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Pescara, 12/04/2026
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Data: 05/09/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Sacconi: più certezze nei contratti. Insorge la Cgil, sì di Cisl e Uil. Camusso: «Vogliono cancellare la Costituzione, non lo permetteremo»

ROMA Articolo 8 della manovra con un titolo solo apparentemente banale: «Sostegno alla contrattazione collettiva di prossimità». Eppure sembra l'etichetta incollata ad una bomba ad orologeria perché potrebbe innescare un confronto sociale durissimo. Con quella norma di legge varata (ed emendata) dal governo e sostenuta soprattutto dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, si riapre la battaglia sullo Statuto dei lavoratori e, più in particolare, sull'articolo 18, quello che vieta il licenziamento del lavoratore senza giusta causa. Per Susanna Camusso l'articolo 8 «cancella la Costituzione»; per Cisl e Uil «un provvedimento non richiesto che comunque recepisce l'accordo interconfederale di giugno». Sindacati spaccati, alla vigilia dello sciopero generale della Cgil che Bonanni e Angeletti hanno già bollato come «politico».
L'articolo 8, in soldoni, disciplina la varie materie della contrattazione, tra esse l'intesa tra imprese e sindacati su possibili licenziamenti (ma anche assunzioni). Quindi, anche il superamento dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. L'ultimo emendamento dà una maggiore garanzia per il fatto che a deciderlo debbano essere i sindacati più rappresentativi a livello territoriale e, secondo Sacconi, «non ha senso parlare di libertà di licenziare». Se la correzione può bastare a Cisl e Uil, è praticamente irrilevante a giudizio della Cgil. Va giù duro il leader della confederazione di corso d'Italia: «Il governo sconfitto sulle pensioni, vuole distruggere l'autonomia e l'autorevolezza del sindacato mentre i segretari di Cisl e Uil non si accorgono di quello che sta succedendo. Le modifiche introdotte all'articolo 8 mettono in discussione il contratto nazionale e l'intero Statuto dei lavoratori. Ma noi non rinunceremo a nessun strumento per cancellare l'articolo 8 della manovra. La verità è che il governo divide i sindacati».
Una lettura che non è condivisa da Cisl, Uil e Ugl che sostengono come la norma rientri pienamente negli accordi interconfederali liberamente sottoscritti, l'ultimo dei quali quello del 28 giugno che fissa i criteri per la rappresentanza sindacale nelle aziende. Anche se l'organizzazione guidata da Raffaele Bonanni ammette, in una nota, di «non aver richiesto il provvedimento». Al di là delle dichiarazioni ufficiali, la norma ha creato imbarazzi perché se è vero che a decidere eventuali licenziamenti dovranno essere esclusivamente sindacati di peso, è altrettanto vero che essa avrà effetti retroattivi. Insomma, tanto per restare al concreto, potrà servire anche alla Fiat. Dice la Cgil che, in base all'accordo di giugno, le materie sulle quali possono essere decise deroghe aziendali dovrebbero essere fissate nei contratti nazionali, mentre l'articolo 8 anticipa e supera di fatto le intese. Un rilievo che Cisl e Uil almeno parzialmente condividono, ma spiegano anche che l'articolato potrà essere ulteriormente emendato prima che i tempi (e saranno lunghi) possa essere recepito. E poi, aggiungono, mica tutte le aziende hanno interesse a licenziare, magari possono invece decidere di procedere a nuove assunzioni. Comunque non faranno barricate. Replica di Bonanni alla Camusso: «Se il governo vuole dividere il sindacato, be' lei sta facendo il doppio».
Per Sacconi ora ci sarà più certezza nei contratti aziendali perché gli accordi dovranno essere ratificati dalla maggioranza dei lavoratori. Non ha senso, poi, parlare di libertà di licenziare in quanto gli stessi accordi non possono modificare la disciplina, per esempio, di quelli discriminatori (lavoratrici in gravidanza o in concomitanza di matrimonio). «Apprezzamento» sull'articolo 8 arriva da Confindustria: «Riteniamo che non sia in contrasto con l'accordo di giugno che per noi rimane riferimento assolutamente essenziale delle relazioni industriali».
Venti di guerra che, verosimilmente, diventano anche un assist per lo sciopero generale di domani della Cgil. Una protesta di 8 ore di che potrebbe paralizzare parzialmente il Paese e porterà in cento piazze della Penisola migliaia di lavoratori. La manifestazione principale nella Capitale con un comizio di Susanna Camusso dinanzi all'arco di Costantino.
Sul versante politico durissime le critiche del segretario del Pd, Pier Luigi Bersani: «Abbiamo un governo avventurista ed irresponsabile che pensa di ricavare qualche soddisfazione provocando rotture e divisioni nel corpo sociale. L'articolo 8 deve essere rimediato in Parlamento: si torni all'accordo del 28 giugno e si parta da lì per una nuova stagione di concertazione». Per Giuliano Cazzola (Pdl) invece «le ultime modifiche danno maggiori garanzie sulla trasparenza e la correttezza delle deroghe concordate dalle parti sociali».

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