«Ma ora bisogna ottenere al più presto l'incontro a Roma»
PESCARA. Ottenere al più presto l'incontro con il governo a Roma, dal quale desumere anche le posizioni politiche del presidente della Regione Chiodi e dell'esecutivo. Contrarietà, rispetto alla opportunità paventata da Confindustria, di uscire dal Patto per lo sviluppo e far partire immediatamente la ricostruzione pesante all'Aquila.
Questi i temi messi sul tavolo dai segretari regionali di Cgil e Cisl, Gianni Di Cesare e Maurizio Spina.
«Condivido la preoccupazione, perché l'Abruzzo ha bisogno urgente dello sblocco dei Fas e delle risorse per le infrastrutture», dice Spina della Cisl, «ma non appoggio l'idea di Confindustria di uscire dal Patto per lo sviluppo. A cosa servirebbe? Per dire poi di chi è la responsabilità del fallimento? Credo invece che si debba richiamare tutti alla coerenza rispetto agli impegni assunti. Se la situazione non si smuove, la cosa da fare è quella di andare tutti a Roma per raggiungere l'unico obiettivo possibile, lo sblocco dei fondi, senza il quale pagheremmo un alto prezzo in termini di crescita, sviluppo e occupazione».
Per Spina, è anche necessario il taglio degli enti locali. «L'abolizione delle Province è una scelta obbligata, senza creare però strutture alternative che abbiano costi uguali. I Comuni si mettano insieme per avere le risorse minime necessarie ed evitare doppioni che non possiamo permetterci di pagare. Dobbiamo assolutamente spendere i 40 milioni del Fesr da qui a fine anno, se ciò non accadrà ho già detto a Chiodi che qualche dirigente dovrà andare a casa. L'Abruzzo non può permettersi di perdere nemmeno un euro delle risorse che ha a disposizione».
«Seguito a pensare che il presidente Chiodi debba fare sino in fondo il suo mestiere se vuole aiutare l'Abruzzo», sostiene Di Cesare della Cgil. «Oggi svolge ancora un ruolo di mediazione e a noi non sta bene che il presidente della giunta regionale si adoperi così. Il Patto era ed è una proposta politica dell'Abruzzo al governo, che è una cosa molto diversa».
Di Cesare non comprende la posizione assunta da Confindustria: «Uscire dal Patto che cosa significa? Se noi usciamo dalla consulta regionale dopo lo sciopero generale e le decine di iniziative messe in piedi, che cosa otteniamo in più? Una discussione che fa Confindustria, ma che io non seguirei. Va inoltre chiarito un punto: perché l'Abruzzo non viene riconosciuto come caso unico a livello italiano per il crollo del Pil e per il terremoto? E' il governo o Chiodi che fa altre deviazioni? Se ci fosse l'incontro a Roma questo dubbio verrebbe dissolto. Il punto è proprio questo, concludere questo percorso. Vogliamo fermamente la riunione con il governo per capire quale sarà la posizione politica assunta da Chiodi, che dovrà portare le quattro istanze del Patto: sblocco dei Fas, Masterplan, infrastrutture e bilancio ordinario. Le valutazioni andranno fatte in seguito. Chiodi», prosegue Di Cesare, «traccheggia pensando di mediare su altre cose, che non so quali siano. Ma deve sapere che per lui questo non è un gioco a somma zero. Il mio pensiero è che stia continuando a fare il mediatore ma così facendo sbaglia nei confronti degli abruzzesi. Il risultato che vogliamo è il riconoscimento dell'Abruzzo come regione unica. Se questo non si otterrà, sarà facile capire di chi sarà la responsabilità».