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Data: 07/09/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Bersani: «Manovra iniqua» E il no riavvicina i sindacati. Nel giorno dello sciopero Cgil anche Cisl e Uil bocciano il decreto

ROMA - Cgil, ma anche sindacati di base, opposizioni di sinistra parlamentare (Pd, Idv) ed extraparlamentare in piazza contro una manovra «irresponsabile e iniqua» (Camusso), «iniqua e inefficace» (Bersani) e contro un governo che «se ne deve andare», per la Cgil e un Parlamento che «va sciolto» (Di Pietro) da Napolitano per andare a elezioni anticipate ed evitare che il governo «ci porti nell'abisso» (Cgil). E, dall'altra parte, Cisl e Uil che criticano duramente l'ultima versione della manovra economica che prevede l'aumento dell'Iva al 21% e l'aumento dell'età pensionabile per le donne, norme del tutto indigeste a Bonanni e Angeletti. E cioè a quei sindacati riformisti, come ama definirli il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, ieri protagonista di un duro botta e risposta con la leader della Cgil, Susanna Camusso («è il peggiore ministro del Lavoro nella storia della Repubblica»).
Cisl e Uil non sono scesi in piazza, hanno duramente contestato la scelta della Cgil di scioperare (Bonanni l'ha definita «un'idea demenziale»), sono stati subissati di fischi e contestazioni nei cortei, ma in serata, di fronte alla manovra quater, sono sbottate pure loro. E hanno attaccato il governo. «Siamo contrari all'aumento dell'Iva e dell'età pensionabile per le donne», hanno detto all'unisono Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. «Era molto meglio una patrimoniale, tolta la prima casa», aggiunge Bonanni. Insomma, un governo «in evidente stato confusionale», come lo bolla la Camusso, compie l'eterogenesi dei fini: far riavvicinare sindacati profondamente divisi. Probabilmente tali resteranno, Cisl e Uil da una parte e Cgil dall'altra, ma tranne gli industriali, il fronte sociale che criticava la manovra ieri era notevole: commercianti, consumatori, sindacati, etc. La Camusso, definita la manovra «iniqua, sbagliata e depressiva», aggiunge che sulle pensioni «si vuole solo far cassa», che l'aumento dell'Iva «genererà solo inflazione» e persino sul contributo del 3% sopra i 300 mila euro non è convinta: «Spero riguardi tutti i lavoratori (pubblici, privati e autonomi) e che il reddito sia calcolato anche su rendite e patrimoni». Insomma, per la Cgil non va bene nulla, della manovra, ma anche il giudizio di Cisl e Uil è severo. A dividere il giudizio dei sindacati - e la possibilità di riprendere un minimo d'iniziativa comune, come vorrebbe il Pd - resta però un altro fronte aperto e cruciale, per la Cgil e il Pd. Riguarda l'articolo 8 della manovra. Per la Camusso è «una vergogna» da cancellare, per Bonanni è in linea con l'accordo del 28 giugno e, fa notare Sacconi, «anche il Terzo Polo è d'accordo, su tale norma», mentre invece il Pd è contrario.
La leader della Cgil, prima di parlare dal palco allestito tra l'arco di Costantino e il Colosseo, dove ha concluso il comizio cantando Bella Ciao, sfila per le strade di Roma gomito a gomito con il segretario del Pd, Pierluigi Bersani. Raggiunta e abbracciata da Nichi Vendola e Tonino Di Pietro, la Camusso e Bersani, accompagnato dal suo responsabile economico, Stefano Fassina, non si sono persi di vista un attimo. In mezzo a loro, sorridente, c'era l'ex leader della Cgil Guglielmo Epifani. Una vicinanza politica, oltre che fisica, che dice di quanto il Pd consideri centrale e preferenziale il rapporto con la Cgil.
Non tutti i democrat, però, la pensano come Bersani. Walter Veltroni sceglie di restare a casa, oltre che in silenzio. Né parla Enrico Letta, il vicesegretario, ma non è d'accordo. Parla Beppe Fioroni, leader degli ex-dc e molto vicino a Bonanni: «Serve la nostra proposta e non fare i surfisti della protesta», dice caustico. Paolo Gentiloni definisce la scelta del Pd un «grave errore». Il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, da tempo molto critico nei confronti della Cgil, dice a Bersani: «Tira fuori le idee, non solo gli striscioni». Vendola e Di Pietro, intanto, non solo erano in piazza con la Cgil, ma pure al presidio serale della sua ala più radical, la Fiom, davanti al Senato.

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