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Data: 11/09/2011
Testata giornalistica: L'Unit
Crisi, governo nel panico: nuova stretta su pensioni

Il rallentamento del Pil certificato dall'Istat, gli scossoni di Borsa, il volo del differenziale tra i titoli pubblici italiani e quelli tedeschi, la crisi di credibilità in Europa: tutto questo pesa come un macigno sui conti italiani. Ma lasciare aperte nuove opzioni sarebbe un boomerang esplosivo. «Se non si chiude subito, qui ci massacrano», si mormorava ieri nelle stanze del tesoro. D'altro canto - osservano alcuni tecnici - abbiamo fatto quello che ci è stato chiesto: se continuerà ad andare male le responsabilità andranno trovate altrove. In ogni caso il ciclone non si è ancora placato. Giulio Tremonti sa bene che l'Italia è un Paese troppo grande per essere salvato dal Fondo europeo (a differenza degli altri Stati periferici), e troppo fragile per dirsi fuori pericolo. Così il governo prepara un piano B, magari da far scattare subito dopo il varo della manovra. Secondo indiscrezioni i tecnici del Tesoro, insieme a quelli del Lavoro starebbero rimettendo le mani al capitolo pensioni. Non si conoscono ancora i dettagli dell'operazione: forse ancora un ritocco a quelle delle donne. O magari un anticipo delle anzianità. Certo, il vincolo politico della Lega è forte. Ma a mali estremi, estremi rimedi.

Così si ragiona nelle stanze dell'esecutivo, dove si attende lunedì con il fiato sospeso: dopodomani è in programma infatti un'asta di Bot annuali per un valore di 7,5 miliardi, e il giorno dopo quasi altrettanto di Btp. Entro settembre il Tesoro dovrà collocare sul mercato complessivamente 30-35 miliardi. Di qui a fine anno le emissioni saranno arrivate a120 miliardi, per un valore complessivo di 400 miliardi nel 2011, che salgono tra i 430 e i 450 l'anno prossimo. Questo per le nuove emissioni, su cui si farà sentire il differenziale con il Bund. Un balzo di 30 punti come quello di ieri crea una falla di circa 5-6 miliardi nelle casse pubbliche. Anche se quel numero è solo teorico, perché uno scostamento di un solo giorno non incide. C'è da aggiungere che lo spread di oggi sconta anche il crollo dei tassi tedeschi, arrivati a quote inimmaginabili. Berlino riesce a vendere il Bund decennale offrendo l'1,77%: per gli investitori significa accettare interessi reali negativi per 10 anni. A questo è arrivata la credibilità del «rigore» tedesco. Il Bund vale quasi come bene rifugio, da cassettista. L'Italia deve sborsare invece interessi tra i 5,40 e 5,45: la distanza è netta.

E non c'è solo da vendere: c'è anche da rimborsare i titoli già venduti che arrivano a scadenza. Quest'anno ci si fermerà a 140 miliardi, ma l'anno prossimo si arriverà quasi a 260. È il 2012 l'annus horribilis per Tremonti. Per questo il minsitro non cede alle sirene della sua maggioranza. Tremonti ieri ha seguito da lontano il caso Italia, osservando un algido silenzio come ormai gli capita da molto tempo. Ha partecipato al vertice delle finanze dei Paesi del G7 insieme ai governatori del gruppo dei Grandi, riuniti a Marsiglia. Un summit da brivido, con l'Europa in subbuglio e l'euro a picco rispetto al dollaro. Silenzio assoluto dai partecipanti italiani. Né Tremonti, né Mario Draghi hanno voluto rilasciare dichiarazioni. Il ministro ha preferito lasciare la scena a Silvio Berlusconi, con i suoi soliti slogan da «predellino» davanti ai giovani di Atreju. Un altro segnale di gelo, o comunque di distanza tra Via Venti Settembre e Palazzo Chigi.

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