«La cosa che mi lascia di stucco - aggiunge Cialente - è che in un momento così drammatico per il Paese e quindi anche per la città, la discussione non è incentrata sul futuro ma su altre sciocchezze, come primarie, piani di ricostruzione che non piacciono e così via. Lo giuro: purché L'Aquila venga messa al centro dell'attenzione sono pronto a tutto, anche a farmi da parte. Perché lo dico chiaramente: anche alla luce di quanto sta accadendo a livello nazionale e locale se all'Aquila vincesse il centrodestra sarebbe un guaio».
Dunque Cialente non vuole forzare la mano né al Pd né al centrosinistra imponendo una ricandidatura automatica alle primarie che gli sarebbe consentita in virtù dell'articolo 20 del regolamento del partito di Bersani. «Il sindaco uscente - recita il regolamento - scioglie la riserva circa un'eventuale riproposizione della propria candidatura entro il 20 settembre dell'anno precedente le elezioni. Qualora il sindaco uscente intenda ricandidarsi, fatto salvo quanto previsto dall'articolo 2 comma 2 del presente regolamento, egli è proposto alle primarie di coalizione come candidato del Pd». «Non mi proporrò entro quella data. Credo che non ci siano le condizioni - ha detto risoluto il primo cittadino - Credo sia più importane capire se il centro sinistra possa vincere le elezioni». Non è un mistero che il Pd aquilano sia spaccato fra coloro che vorrebbero un Cialente bis e chi invece, sosterrebbe a primo cittadino la candidatura del parlamentare Giovanni Lolli. Anche nel centro sinistra alcuni partiti, come L'Italia dei valori e Rifondazione, hanno minacciato di disertare le primarie se il candidato sarà Cialente. «So che una parte del Pd ce l'ha a morte con me - ha continuato il sindaco confermando che sempre quella parte vorrebbe candidare Giovanni Lolli - So che Giovanni non ha alcuna voglia di fare il sindaco. Potrebbe scendere in campo solo per spirito di servizio». Per il partito di Bersani Cialente rappresenta, invece, un campo minato: il timore è che egli possa mettersi di traverso con provvedimenti impopolari che abbiamo il risultato di consegnare la città al centrodestra. E allora ecco spuntare il piano B del leader Bersani: un incarico da sottosegretario alla Ricostruzione a chi saprà fare un passo indietro.