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Data: 07/09/2011
Testata giornalistica: Il Centro
La manovra cambia ancora - Iva al 21%, contributo per i super ricchi. Nuova versione del decreto. Saranno abolite le Province e dimezzati i parlamentari

ROMA. Allarmato dai continui scivoloni della Borsa e messo con le spalle al muro da un preoccupatissimo Giorgio Napolitano, che due sere fa si è visto costretto a dettare al governo la ricetta per uscire dalla crisi, Berlusconi fa marcia indietro, riscrive la manovra economica e, con buona pace per il presidente del Senato, Renato Schifani, che non voleva, la blinda con il voto di fiducia.
Il via libera è arrivato dal consiglio dei ministri che si è riunito ieri sera. Ma tutto viene deciso durante un difficile vertice di maggioranza a palazzo Grazioli con Berlusconi, Tremonti e Calderoli e mentre il Senato inizia la discussione su una manovra che, di fatto, non esiste più.
La riunione di governo si chiude con uno scarno comunicato sulle novità che entreranno nel maxiemendamento che dovrebbe essere approvato dall'aula del Senato entro oggi: aumento dell'Iva dal 20 al 21 per cento, contributo del 3 per cento per i redditi sopra i 500 mila euro fino al pareggio di bilancio, adeguamento delle pensioni delle donne nel settore privato a partire dal 2014. La nota si chiude con l'annuncio che il consiglio dei ministri, convocato per domani, approverà un disegno di legge costituzionale che conterrà la «regola d'oro» sul pareggio di bilancio, l'attribuzione alle Regioni delle competenze sulle Province (che saranno abolite) e il dimezzamento del numero dei parlamentari.
La situazione è sotto controllo? Non sembra proprio. La confusione regna sovrana e il governo non riesce a far quadrare i conti. La conferma arriva in serata con l'annuncio che, nel pomeriggio, il consiglio dei ministri ha ridotto da 500 a 300 mila euro il reddito sopra al quale si pagherà il contributo di solidarietà. La decisione non deve essere stata presa a cuor leggero e Berlusconi, che durante la riunione di governo ha insistito molto sulla necessità di cancellare la norma che prevede il carcere per i superevasori (misura che in nottata potrebbe essere sfilata dal decreto), dà forfait e non si fa vedere nella sala stampa di Palazzo Chigi. E il perché è intuibile. Le modifiche decise ad Arcore lunedì scorso sono durate meno di una settimana. Quella sera, il premier rivendicò con successo l'eliminazione del contributo di solidarietà e disse «avevo promesso che non avrei messo le mani nelle tasche degli italiani e ho mantenuto la promessa...». Ma a fare un passo indietro sono anche Tremonti, che ha ceduto sull'aumento immediato dell'Iva, e la Lega che invece cede sulle pensioni. Nel governo, insomma, il malcontento cresce. Ragion per cui, la manovra sarà blindata con il voto di fiducia. E pazienza se La Russa assicura che il governo «ha fatto tutto quello che poteva fare» e palazzo Chigi, con una nota, spiega che il ricorso alla fiducia è dovuto alla «gravità della crisi».
La motivazione non convince le opposizioni, che accusano il Cavaliere di non essere in grado di mantenere la parola neppure per un giorno e di cambiare continuamente le carte in tavola. «Questo è un governo che sa solo mentire. L'ennesima chiusura di ogni possibile discussione ci consegna una manovra che resta iniqua e inefficace» affonda Pier Luigi Bersani. Nichi Vendola, è ancora più duro e spiega che la fiducia è «una violenza contro il paese» mentre Di Pietro definisce «distruttiva» la manovra e annuncia che l'Idv farà «ostruzionismo duro». Non è tenero neppure il Terzo Polo, che mantiene il suo giudizio negativo e insiste sulla necessità di un governo di «responsabilità nazionale». L'unico sì viene dalla Confindustria, che valuta «positivamente» le decisioni del governo e chiede che la manovra venga approvata «rapidamente».

L'imposta sui consumi porterà 5 miliardi

Lunga la lista di beni che subiranno un aumento di prezzo.
Coldiretti: 33 milioni solo dal rincaro di vini e spumanti

ROMA. Un maxiemendamento che vale la quinta versione della manovra anticrisi. E pesa su una lunga lista di prodotti e servizi per portare nelle casse dello Stato circa 5 miliardi di euro.
Il governo punta, infatti, a rafforzare le misure con un aumento dell'Iva dal 20 al 21% colpendo dai giocattoli ai televisori, auto e moto, abbigliamento e calzature, taglio e piega dal parrucchiere, caffè, vino e cioccolato. Ma anche le spese per la casa, detersivi per pulire compresi. E perfino il turismo viene toccato, con la previsione di un aumento per stabilimenti balneari e pacchetti vacanza. Ferme, per adesso, le aliquote minima (4%), applicata ai beni di prima necessità, e la ridotta (10%), che si paga per esempio sull'energia elettrica per uso domestico. Entrambe aumenteranno dell'1 per cento, ma in un secondo momento, probabilmente insieme alla riforma fiscale.
Intanto l'aumento colpirà i beni alimentari, e non, considerati di lusso come vini e spumanti, auto con cilindrata superiore ai 2000 centimentricubi, motocicli con cilindrata superiore ai 350 centimetricubi, autofurgoni, ma anche navi e imbarcazioni di stazza lorda superiore a 18 tonnellate. Coldiretti stima che vale poco più di 33 milioni di euro il maggior gettito legato al consumo di vino e spumanti, che insieme alla birra e ai tartufi figurano tra i principali alimenti e bevande colpiti dalla misura.
La misura è osteggiata dalle associazioni dei commercianti, che temono un effetto negativo sui consumi. Per Confcommercio il rischio è che «l'Italia paghi, tutta insieme, un conto davvero troppo pesante». «Ogni aumento dell'Iva - sottolinea Confesercenti - si va tra l'altro a sommare ai recenti rialzi delle materie prime che a sua volta stanno surriscaldando l'inflazione».
«L'aumento dell'Iva - sottolinea Federalimentare - riguarda un terzo dei prodotti alimentari abitualmente acquistati e, considerato che si viene già da cinque anni di flessione nei consumi alimentari domestici, frena ogni possibilità di rimbalzo della spesa e incentiva l'inflazione». Anche il mondo dell'auto è preoccupato dei possibili contraccolpi sul settore. «Si mette mano nelle tasche dei cittadini e si comprimono i consumi, specialmente su beni costosi come immobili e autoveicoli», dice il presidente di Federauto, Filippo Pavan Bernacchi. L'associazione raggruppa i concessionari ufficiali di tutti i marchi automobilistici commercializzati in Italia di auto, veicoli commerciali e industriali. Per il Codacons la decisione di aumentare l'Iva è «da irresponsabili» e va a a colpire anche le famiglie più povere. E aggiunge: «la stangata media per l'aumento dell'Iva sarà pari a 290 euro all'anno, ed è evidente che una famiglia numerosa consuma di più e, quindi, pagherà di più».
L'incremento dell'aliquota ordinaria Iva fa salire l'Italia in testa alla classifica dei vari regimi di aliquote ordinarie praticati dai maggiori Paesi europei. In Germania è, infatti, al 19,6%, in Francia al 19,6%, in Spagna al 18%, e in Gran Bretagna si attesta al 20%. «Siamo contrari sia all'aumento dell'età pensionabile per le donne, sia all'aumento dell'Iva». Lo dice il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, commentando le novità della manovra. Sulla stessa linea il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti. «Faranno subire le conseguenze della manovra anche a coloro che sino a ora ne erano stati risparmiati».

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