ROMA. La manovra bis sarà una delle più pesanti della storia del Paese. Nel 2013, anno in cui il governo si è impegnato a raggiungere il pareggio di bilancio, l'impatto delle misure sul deficit sarà di 54,2 miliardi di euro. Ma il conto sale a 59 miliardi se si tiene calcolano anche gli interventi di luglio.
Il solo maxi-emendamento depositato ieri, che integra e riscrive parte del decreto anticrisi, vale oltre 4 miliardi. Entrate per lo più dovute al ritocco dell'Iva, l'aliquota del 20 sale al 21%. Ci sono anche la supertassa a carico dei "paperoni", l'accelerazione dell'adeguamento delle pensioni di vecchiaia delle donne e modifiche che erano state già votate dalla commissione Bilancio del Senato. Tra cui una deroga al Fisco: un anno in più, tutto il 2012, per recuperare le somme dovute e non versate ai fini dell'Iva da coloro che avevano aderito al condono tombale del 2002. Intanto, il Consiglio dei ministri oggi dovrebbe approvare un disegno di legge costituzionale per l'introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Costituzione e l'abolizione delle Province, che sparirebbero per lasciare posto alle città metropolitane e alle unioni di comuni, il cui funzionamento dovrebbe essere regolato dalle Regioni.
Nella quinta versione della manovra ce n'è abbastanza perché le associazioni dei consumatori parlino di "stangata" a danno degli italiani. Il Codacons la quantifica in 290 euro l'anno per il solo ritocco dell'Iva (dal 20 al 21%), che sale a 385 per una famiglia di 4 persone. Nel mirino della Federconsumatori c'è, in particolare, il rincaro della benzina. Un esborso aggiuntivo di 32 euro l'anno, che sommati agli aumenti registrati da agosto 2010 (440 euro tra costi diretti e indiretti sui carburanti), portano a superare i 470 euro. Dice il presidente dell'associazione Rosario Trefiletti: «Solo l'1% in più comporterà un aumento di 1,3 centesimi al litro. Ci saranno ricadute negative anche sull'inflazione: i beni in Italia sono trasportati su gomma, pertanto ci saranno effetti sui prezzi».
Il pacchetto lascia l'amaro in bocca ai sindacati. Non ha dubbi Susanna Camusso, segretario generale Cgil, che dopo lo sciopero generale torna a criticare i provvedimenti: «Le nuove misure rafforzano l'iniquità di una manovra sbagliata, che produce effetti depressivi». Netta la Uil che non legge nel maxiemendamento: «Interventi incisivi sulla riduzione dei costi della politica e norme che rispondono a criteri di equità e sostegno alla crescita», dice il segretario confederale Domenico Proietti. Pollice verso anche dal segretario Cisl, Raffaele Bonanni, che tra l'altro invita a tassare i grandi patrimoni mobiliari e immobiliari.