Il capo dello Stato «Bisogna allentare il peso del debito»
ROMA. C'è bisogno di un tempo nuovo, nel solco della crescita. La necessità di un cambio di passo, con la manovra anticrisi all'esame del Parlamento, è sottolineata dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: «Adesso sono i temi della crescita che si pongono all'ordine del giorno in modo stringente per non dire drammatico, in continuità con l'impegno ad allentare il peso e il vincolo di un massiccio debito pubblico e del suo costo». Sulla scia s'inserisce il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia: «Abbiamo fatto una manovra e abbiamo ancora degli spread pre-manovra» e «c'è un problema di credibilità». La sintesi è allarmante: «Oggi il nostro Paese è in pericolo».
Il richiamo del capo dello Stato arriva nel giorno in cui l'Istat conferma che la crescita economica dell'Italia rallenta, intervenendo a Palermo alle celebrazioni del 150esimo dell'Unità. «Non posso che ribadire il fatto che l'Italia può tornare alla crescita, può giungere a crescere intensamente e stabilmente, solo se tutta l'Italia, il Nord e il Sud, crescono insieme, se si mettono a frutto le risorse del Mezzogiorno che sono la miglior carta di cui disponiamo per guardare con fiducia al futuro», ha detto Napolitano. «La crisi finanziaria globale, esplosa a cavallo tra il 2007 e il 2008 è culminata nel 2011 nella crisi dell'Eurozona per la crescente insostenibilità del debito sovrano di alcuni Paesi, fra cui l'Italia. Ciò ci ha condotto a decisioni molto pesanti del nostro Parlamento, in funzione di risanamento e riequilibrio della nostra finanza pubblica». Dunque, ha concluso il presidente della Repubblica: «Ci ha condotto a riflessioni di fondo su quel che deve concepirsi come revisione complessiva di assetti, istituzioni, realtà economiche e comportamenti diffusi, che sono ormai di ostacolo ostruttivo ad una sana gestione dei mezzi finanziari disponibili e ad una ripresa su nuove basi della crescita economica, sociale e civile».
La Marcegaglia, intervenendo alla festa dell'Udc a Chianciano, ha sottolineato invece che «è aumentato lo spread tra Btp e Bund e si sta allargando anche a nostro sfavore quello tra noi e la Spagna». E dunque: «Abbiamo un problema di credibilità. O il governo, molto velocemente dimostra che è in grado di fare una grande operazione, in termini di quantità ma anche di equità, superando i veti, o penso che debba trarne le conseguenze perché non possiamo restare in questa incertezza».
Intanto gli enti locali confermano la rivolta contro le misure del decreto anticrisi. I sindaci hanno annunciato uno "sciopero" per giovedì 15 settembre: restituiranno simbolicamente ai prefetti le proprie deleghe sulle funzioni di anagrafe. L'associazione dei Comuni è pronta al ricorso alla Corte costituzionale contro gli articoli 4 e 16 della manovra, quelli che obbligano i Comuni alla dismissione delle società partecipate e intervengono sull'organizzazione istituzionale di 5.800 piccoli enti. Un tema che i vicepresidenti dell'Anci, Mauro Guerra e Enrico Borghi, sottolineano in una lettera appello a Napolitano.
Nuove proteste sono annunciate anche dalle Regioni. «Al governo diciamo: verifichiamo cosa succede ai cittadini, alle famiglie, alle imprese con questa manovra. Secondo noi c'è un taglio pesantissimo e non sostenibile sui servizi». Dice Vasco Errani, presidente della conferenza delle Regioni. E la misura la dà il presidente della Regione Lazio Renata Polverini: «Abbiamo il 75% di taglio sul trasporto pubblico locale. Per quanto si voglia risparmiare non è pensabile erogare il servizio con le stesse qualità e quantità».