ROMA. Fuori dal palazzo alcune centinaia di manifestanti, lanci di uova e petardi e cariche della polizia. A Palazzo Madama, pochi metri più in là, dibattito a nervi scoperti ma con esito scontato. La maggioranza di centrodestra ha infatti approvato il maxiemendamento della manovra finanziaria da 54,2 miliardi di euro: 165 i sì, 141 i no e tre gli astenuti.
Al termine di una giornata ad alta tensione, scandita dalle accuse contro il governo, nelle dichiarazioni di voto, ha fatto quadrato rivendicando la paternità di una operazione finanziaria «che ci vedrà - ha detto il capogruppo Pdl Maurizio Gasparri - uscire a testa alta». Dichiarazione da ricordare, perché è quello che a questo punto tutti gli italiani si augurano.
La maggioranza giustifica il voto di fiducia con i richiami ricevuti in questi giorni sia dal Quirinale che dall'Unione europea. Era essenziale approvare il decreto, si sostiene, per ottenere un segnale di fiducia dai mercati e soprattutto dalla Banca centrale europea che si riunisce oggi, e che deve decidere («non è scontato» ha detto Draghi) l'acquisto dei Btp col tricolore. Fonti della maggioranza assicurano che la manovra potrebbe essere approvata definitivamente alla Camera entro la fine di questa settimana o, al più tardi, all'inizio della prossima. Previsioni ottimistiche secondo le opposizioni.
Intanto il provvedimento, che ha ottenuto il sì dei senatori di Pdl, Lega e Coesione nazionale, e il no di Pd, Idv, Udc, Terzo Polo e Mpa, ora passa all'esame della Camera per la seconda lettura. Stamani a mezzogiorno si riunisce la conferenza dei capigruppo in commissione Bilancio a Montecitorio per incardinare il «pacchetto».
Una corsa contro il tempo e contro i mercati. Anzi una rincorsa, dopo tanto tempo perso come hanno sottolineato tutte le opposizioni (ma anche il presidente Napolitano nei giorni scorsi), che beneficia anche della decisione di Pd e Idv di non fare ostruzionismo in aula «per il bene del Paese».
Ma i toni durante il dibattito sono stati molto accesi, soprattutto dopo l'intervento del capogruppo Bricolo (Lega), che per difendere il governo e il Carroccio si è lanciato in un elenco di accuse contro le opposizioni, osannando al tempo stesso quanto fatto dalla Lega per il Nord. Sia Rutelli (Terzo Polo) che Belisario (Idv) nelle loro dichiarazioni di voto avevano infilzato le incertezze del governo, la sottovalutazione della situazione del Paese («fino a un mese fa Berlusconi e Bossi dicevano che noi eravamo al sicuro»), e i contenuti iniqui della manovra. «Che Tremonti si metta il cuore in pace - ha detto Belisario - anche questa volta i ricchi non piangono». Molto populista l'intervento di Bricolo, fino a tirare in ballo anche i calciatori, e augurandosi un rapido federalismo fiscale che imponga «alle regioni e agli enti del Sud di cavarsela con le proprie mani». Per poi comunque richiamare alla coesione, condannando le polemiche dell'opposizione ma soprattutto di sindacati e industriali. Durissima la risposta di Zanda (Pd) sulle indecisioni del governo e i proclami di Berlusconi sul «paese sano» fino a pochi giorni fa».
Gasparri (Pdl) nella sua replica ha sottolineato come la maggioranza abbia fatto proprie alcune proposte delle opposizioni.
E poi il capitolo articolo 8. E' rimasto dentro il maxiemendamento, malgrado il clima che si sta creando consigliasse altro.
Zanda ha sintetizzato: «Sacconi ha lavorato solo per dividere e rompere. E l'articolo 8, lo sappiamo tutti, lo sanno anche nel Pdl, è la risposta maligna all'accordo sindacale che era stato raggiunto il 28 giugno». Quindi il voto, mentre davanti al Senato precari, sindacati di base, simpatizzanti di Cgil, Sel e Idv continuavano a scontrarsi con i manganelli della polizia.