ROMA Finisce con Bella Ciao sulle note dei Modena City Ramblers, intonata da una folla variopinta (rosso il colore prevalente) sotto un sole che picchia impietoso sul Colosseo. Giornata di festa, di protesta e di polemiche. Controllata, ma anche nervosa. Con Susanna Camusso che attacca il governo («sono loro ad essere irresponsabili, non noi»), vede Raffaele Bonanni «sull'orlo di una crisi di nervi» e invita Maurizio Sacconi a «prendere gli occhiali» quando dice che l'adesione allo sciopero generale è stata bassa. Nella Capitale, come in altre cento piazze della penisola, slogan più o meno colorati, più o meno pesanti, con tre obiettivi privilegiati: Silvio Berlusconi, naturalmente, Maurizio Sacconi e Renato Brunetta. Ma c'è anche chi vola oltre le Alpi e, in coro, canta «Merkel, Trichet e Sarkozy, la vostra Europa finisce qui». E ancora: «Basta macelleria sociale e diktat dell'Unione europea». Per restare in casa nostra semplicemente «Tutelano i ricchi, svendono l'Italia. Fermiamoli», «Noi il debito non lo paghiamo». Fischi, slogan, battimani non soltanto nella Capitale, ma in tutte le piazze.
Ed anche incidenti non tutti attribuibili, per la verità, a iscritti della Cgil. A Roma un gruppo di manifestanti lancia uova contro un contingente della polizia che sta presidiando la strada che da piazza Navona conduce a palazzo Madama. Uova, ma anche petardi e fumogeni contro il dipartimento della Funzione Pubblica in corso Vittorio Emanuele anche se nel caso specifico i lanciatori sarebbero appartenenti al corteo dell'Usb. Lancio di petardi marchiati Cobas e Usb a Napoli con il ferimento di otto agenti di polizia. A Torino momenti di tensione allorché un gruppo di No Tav, al termine del comizio della Cgil, tenta di salire sul palco. A Genova i manifestanti rispondono con una bordata di fischi all'invito rivolto dal palco di piazza De Ferrari di cantare l'inno di Mameli. Meglio l'Internazionale. Autonomi dell'Usb in azione anche a Palermo dove danno alle fiamme bandiere della Cisl e della Uil piazza Verdi, a conclusione di un comizio del leader della Fiom, Maurizio Landini.
La giornata non poteva non riproporre la solita guerra delle cifre. Di segno chiaramente opposto. Complessivamente, secondo valutazioni della Cgil, l'adesione allo sciopero sarebbe stata del 60%, comprensiva di lavoratori attivi, pensionati e studenti. Un milione di persone avrebbe invaso le cento piazze italiane. Per la Fiom nelle aziende metalmeccaniche della Lombardia avrebbe preso parte alla protesta il 70% dei dipendenti. Federmeccanica, invece, valuta al 23,5% la partecipazione allo sciopero. In particolare, negli stabilimenti Fiat l'adesione sarebbe stata del 25%. Nel pubblico impiego appena il 6,6% dei dipendenti, su un campione di riferimento del 33,5%, avrebbe incrociato le braccia. Severo il giudizio del ministro, Renato Brunetta: «Anche questo quinto sciopero generale della Cgil ha ottenuto un'adesione molto bassa. Non vi ha partecipato la metà circa degli iscritti ala stessa organizzazione sindacale. Questi dati sono la migliore e più seria risposta alle seminatrici di vento». Conseguenze pesanti per i trasporti: per la Cgil si sarebbe fermato il 70% del personale addetto ai servizi pubblici (50% a Roma). Ma le Fs ribattono che ha viaggiato il 94% dei treni a lunga percorrenza e il 60% dei convogli regionali. Centinaia i voli cancellati.
La protesta? Un autentico flop, a giudizio di Maurizio Sacconi: «Ha scioperato un'Italia molto minoritaria ed è già eccessivo con adesioni bassissime. Dall'altra parte c'è una grande maggioranza che la pensa diversamente». Il titolare del Welfare ribadisce l'indisponibilità a cancellare l'articolo 8: «Non se ne parla proprio». E spiega: «E' una norma chiesta dalla Bce, corrisponde a un percorso riformatore che avevamo avviato,è accettato dalla grande maggioranza delle parti sociali e in Parlamento è appoggiato dalla maggioranza e dal Terzo Polo quindi da due terzi del Parlamento stesso, per non dire di più».