ROMA. «Il Paese è sull'orlo dell'abisso e ci hanno detto che non era il momento di scioperare. Ma se non ora quando? Quando si discute di questa manovra ingiusta, incivile e irresponsabile che va solo cancellata?». È battagliera la leader della Cgil Susanna Camusso e dal palco allestito a due passi dal Colosseo sostiene a gran voce lo sciopero generale che ha spaccato i sindacati di base.
«Vogliono cancellare lo statuto dei lavoratori e i loro diritti, ma noi continueremo la nostra iniziativa per cambiare la manovra e anche se verrà approvata, ogni giorno avrà la sua protesta, perché noi non ci rassegniamo» promette la Camusso al termine di un comizio che fa esplodere le migliaia di manifestanti in un boato di approvazione. Un lungo fiume rosso di bandiere Cgil che sventolano fiere si snoda dalla salita che costeggia l'anfiteatro Flavio fino all'arco di Costantino. Proprio ai piedi del trionfale arco tra il Palatino e il Celio c'è l'inedita piazza di protesta. Minimal il palco (ridottissime le dimensioni, assenti i consueti mega schermi) dove troneggia lo slogan "paghi di più chi ha di più e chi non ha mai pagato" e dal quale il segretario generale, camicia bianca sbottonata e foulard rosso al collo stile partigiana, lancia il suo attacco al governo.
Fulcro del discorso della Camusso l'«iniqua» manovra «depressiva», il governo e i suoi ministri che l'hanno partorita, il «dannoso articolo 8». Una stilettata la beccano anche i «cugini» assenti di Cisl e Uil che hanno preso le distanze dallo sciopero di ieri, già definito da Bonanni «demenziale». Nella sostanza, la numero uno della Cgil chiede all'«irresponsabile» esecutivo di cancellare questa manovra finanziaria che «colpisce i lavoratori e i pensionati e si accanisce sui più deboli tagliando gli enti locali». Un «passo indietro»: è quello che dovrebbe fare chi ci comanda dopo averci portato «sull'orlo del baratro» tuona la Camusso sottolineando che «il Paese non merita questa manovra». Certa che si debba lavorare alla realizzazione di norme che «tassino le grandi ricchezze» e che servono misure più efficaci per la crescita dell'Italia, come ha invocato anche il presidente Napolitano, la Camusso lancia poi il suo affondo sul ministro del Welfare Sacconi. «Cancelli l'articolo 8 è un danno al mondo del lavoro o verrà ricordato come il peggiore ministro della storia della Repubblica» dice la segretaria generale rivolta al ministro che lapidario replica «Non se ne parla, l'articolo 8 resta». A quanti invece, hanno contestato l'opportunità di questo sciopero, Cisl e Uil in testa, la Camusso ribatte: «Ma allora quando si può scioperare?». Alla fine, la Camusso annuncia battaglia dura: la piazza applaude, partono le note di "Bella ciao!", la prima a cantare è la leader della Cgil.
Ore prima il corteo era partito dal centro della città: "cambiare la manovra per dare un futuro al Paese" recitava lo strisicone d'apertura. Sulla maglietta rigorosamente rossa di un manifestante la scritta «"in campana" se esagerate "so' cazzi", vostri naturalmente», su un'altra la faccia di Totò e sotto "E io pago". Mentre cartelli con i volti dei ministri Brunetta, Tremonti e Sacconi riportano la scritta "ricercati, vivi o morti". Tra lavoratori, operai, precari, pensionati, mamme, famiglie e giovani presenti alla manifestazione di ieri, anche tutti i partiti dell'opposizione, tranne il terzo Polo. Il leader del Partito democratico Pierluigi Bersani percorre un lungo tratto del corteo gomito a gomito con la Camusso, come a sottolinearne il suo pieno e personale sostegno allo sciopero. «È doveroso per il Pd essere in tutti i luoghi dove si critica una manovra che non solo è sbagliata, ma che non viene creduta» è stato il commento di Bersani. Per il segretario generale di Sel Nichi Vendola la manovra del governo è un «piano diabolico per trasformare i lavoratori in un mondo silenzioso». Mentre il capo dell'Idv Antonio Di Pietro torna a chiedere al capo dello Stato di sciogliere il Parlamento. Quando i manifestanti avvistano i leader dell'opposizione si lanciano verso di loro chiedendo di «essere salvati». Le voci della piazza, che si tratti del pensionato o della giovane mamma precaria, risuonano all'unisono: «la manovra bisogna farla, ma che sia equa!». Per tanti esiste un'«Italia migliore», il punto però è che «pagano sempre i soliti». Parole al veleno per chi non c'era (Cisl e Uil): «Bonanni? Sta esagerando, ci sta danneggiando» urla un pensionato romano.