ROMA - Il governo accelera su altri due punti fondamentali della manovra: il principio del pareggio di bilancio, inserito nella Costituzione, e l'abolizione delle Province. Il consiglio dei ministri dà il via libera a due disegni di legge costituzionali che dovranno ricevere, adesso, per la definitiva approvazione, il voto dei due terzi del Parlamento. Intanto la manovra approderà in aula alla Camera lunedì ed il voto finale dovrebbe esserci entro giovedì. Il voto di fiducia non è stato deciso, anche se quasi sicuramente ci sarà.
La proposta Calderoli sull'abolizione delle Province, che ha poi avuto l'ok del Consiglio dei ministri, è stata parecchio criticata dai ministri Pdl: una riforma troppo blanda, hanno detto, all'acqua di rosa. C'è stata una discussione molto accesa, malgrado questo fosse uno dei punti dell'intesa, legata alla manovra economica, siglata ad Arcore, tra Silvio Berlusconi e Umberto Bossi. In ogni caso, Gianni Letta dopo più di mezz'ora, ha invitato a chiudere il discorso, accogliendo la proposta leghista.
Via libera in Cdm anche all'altra riforma legata alla manovra: a decorrere dal 2014 entrerà in vigore «la Regola d'oro» del pareggio di bilancio, che viene introdotta nella Costituzione. Per il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, non «sarà solo un criterio contabile, ma un principio ad altissima intensità politica e civile». E verrà introdotto nella prima parte della Costituzione sui «diritti e doveri del cittadino», in conformità «ai vincoli economici e finanziari che appartengono all'Unione europea». Per Tremonti «il testo del governo, allineato allo standard europeo, troverà in Parlamento altri importanti testi di riforma». Ma l'approvazione dei due ddl è stata benzina sul fuoco dello scontro con gli enti locali che culminerà, giovedì prossimo, con lo sciopero dei sindaci.
La tensione fra Pdl e Lega, in Consiglio dei ministri, è salita all'improvvisa quando Calderoli ha iniziato a illustrare i criteri del ddl sull'abolizione delle Province. Il primo a muovere critiche è stato il ministro dei Beni culturali, Giancarlo Galan. Ci voleva un testo più duro, ha osservato, non questa formulazione troppo leggera. Con questo testo, le Regioni potrebbero riassegnare le stesse competenze ad altri enti intermedi, sul modello delle Province. Hanno quindi parlato altri ministri Pdl, fra cui Renato Brunetta ed Altero Matteoli. Persino il leghista Roberto Maroni, avrebbe aggiunto perplessità, aggiungendosi al coro del Pdl. Alla fine, Calderoli avrebbe minacciato di telefonare a Umberto Bossi se si fosse andati oltre l'accordo tra Pdl e Lega. La mediazione di Gianni Letta ha infine chiuso le polemiche, facendo prevalere la linea della Lega.
Le Regioni avranno il compito di definire questi nuovi organismi con «funzioni e le legislazione elettorale». Uniche a sopravvivere, le province autonome di Trento e Bolzano. Infine, il ministro Raffaele Fitto, ha impugnato tre leggi