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Pescara, 16/06/2026
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Data: 10/09/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
«Pescara-Chieti, ora o mai più» La soppressione delle Province. Di Giuseppantonio lancia la volata da ottobre: «Iniziamo dai servizi»

Il maxi-ente da 700 mila abitanti. Testa: «La Regione non può fare tutto»

PESCARA - Cancellate di fatto dalla manovra economica del Governo, ma ancora in vita sino all'approvazione della legge di iniziativa costituzionale che dovrà decretarne la fine, le quattro Province abruzzesi continuano ad interrogarsi sull'oggi, prima che sul domani.
Tra Pescara e Chieti torna il patto di ferro: una sola grande Provincia con 700.000 abitanti e un'unica regia per la gestione del territorio; quell'area metropolitana di cui si parla da almeno due decenni, che può esistere soltanto mettendo in rete una serie di servizi. Enrico Di Giuseppantonio, presidente della Provincia di Chieti e dell'Upa (Unione province abruzzesi) ci crede ancora: «La Regione ha una competenza importante sulla riorganizzazione degli enti locali e dei servizi, come la rete ospedaliera e il sostegno alle imprese, che non vanno più visti in un'ottica di compartimenti stagni». Si riparte da qui, dunque, chiamando in causa l'ente che dopo la riforma della Costituzione dovrebbe assumere tutte le funzioni di competenza delle Province.
«Dal primo ottobre - dice Di Giuseppantonio - faremo una serie di incontri tra amministratori, politici e tecnici per mettere a punto le cose che si possono fare subito nel campo della riduzione della spesa. Dobbiamo riconsiderare tutto». Ma intanto il disegno costituzionale per l'abolizione delle Province andrà avanti. Non è un po' tardi per una iniziativa di questo tipo? «Bisogna trovare il 75% del consenso in Parlamento, non sarà facile. Sulla carta ci vogliono almeno tre anni per completare l'iter, tutto sarà rinviato alla prossima legislatura».
Di Giuseppantonio ribalta la clessidra e insiste: «Se si vogliono ridurre davvero i costi della politica occorre rimettere ordine al sottobosco di enti, consorzi, associazioni. E' sicuramente lodevole il lavoro già avviato dalla Regione con una importante stagione di riforme, e lo dico anche da coordinatore regionale dell'Udc, ma non basta». Per il presidente dell'Upa tutto il sistema delle autonomie va ridisegnato: «Soltanto così saremo nelle condizioni di liberare risorse da destinare agli investimenti».
Ci sono due luoghi possibili, secondo Di Giuseppantonio, per affrontare di petto la questione: «Il Consiglio regionale per le autonomie, che non capisco perché si sia bloccato, o un tavolo con le associazioni dei Comuni, Ance, Unci, eccetera. Personalmente ho una sorta di lasciapassare, avendo proposto in tempi non sospetti l'accorpamento tra Chieti e Pescara. La prossima iniziativa dell'Upa sarà un'assemblea di tutti i consigli provinciali aperta alle associazioni, le forze sociali, i parlamentari».
Anche per Guerino Testa, presidente della Provincia di Pescara, la fusione con Chieti è ancora una via percorribile: «Lo avevamo ipotizzato in tempi non sospetti, suggerendo come primo passaggio l'accorpamento dei servizi e, successivamente, dei due enti. E' ovvio che tutto potrebbe essere vanificato dal disegno di legge costituzionale. Ma le cose da chiarire restano ancora molte: ad iniziare dalla possibilità delle Regioni di formare degli enti di area vasta che dovrebbero supplire ai compiti delle Province. Ed è altrettanto impensabile che la Regione Abruzzo possa farsi carico, oggi, di più di mille dipendenti e rispondere tempestivamente alle richieste che arrivano dall'ultimo paesino della provincia di Chieti o di Pescara alle prese con una strada da sistemare».

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