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Pescara, 12/04/2026
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Data: 09/09/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Enti locali in rivolta contro i tagli. Errani «c'è il rischio default delle aziende di trasporto locale» L'Anci: riconsegneremo ai prefetti le deleghe sull'anagrafe

ROMA Sindaci e governatori sul piede di guerra. La manovra ha messo d'accordo Comuni, Province e Regioni che per giovedì prossimo annunciano compatti una mobilitazione contro le misure, anche le ultime, varate dal governo e approvate in prima lettura al Senato. In ballo ci sono due ricorsi alla Corte costituzionale sugli articoli 4 e 16 della manovra dedicati a privatizzazioni e piccoli centri. Ma non solo quello. «Riconsegneremo le deleghe sull'anagrafe ai prefetti», annuncia l'Anci che ha riunito a Roma il suo direttivo, in rappresentanza degli 8.097 Comuni, grandi e piccoli, italiani. Non protestano da soli. Anche le Regioni scenderanno in campo se il governo, che proprio giovedì conta di approvare definitivamente la manovra alla Camera, non darà «un segnale di cambiamento di rotta». I governatori restituiranno i contratti di servizio su ferro e gomma perché, ha spiegato il presidente della conferenza delle Regioni Vasco Errani «c'è il rischio default delle aziende di trasporto locale». Protestano anche le Province, rappresentate dall'Upi, che giudica l'abolizione decisa ieri dal Consiglio dei ministri «un provvedimento demagogico, porterà il Paese al caos e farà lievitare le spese».
Per ora i cittadini italiani possono stare tranquilli: giovedì potranno chiedere ed ottenere senza problemi i certificati anagrafici di cui avranno bisogno, salire e scendere da autobus e tram senza problemi (purché paghino il biglietto). La portata della protesta è più virtuale che sostanziale ma è un segnale politico preciso che hanno voluto lanciare sindaci e governatori. Hanno inviato una lettera a Silvio Berlusconi per chiedere «un riequilibrio della manovra che penalizza pesantemente gli enti locali» e confermato «l'insostenibilità delle misure che avranno come consguenza inevitabile una contrazione dei servizi pubblici ai cittadini», ha spiegato il vice-presidente dell'Anci Graziano Delrio al fianco di Vasco Errani, con Gianni Alemanno, Renata Polverini e Roberto Formigoni. E se Errani tuona che «la manovra è squilibrata e occorre spiegarne le conseguenze ai cittadini», Polverini aggiunge che questa «è la terza manovra che il governo mette in campo in un anno. Ma se il trasporto pubblico locale subisce un taglio del 75%, vuol dire che non si è stati disponibili ad accogliere la benché minima richiesta arrivata dalle regioni». Formigoni cerca di mitigare i toni: «Non apriamo un conflitto istituzionale, ma ci sono problemi aperti che riguardano i cittadini e le autonomie, che sono anche problemi del governo». Il finanziamento ai trasporti locali, aggiunge, «è sceso da 1,9 miliardi a 400 milioni. Così non potremo soddisfare gli impegni pluriennali che abbiamo sottoscritto». Accanto a Roma che schiera Alemanno si associa Milano con Pisapia: «Non possiamo dice abbassare la testa davanti alle scelte irresponsabili del governo».
Insomma è una levata di scudi unanime contro la correzione dei conti pubblici che impone 9,2 miliardi in due anni, 6 a valere sul 2012 e 3,2 nel 2013. Un sacrificio solo parzialmente attenuato, secondo Anci, Upi e Conferenza regioni, dai 3,6 miliardi che si conta di raccogliere (tra il 2011 e il 2014) dalla Robin tax sull'energia e dalla possibilità per i Comuni di trattenere il 100% del gettito recuperato dall'evasione. Il ministro per i rapporti con le Regioni Raffaele Fitto comprende «le preoccupazioni. La volontà del governo di avviare un confronto e non un conflitto istituzionale non è mai venuta meno e continuerà anche dopo l'approvazione della manovra».

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