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Pescara, 12/04/2026
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07/09/2011
Il Messaggero
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Il gettito ridurrà il deficit. Entrerà in Costituzione il pareggio di bilancio
ROMA È stato un po' il fantasma di questa lunghissima manovra in più atti: ieri, alla fine, l'aumento dell'Iva si è materializzato passando dalla stato di ipotesi più o meno probabile a quello di misura effettiva. Salirà dal 20 al 21 per cento l'aliquota ordinaria, quella che riguarda la gran parte di beni e servizi e che porta il grosso del gettito nelle casse dello Stato. Cadono quindi le resistenze che il ministero dell'Economia ha sempre opposto a questa scelta, per le preoccupazioni relative ai possibili effetti inflazionistici e per la volontà di riservare la mossa sull'Iva alla fase della futura riforma fiscale. La novità però sta nel fatto che le maggiori entrate (stimate in circa 4 miliardi) non saranno destinate a finanziare nuove spese ma andranno, come spiega il comunicato di Palazzo Chigi, «a miglioramento dei saldi del bilancio pubblico». In qualche modo dunque resteranno disponibili per la riforma fiscale qualora le altre misure producano l'effetto finanziario richiesto e si arrivi al traguardo del pareggio di bilancio (che con un altro provvedimento il governo intende introdurre in costituzione, come «regola d'oro»). Naturalmente dal punto di vista dei consumatori la destinazione del maggior gettito ha un interesse relativo. Quello che conta è il fatto che l'aumento scatterà sulla maggior parte dei beni e servizi che compone la spesa delle famiglie. Restano esclusi però i beni di prima necessità, quelli sul quale si applica l'aliquota del 4 per cento: innanzitutto gli alimentari (pane, pasta, latte, formaggi, olio, frutta verdura) poi anche occhiali e apparecchiature terapeutiche, libri giornali e riviste. Non sarà toccata, almeno per il momento, nemmeno l'aliquota intermedia del 10 per cento, quella che riguarda trasporti, energia (e dunque in larga parte le bollette) cinema, alberghi e ristoranti e altri prodotti alimentari come carne, salumi, pesce, zucchero e uova. Il ritocco di un punto riguarderà invece tutti gli altri prodotti sottoposti all'aliquota ordinaria, dagli elettrodomestici alle auto, dai vestiti ai vini e ai tabacchi. E insieme ai beni di consumo ci sono molti servizi, da quelli della telefonia a quelli legali fino al parrucchiere. Circa l'effettivo impatto sulle famiglie si possono fare solo delle stime di massima. Intanto perché il comportamento dei singoli nuclei dipende da fattori variabili o anche casuali: ad esempio gli acquisti più consistenti, come quelli di un'auto o di un elettrodomestico, avvengono a scadenze non ravvicinate. Inoltre le scelte sono influenzate anche dal contesto esterno: in occasione della crisi economica del 2008-2009 è stato osservato un calo del gettito Iva superiore a quello dei consumi, fenomeno che è stato spiegato da alcuni con il fatto che le famiglie spostavano i loro acquisti proprio su beni più necessari tassati al 4 o al 10 per cento. Infine, seppur sullo sfondo, c'è anche il rischio che un incremento per quanto moderato possa incoraggiare la già molto praticata evasione dell'Iva, soprattutto nel settore dei servizi. Con il passaggio dal 20 al 21 per cento il nostro Paese si colloca nel panorama europeo allo stesso livello di Belgio e Irlanda, ma davanti agli altri grandi Paesi: Gran Bretagna (20 per cento) Francia (19,6) Germania (19) Spagna (18).
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