in un momento nel quale serve una forte prova di responsabilità e si chiedono sacrifici al Paese il governo piuttosto che coltivare il prezioso risultato dell'accordo del 28 di giugno che regala al Paese una coesione sociale importantissima in un momento così delicato, perseveri nel non osservare limpidamente proprio quell'accordo». Con gli emendamenti all'articolo 8, «si fa un passo in avanti e due passi indietro - dice il senatore del Pd, Giovanni Legnini - Un passo in avanti perchè si recepisce l'accordo interconfederale del 28 giugno. Ma due passi indietro perchè si è introdotto in modo esplicito la possibilità di derogare a disposizioni di legge attraverso accordi territoriali e aziendali. Dicevano che non si toccava l'articolo 18 e invece è ora possibile e viene scritto espressamente. Tutto questo è inaccettabile».

Di Pietro: odio contro i lavoratori. «L'Italia dei Valori ha sempre sostenuto e continua a sostenere che questa norma sul lavoro non c'entra nulla con il pareggio di bilancio, in quanto quest'intervento non ha ritorni di tipo economico. Il fatto di aver voluto questa norma rende ormai esplicito l'odio con cui questo governo si rivolge al mondo del lavoro pubblico e privato, mentre difende con le unghie e con i denti tutti i privilegi di chi mai ha pagato - dicono il leader dell'Italia dei Valori e il responsabile welfare e lavoro del partito, Maurizio Zipponi - Tutte le opposizioni dovrebbero fare fronte comune contro questo attacco al cuore della democrazia italiana. Questa maggioranza sta togliendo dalla manovra qualsiasi tentativo di colpire la casta, i costi della politica e i privilegi, concentrando il peso dei sacrifici sempre di più sulla povera gente e sul sistema economico esposto alla concorrenza».

Via libera agli emendamenti del governo che disciplinano l'accorpamento dei Comuni più piccoli, attraverso le Unioni dei Comuni, e che riducono la dimensione di consigli e giunte. Per le province confermato lo stralcio delle norme che chiudevano quelle con meno di 300.000 abitanti perchè la materia sarà trattata in un ddl costituzionale. Passa subito invece il dimezzamento dei consiglieri provinciali. Questo pacchetto è passato con una sola modifica: nell'emendamento del relatore era inizialmente previsto che le riunioni di giunta dei Comuni più piccoli dovevano svolgersi di sera. È stato aggiunto solo un «preferibilmente» di sera.

Un emendamento proposto dal Pd potrà forse dare qualche risultato in più all'amministrazione fiscale, che deve recuperare 4,2 miliardi di euro dovuti per il condono 2002 ma mai versati, sul totale dei 26 di gettito complessivo teorico. Attilio Befera, direttore dell'Agenzia delle Entrate, ha spiegato però che oltre 2,5 dei 4 miliardi sono praticamente inesigibili perché gli interessati «sono spariti o falliti». Previsto anche un balzello del 2%, con un minimo di 3 euro, sugli immigrati che inviano soldi all'estero, emendamento proposto dalla Lega Nord. Resta il numero chiuso per le farmacie.

Super Inps. Passata in commissione anche la spending review proposta dal Pd, che impegna il ministero dell'Economia a presentare entro il 30 novembre un programma della riorganizzazione della spesa pubblica, comprensivo dell'accorpamento degli enti di previdenza: in pratica una super Inps.

www.filtabruzzo.it ~ cgil@filtabruzzo.it