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Data: 10/09/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
«La manovra un miracolo nessuno poteva far meglio» Berlusconi: sul governo tecnico mi viene da ridere

ROMA - «Governo tecnico? Mi viene da ridere», assicura Silvio Berlusconi mentre cammina stringendo mani su un sentiero del Celio pieno di polvere, ma con passo affaticato. Anche la platea dei giovani della Festa di Atreju, all'ombra del Colosseo, non riserva quel tributo festoso di qualche anno fa. I tempi cambiano ed il premier, in abito blu, senza cravatta, difende la manovra che «nessun tecnico al mondo sarebbe riuscito nel miracolo che abbiamo fatto noi». Mette a tacere i rumors su possibili ribaltoni. Non vede all'orizzonte «tecnici con l'autorevolezza politica necessaria». Con il suo governo andrà avanti, «quasi certamente» fino al termine della legislatura, nel 2013, anche se lamenta scarsi poteri per il presidente del Consiglio. «Avverto un senso di impotenza drammatico». Avrebbe voglia di scappare all'estero, chiarisce dopo le polemiche sollevate da «Paese di m...». E insiste: «Chi non ha mai detto Paese di m...?». In futuro, l'Italia, secondo lui, ha bisogno del centrodestra, «la sinistra non ha nessun esponente degno di fare il presidente del Consiglio». Non molla, questo è chiaro, per cui in futuro, lascia intendere, può anche farsi da parte ma deciderà al momento opportuno. Tanto nel 2013 è sicuro che vincerà ancora il Pdl. Il suo «pensiero recondito» è vedere Angelino Alfano a Palazzo Chigi e Gianni Letta al Quirinale.
Berlusconi risponde ai giovani, dopo il saluto di Anna Grazia Calabria, e del ministro Giorgia Meloni. Sgombra subito il campo dalle illusioni degli avversari: andrà avanti ancora per 18 mesi, fino al 2013, nel segno delle riforme, prima quella della giustizia, poi l'Architettura istituzionale, infine quella fiscale. Non fa un cenno alle tempeste sui mercati e alle dimissioni del tedesco Stark dalla Bce. Tuttavia manda un avvertimento chiaro alla coalizione impegnata, nella prossima settimana, a varare definitivamente la manovra alla Camera. Porre la fiducia, dice, è «un atto di coraggio e non di potere, perché se ci sono contrasti nella maggioranza o qualche senatore non vota, il governo va a casa». Facendo intendere che in caso di bocciatura, si va a nuove elezioni. Avrebbe voluto inserire anche le pensioni nella manovra, non lo dice, ma lo fa intendere quando afferma che «mandare la gente in pensione a 65, anche a 67 anni, è qualcosa che funziona». Ma con la Lega è stato un «do ut des» per ottenere il via libera sulle pensioni alle donne in cambio della cancellazione della supertassa.
In ogni caso, la manovra è nata su suggerimento della Bce che con la lettera riservata, prima di Ferragosto, «ci ha indicato come arrivare al pareggio di bilancio entro il 2013». L'unico rimedio per sfuggire alle speculazioni di Borsa è stato chiedere alla Bce di acquistare i titoli di Stato «nostri sul mercato secondario. La Bce si è dichiarata disposta, ma ha spiegato che era necessario l'anticipo del pareggio di bilancio al 2013». Ancora una volta tuona contro le opposizioni e la sinistra con i suoi giornali. «Dicevano che la maggioranza ha le idee confuse». Non parla di una manovra rifatta per 4 volte. Ma accusa i giornali di comportamento «anti-italiano».
Dice di essere «diamantino», ha fatto fioretti, in gioventù, per non fumare, per non ballare (solo con la madre), e non giocare. Scherza: «Qualche altra cosa che non considero un vizio mi è rimasta...». Difende il «Bunga-Bunga», era una cosa «innocentissima». Non si è mai «inchinato» a Gheddafi, ma confessa di avergli «baciato la mano, non come atto di sottomissione, ma di educazione». Il Colonnello era amato dal suo popolo, quando l'Italia decise l'intervento «pensai di dimettermi per essere fedele ai miei rapporti di amicizia con Gheddafi». E quando il Colonnello fu attaccato «mi sentii molto male». Quanto all'estradizione di Cesare Battisti «non è detta l'ultima parola» anche se Lula, negando il terrorista all'Italia, ha dato ascolto ai sondaggi.

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