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Pescara, 16/06/2026
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Data: 10/09/2011
Testata giornalistica: L'Unit
Anche CISL e UIL aiutati dallo sciopero. Il patto va difeso

I segnali di distensione vanno sempre colti, ma è Bonanni che deve decidere: o sta con il governo e l'articolo 8 o difende l'accordo del 28 giugno». Per il segretario confederale della Cgil Vincenzo Scudiere sono Cisl e Uil che devono «fare un passo, noi l'abbiamo già fatto con lo sciopero». Scudiere, Bonanni ieri sul nostro giornaleapropositodelfamigeratoarticolo8dellamanovrapropone «un documento politico con Cgil e Uil che metta nero su bianco di non ricorrere alla norma che deroga all'articolo 18». Cosa ne pensa? «Quando ci sono segnali di distensione vanno sempre colti con soddisfazione. Detto questo, dobbiamo partire dal presupposto che l'articolo 8 della manovra va contro l'accordo del 28 giugno e dunque la proposta va rigirata a Cisl e Uil: sono loro che devono scegliere. Il governo è entrato a gamba tesa sull'accordo firmato con Confindustria tagliando le gambe a chi, come noi, lo aveva sottoscritto e difeso. Ripeto, sono Confindustria, Cisl e Uil a doversi decidere. Se lo vogliono applicare devono coerentemente chiedere al governo di ritirare l'articolo 8. Se invece scelgono di stare con il governo, fanno un errore strategico grave che penso pagheranno in futuro». Confindustria ha già difeso l'articolo 8, Cisl e Uil ne hanno solo chiesto piccole variazioni. Landini invece vi chiede di «ritirare la sigla perché quell'accordo è carta straccia». Siete in mezzo a due fuochi? «Come comportarci lo decideremo nel Direttivo (oggi e domani, Ndr). Nonostante i ritardi per la mobilitazione che ha preceduto lo sciopero, la nostra consultazione degli iscritti è partita ed è andata avanti. La mia opinione è che l'accordo va difeso ed applicato perché apriva una prospettiva importante sull'unità sindacale, sui temi della produttività e della crescita prevedeva impegni importanti e anche sulla rappresentatività, che veniva certificata, si facevano passi enormi su un tema che ha diviso a lungo i sindacati. Quando i lavoratori avranno votato e, come credo, approveranno l'accordo, noi opereremo per rilanciarlo». Landini però sembrava invece tendere la mano alla Camusso parlando di «fase nuova»e«fine degli steccati congressuali ». Che fate, rifiutate l'apertura? «Noi siamo disponibili a mettere da parte gli steccati congressuali, ma partendo dal presupposto che la linea della Cgil è guardare avanti e ricostruire l'unità sindacale. Almeno dal mio punto di vista dire che l'accordo del 28 giugno è carta straccia è sbagliato. Landini farebbe bene a riflettere e considerare positivamente quelle parti dell'accordo che rilanciano il contratto nazionale come «fonte primaria» e cogliere l'occasione per costruire una piattaforma contrattuale unitaria con Fim e Uilm, che fra l'altro si sono dette contrarie all'articolo 8 della manovra». Dunque ritorna la contrapposizione con la Fiom? «No, si tratta solo di essere conseguenti ad una impostazione. Se invece l'intenzione della Fiom è quella di costruire una gestione unitaria, si tratta di verificare le condizioni effettive e allora bisogna rispettare gli iscritti e, se come credo, voteranno a favore dell'accordo del 28 giugno, non seguire la loro volontà sarebbe una scelta autoritaria». Lo sciopero di martedì come cambia lo scenario dei rapporti sindacali con Cisl e Uil? La presenza di molti loro iscritti sposta la bilancia dalla vostra parte? «Ogni organizzazione deve essere in grado di misurare il consenso interno. Detto questo non voglio entrare nei problemi interni di Cisl e Uil. Faccio solo notare che tanti consideravano lo sciopero un'arma spuntata e invece il successo di partecipazione dimostra che la Cgil aveva visto giusto». Pensa che si possa arrivare ad una manifestazione unitaria contro la manovra? «Non è mai troppo tardi e noi ce lo auguriamo anche perché il governo continua ad affrontare la materia in maniera scandalosa». Lei si è riuscito a spiegare la relazione privilegiata fra Cisl e Uil e il minstro Sacconi? «Sacconi ha portato avanti una politica di divisione dei sindacati con l'obiettivo di mettere nell'angolo la Cgil. Anche grazie al successo dello sciopero di martedì però mi sembra stia maturando all'interno di Cisl e Uil l'idea di rompere questa relazione privilegiata. Credo abbiano finalmente compreso che un governo che non è parte terza fra le parti sociali, non è un governo». Sacconi intanto continua a collezionare figuracce. L'ultima è la barzelletta contro suore e la Cgil... «Prendo atto che il governo una linea comune ce l'ha: quella delle barzellette».

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