Via libera alla fiducia con 165 voti a favore e 141 contrari. Il testo passa alla Camera
ROMA - La manovra ottiene il primo via libera del Senato, proprio alla vigilia della riunione della Bce che dovrà decidere l'acquisto dei titoli italiani. Adesso passa alla Camera, dove potrebbe essere calendarizzata per la definitiva approvazione entro la prossima settimana. La fiducia al maxi-emendamento del governo ha ottenuto 165 sì e 141 voti contrari. Tre gli astenuti, tra cui il senatore a vita Emilio Colombo. Ha votato per l'approvazione, invece, Beppe Pisanu, Pdl, che ieri ha rilanciato la necessità di un governo d'emergenza, proponendo un patto di fine legislatura dalle colonne di Repubblica.
La manovra, senza la mano pesante delle manette per gli evasori fiscali, «che esponeva Berlusconi ad una condanna non sospesa», come ha detto Luigi Li Gotti, Idv, ora arriverà a Montecitorio con lo stesso schema di Palazzo Madama. Il Consiglio dei ministri, convocato questa mattina per approvare un disegno di legge costituzionale per l'introduzione del principio del pareggio di bilancio e l'abolizione delle Province, potrebbe decidere di porre la fiducia anche alla Camera. L'esecutivo voleva fare tutto in fretta, ma si sarebbe imposto un rallentamento per non forzare troppo le tappe. La conferenza dei capigruppo di Montecitorio, prevista oggi a mezzogiorno, dovrebbe fissare le sedute in Aula, non più per venerdì e sabato, ma più realisticamente, il termine slitterà a martedì e mercoledì prossimi.
Per il gran finale in Senato era atteso Silvio Berlusconi che è rimasto, invece, a Palazzo Grazioli, alle prese con i problemi giudiziari. La soddisfazione del premier per l'approvazione è stata resa amara, dicono le fonti, dalla vicenda delle intercettazioni di Tarantini-Lavitola. Anche per questo Gianni Letta ha parlato di «settimane difficili e amare». In ogni caso, in aula al momento del voto c'era Giulio Tremonti, ministro dell'Economia. Ma Tremonti è stato richiamato all'ordine mentre stava conversando con Enrico Morando, Pd. Renato Schifani ha bacchettato sia lui che il ministro Anna Maria Bernini la quale stava parlando con un senatore: «Questa non è una zona per il chiacchiericcio, ma un'aula del Parlamento, mi dispiace doverlo dire».
Non ci sono stati colpi di scena in Aula. Le opposizioni non hanno fatto ostruzionismo. Se non ci fosse stato lo sventolio del volume dello Statuto dei lavoratori, da parte dell'Idv, si sarebbe trattato di una prevedibile seduta. Maurizio Gasparri, Pdl, ha detto no a governi «eterodiretti dai banchieri» che metterebbe a rischio i conti pubblici. Federico Bricolo, Lega, se l'è presa con Pier Luigi Bersani. «I problemi del Paese non si risolvono cantando Bella Ciao dal palco: non è così che si rassicurano i mercati».
La manovra sale a 54,2 miliardi
scatta subito l'aumento dell'Iva
ROMA - Una manovra che convince di più i nostri osservatori al di là dei confini nazionali, a partire da Bruxelles. Una manovra certamente più strutturale e più pesante: l'impatto sui conti pubblici entro il 2013 è infatti salito a 54,2 miliardi di euro. Il solo innalzamento di un punto di Iva (dal 20 al 21%) vale oltre 4 miliardi di euro. Meno significative le cifre che verranno dalle altre due grandi novità: il ritorno del contributo di solidarietà del 3% per i redditi oltre i 300.000 euro e l'accelerazione del percorso verso i 65 anni per le pensioni di vecchiaia delle donne nel comparto privato. Nel primo caso si è trattato di una misura simbolica, quel "anche i ricchi paghino" che il ministro dell'Economia Tremonti trovò scritto su uno striscione al convegno delle Acli e che volle farsi regalare. Nel caso delle pensioni per le donne, i risparmi arriveranno nel tempo.
Non tutte le misure sono quantificabili in termini di gettito e risparmi. Non può esserlo quella sui contratti aziendali, ad esempio. Altre lo sono eccome: l'aumento della tassazione sulle rendite finanziarie (dal 12,5 al 20%) previsto sin dalla prima versione vale 1,5 miliardi nel 2012 e 5 nel triennio. Nella "nuova" manovra non scompaiono più le feste laiche e viene salvato il numero chiuso per le farmacie. Chi usufruì del condono tombale del 2002 avrà un anno in più per chiudere il contenzioso Iva. L'ultima versione risolve anche il problema dei bonus bebè di 1.000 euro previsto dalla Finanziaria 2006 e incassato da alcuni genitori senza averne diritto: se entro tre mesi restituiranno la somma non saranno perseguiti né penalmente nè amministrativamente. La vicenda interessa circa 8.000 famiglie.