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Data: 10/09/2011
Testata giornalistica: La Repubblica
Trasporto locale e liberalizzazioni - Ataf dietrofront, la privatizzazione può attendere. A lungo Regione e sindacati avevano suggerito all'azienda di rinviare la cessione.

I possibili acquirenti indisponibili all'operazione. La vendita slitta a dopo la gara sul trasporto regionale

Ataf dietrofront. Non si privatizza più, come detto finora, prima della gara per l'aggiudicazione del servizio pubblico che la Regione sta per lanciare in forma nuova: non più per lotti ma per l'intero trasporto pubblico locale (tpl) in tutta la Toscana da affidare a un'unica azienda. Ma si vende dopo. Prima, verrà messa sul mercato solo una quota minoritaria che lasci la maggioranza almeno del 51% in mano pubblica. Dunque, per ora, il totale controllo e le decisioni sull'azienda. Domani, dopo l'aggiudicazione della gara, si venderà il cento per cento. Ma solo allora. Una capriola che arriva dopo che in molti, dalla Regione ai sindacati, avevano stigmatizzato l'idea di vendere ai privati prima della gara. E erano stati bocciati da Ataf, incaricata dell'operazione dai nove Comuni soci, Firenze in testa e in posizione decisiva con il suo 88%. Ora invece il dietrofront: anche Ataf concorda che si debba disfarsi dell'azienda solo dopo la gara. Prima, si impegnerà a concorrere formando un'associazione temporanea di imprese (Ati) insieme alle altre aziende del trasporto toscano, forse a cominciare da Tiemme, il raggruppamento per il tpl del centrosud della regione. In modo da esser più forte di fronte alla gara unica. Una volta vinto, l'Ataf verrà venduta interamente. Ricordandosi che si sta sempre parlando della parte di azienda che riguarda il servizio e non il patrimonio che rimarrebbe comunque in mano pubblica, come già deciso.

L'ultima versione era che Palazzo Vecchio e i sindaci, che avrebbero dovuto precisare i termini della privatizzazione inizialmente prima dell'estate poi questo settembre, avrebbero fornito il piano in ottobre. Ma sempre per vendere l'intera azienda. Ora invece risulta che proprio in questi giorni ci siano stati una serie di incontri del presidente di Ataf Bonaccorsi con i sindacati, e ieri con la rsu aziendale, in cui si sarebbe annunciato il contrordine: nella bozza di accordo presentata ancora in modo informale e riservato ai sindacati da sempre contrari alla privatizzazione. Il documento, stando alle indiscrezioni, sembra abbastanza farraginoso perché aggiunge anche che tutto il procedimento funziona se la gara regionale avviene in tempi congrui. Altrimenti si cambia di nuovo idea e si torna al proposito di vendere prima. Ma congrui cosa vuol dire? Che il bando di gara deve davvero essere lanciato in novembre e la gara espletata entro la primavera 2012 come prospettato dalla Regione? Ma se, dopo aver rimandato la vendita, la si accelerasse di nuovo all'ultimo minuto siamo sicuri che chi non si sarebbe accollato l'Ataf a pochi mesi dalla gara vorrebbe ripensarci in tempi ancora più approssimati?

Perché sembra di capire che la nuova e inaspettata prudenza derivi in buona parte dalla paura di mandare Ataf a una gara che rischierebbe di rimanere deserta. I potenziali acquirenti, chiamati a livello informale da Bonaccorsi lo scorso luglio per chiedere loro se fossero o meno interessati all'acquisizione, avevano obiettato di essere magari interessati ma assolutamente indisponibili a farlo al buio, prima della gara, senza sapere se Ataf avrebbe ottenuto o no il servizio per la Toscana, quanto sarebbe stato retribuito e come lo si sarebbe voluto. E si parlava del cento per cento. Dopodiché resta ancora più astruso immaginare che gli stessi possibili acquirenti accoglierebbero favorevolmente la prevendita del 40%, adesso prospettata. Ipotesi già bocciata quando ai primi tempi era già venuta fuori: figuriamoci si era detto se compreremmo e metteremmo soldi in qualcosa di controllato da altri.

Dunque, esclusa l'immediata vendita dell'intero pacchetto Ataf resta in sospeso anche il pacchettino. Comunque la capriola sui tempi di vendita non sembra per ora che basti a convincere i sindacati. Almeno la Cgil sembrerebbe assai perplessa di fronte a un continuo cambiare di idee, al decidere due mesi dopo ciò che due mesi prima si era stigmatizzato. E soprattutto scettica di firmare adesso un accordo per la privatizzazione al cento per cento post gara che almeno in bozza sentono come una cambiale in bianco. Troppo vaghi verrebbero giudicati i quattro punti presentati a garanzia: tutela dell'occupazione esistente o perlomeno dell'attuale rapporto chilometri occupati, cosa già un po' diversa, ricollocamento degli inidonei, riorganizzazione del lavoro tramite maggiore flessibilità, investimenti dei privati per rendere l'azienda più efficiente. Ma nessuna linea guida per il servizio. La Cgil parrebbe invece soddisfatta dell'implicito riconoscimento delle sue ragioni anti privatizzazione prima della gara, giudicata una svendita, e del passo avanti verso l'azienda unica del trasporto. E ciò nonostante il comune dei Firenze sia insieme a Siena l'unico tra i comuni toscani a non aver conferito alla Regione il mandato per la gara unica.

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