PESCARA - Da una parte un altro ultimatum a Chiodi, firmato Pd, dall'altra l'indiscrezione che filtra dall'entourage del ministro per gli Affari Regionali Fitto: l'incontro con il Patto per l'Abruzzo si farà la settimana prossima. Giovedì, al massimo venerdì. E' la risultante di una giornata iniziata sulla scia delle proteste ascoltate in settimana e finita, forse, condizionale d'obbligo, con una schiarita sulla questione Patto per l'Abruzzo. E' l'autunno caldo dell'Abruzzo che corre sul filo sperando di allargare la strada delle riforme. Tra veleni e accuse che non si placano. L'ultimo, ieri mattina. «La Regione fissi il tavolo con il Governo entro il 29 settembre, altrimenti porteremo il nostro partito e i sindaci di tutti i Comuni a manifestare sotto Palazzo Chigi».
Dopo l'affondo di Confindustria arriva quello dei democrat sulla «Vertenza Abruzzo». Anche il maggiore partito di opposizione fa sapere al governatore Gianni Chiodi di essere pronto a staccare la spina: «Il patto con le forze sociali è nato cinque mesi fa per fare delle cose. In realtà - incalza il capogruppo del Pd, Camillo D'Alessandro - non solo non è stato fatto nulla fino ad oggi, ma non c'è neanche una data per il confronto con il Governo».
In queste condizioni, così come avevano minacciato nei giorni scorsi gli industriali, anche per il Pd la collaborazione con la maggioranza potrebbe infrangersi contro la data del 29 settembre, una sorta di spartiacque per D'Alessandro: «Chiodi sta rischiando di fare saltare il Patto per l'Abruzzo, e mai era successo che da Cgil a Confindustria ci fosse una posizione così netta. I nostri Comuni si alterneranno per protesta sotto la sede del Governo tenendo Consigli comunali aperti».
In realtà i sindacati , con in testa Cigl e Cisl, hanno invitato nelle ultime ore a non fare saltare l'accordo sottoscritto nell'aprile scorso con le forze politiche e imprenditoriali. Un appello a «restare uniti» era venuto anche dal vice presidente della giunta regionale, Alfredo Castiglione, mentre la Cna Abruzzo (Confederazione nazionale artigiani) aveva stigmatizzato l'assenza delle Piccole e medie imprese dal Patto per l'Abruzzo. Anche l'Ugl aveva chiesto di vigilare sulle risorse destinate allo sviluppo, senza tralasciare l'aspetto della sicurezza, riproposto drammaticamente dagli ultimi incidenti sul lavoro.
Il tema è soprattutto quello dei Fas, ma non solo. A detta del Pd, l'Abruzzo non può essere escluso dal Piano per il Sud e i margini per fare recedere il Governo dalla sua decisione ci sono ancora. Sul Fondo per le aree sottoutilizzate, D'Alessandro invita a vigilare sul destino dei 612 milioni di euro promessi da Roma: «L'Abruzzo è già fuori dal Piano per il sud, nato soprattutto per creare infrastrutture. Il rischio che corriamo non è soltanto quello di non ricevere fondi, ma di arrivare per ultimi nella competizione che avrebbe dovuto vederci protagonisti nell'area strategica del Mediterraneo».
La minaccia, a detta del Pd, viene proprio da quelle regioni confinanti che beneficeranno di questa grande torta destinata al Mezzogiorno: «La Puglia fa i porti, noi guardiamo». E sulla partita dei Fas, D'Alessandro invita ad essere più realisti e ad uscire dai trionfalismi di questi giorni: «Anche se il Cipe dovesse sbloccare i fondi, la somma reperibile subito non ammonterà all'8% del totale, circa 50 milioni di euro, parte dei quali sono già stati impegnati per altri interventi, come il dragaggio dei porti».
D'Alessandro insiste sul tema della collaborazione istituzionale: «Il Pd aveva rinunciato al ruolo di opposizione, ma il nostro partito deve rendere conto non solo ai propri iscritti, ma a tutti gli abruzzesi». Quella del 29 settembre resta la data fatidica per riprendere o interrompere il dialogo.
«Il problema sono i tempi - insiste D'Alessandro -, l'esempio è quello delle malattie: o le curi subito o il malato muore. Pensiamo alla partita del credito. Nei Fas questa voce è prevista solo dalla vendita degli immobili, da cui la Regione ha ipotizzato di ricavare 110 milioni di euro. Ma i tempi per la dismissione del patrimonio non collimano con quelli delle nostre imprese, che vivono una grave crisi economica e di liquidità». Quindi la domanda che torna è: «Quando e quanti saranno i soldi destinati all'Abruzzo?». Poi in serata arriva l'indiscrezione dall'entourage del ministro per gli affari regionali Raffaele Fitto: l'Abruzzo è in agenda per la prossima settimana. Giovedì o venerdì. Incrociamo le dita.