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Data: 11/09/2011
Testata giornalistica: Il Messaggero
Liberalizzazioni, Sud e infrastrutture per ripartire

ROMA Italia con crescita ferma. In forse, e ormai quasi impossibile da recuperare nel 2011, è all'incirca mezzo punto di Pil: siamo ancorati allo 0,7% contro una previsione dell'1,1%. Lo ha certificato l'Istat in linea con le stime di Fmi e Ocse e di molti centri studi. Per combattere il rischio di stagnazione, Giulio Tremonti dal G7 di Marsiglia ha mandato un chiaro messaggio: prima il via libera alla manovra e poi un «tagliando sulla crescita». Lo chiedono, con un pressing crescente, il Quirinale e Confindustria. Forti sono stati i richiami inviati proprio in questi giorni dal presidente Giorgio Napolitano e da Emma Marcegaglia. Non sono isolati: le stesse richieste sono arrivate dalla Ue, dalla Bce e dalla Banca d'Italia in questo ultimo, difficile, scorcio d'estate.
Da dove partire per il tagliando? Liberalizzazioni, privatizzazioni, piano per il Sud, sviluppo delle infrastrutture e dell'alta velocità, riforme strutturali sono entrate e uscite più volte nelle diverse manovre che si sono susseguite negli ultimi mesi. E l'innalzamento dell'età per le pensioni d'anzianità o la loro definitiva scomparsa (con l'esclusione dei lavori usuranti) è stato al centro delle valutazioni del governo. Escluso per la forte opposizione della Lega, non è detto che non se ne torni a parlare a manovra approvata. E sarebbe opportuno, secondo molti economisti. Anticipare al 2012 quota 97 (35 anni di contributi e 62 di età) per poi salire rapidamente a quota 100 (35+65) nel 2015 interesserebbe 130.000 lavoratori in quattro anni con 2,6 miliardi di risparmi. Ma soprattutto, consentirebbe sul lungo periodo un risparmio strutturale medio annuo di 2 miliardi circa. Tutte risorse che potrebbero essere liberate per favorire la crescita.
Il capitolo sul quale punta con forza la Ue è quello delle liberalizzazioni, introducendo maggiore concorrenza nel campo dei servizi e delle professioni. Vera e propria bestia nera per molti governi, l'apertura delle professioni è entrata nella manovra ma ne è subito uscita. Ridotta anche l'apertura del mercato delle farmacie, pressoché inesistente quella dei trasporti. Eppure secondo l'Antitrust garantirebbero una crescita di Pil dell'1,5% l'anno. Le privatizzazioni sono entrate nella manovra di luglio ma le Borse non consentono molti margini d'azione per ora. Enormi le possibilità nei servizi locali con il partenariato pubblico-privati, avversato dai Comuni.
L'altro capitolo sollecitato dalla Ue è quello di incentivare gli investimenti in ricerca e sviluppo (R&S). L'Italia è in ritardo rispetto al resto d'Europa, con una spesa dell'1,3% del Pil 2009 contro il 2% della media Ue27. Sull'innovazione batte da tempo l'Autorità per le comunicazioni che nella segnalazione al governo di mercoledì scorso ha ricordato che promuovendo gli investimenti in larga banda si può ottenere una crescita di Pil dell'1% per ogni 10% in più di diffusione dell'Internet veloce. Le risorse, afferma l'Authority, si potrebbero prendere dalla quota eccedente i 2,4 miliardi messi in conto per l'asta sulle frequenze digitali che viaggia sui 3 miliardi ed è ancora in corso. Il surplus potrebbe andare ad una serie di interventi tra cui la promozione di abbonamenti per quotidiani online a favore degli studenti oltre che ad agevolazioni per le piccole e medie imprese.
Infine i servizi: «La ripresa ha rilevato Bankitalia nell'ultima audizione in Senato a fine agosto richiede servizi pubblici migliori in tutti i comparti, una riduzione degli oneri che l'inefficienza degli apparati amministrativi e l'elevata evasione fiscale impongono al sistema produttivo».

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