Giovedì prossimo le autonomie si mobiliteranno contro la manovra: le Regioni riconsegneranno al governo i contratti per il trasporto pubblico locale ed i sindaci le deleghe sull'anagrafe: un modo per far capire che, con i tagli ai trasferimenti previsti dalla manovra, le autonomie non hanno le risorse per svolgere le proprie funzioni e garantire i servizi ai cittadini. Di fronte alla fiducia sul maxiemendamento, che impedisce modifiche al testo, arriva la protesta congiunta di Regioni, Anci ed Upi, che hanno scritto una lettera al governo per ribadire che la correzione dei conti pubblici è «squilibrata» e «ingiusta» e per chiedere che tornino i finanziamenti per il trasporto pubblico locale, passati da 1,9 miliardi a 400 milioni. Nel giorno in cui il Consiglio dei ministri vara il disegno di legge costituzionale per l'abolizione delle Province, inoltre, le autonomie sottolineano la mancanza della concertazione tra i vari livelli di governo su scelte che le riguardano e chiedono l'istituzione di una Commissione straordinaria paritetica per il riordino del sistema istituzionale e dei costi della politica, riscrivendo il Codice delle autonomie, tenendo conto che la legge sul federalismo fiscale è inapplicabile «in seguito all'azzeramento dei trasferimenti». L'Anci, inoltre, annuncia un ricorso alla Corte Costituzionale sugli articoli della manovra relativi all'accor pamento dei piccoli Comuni e sulle liberalizzazioni dei servizi delle municipalizzate, che «ledono l'au tonomia dei Comuni», spiega Graziano Delrio. La battaglia proseguirà in parlamento, al quale le autonomie si appellano per giungere ad un ordine del giorno bipartisan sul riordino istituzionale, considerando «un paradosso, con profili di incostituzionalità, il fatto che un livello di governo, in modo unilaterale, metta in discussione gli altri», spiega Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni. Quest'ultima, ieri, ha approvato un ordine del giorno sul Patto di stabilità alleviato per le Regioni dell'obiettivo convergenza che partecipano al Piano Sud, auspicando che «sia lo Stato, e non le Regioni, a farsi carico delle eventuali risorse necessarie alla copertura» della misura, e che dal Patto andrebbero esclusi i cofinanziamenti dei programmi comunitari e del Fas di tutte le Regioni. Senza risposte da parte del governo, Regioni, Province e Comuni daranno vita ad ulteriori iniziative pubbliche, che il ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, cerca di scongiurare assicurando che il governo vuole «avviare un confronto e non un conflitto istituzionale», ma dopo il varo di una manovra, i cui tempi sono stati contingentatati per cause di forza maggiore. «Noi dovremmo restituire le nostre competenze per i tagli drastici che non ci permettono di operare e perché ci è stato impedito di contribuire a creare risparmio», commenta il presidente della Puglia Nichi Vendola, convinto che l'abolizione delle Province «non produrrà grandi risparmi perché non si possono sopprimere i loro dipendenti».