Non sono uomo della provvidenza e in questo momento la città ha piuttosto bisogno di un grande progetto civico
L'AQUILA. Dice di non sentirsi uomo della provvidenza. E a chi lo indica come uno dei possibili candidati sindaco, il parlamentare dell'Udc Pierluigi Mantini risponde che «la rinascita dell'Aquila va affidata a un progetto di larghe intese che può essere realizzato solo attraverso una fase di dialogo e di ascolto. Un progetto per il quale» dice «potrei anche rinunciare a tutto».
Una dichiarazione che sembra confermare le voci di una sua scesa in campo alle prossime elezioni amministrative. È così?
«Sono stato da più parti citato come futuro candidato sindaco dell'Aquila. Non mi sento uomo della provvidenza e in questo momento L'Aquila ha piuttosto bisogno di un grande progetto civico, insomma di larghe intese».
Ciò significa che la sua non sarà una candidatura targata Terzo polo?
«Ho delle responsabilità nell'Unione di centro, ma qui occorre avere una visione ambiziosa. L'Aquila ha bisogno di molto rigore negli strumenti della ricostruzione e di un progetto basato su una larga partecipazione e sull'unità politica. Per questo avvierò un percorso di ascolto in città che si snoderà in 100 giorni».
Nel toto candidati sindaco, si fanno i nomi dell'attuale primo cittadino Massimo Cialente e del vice presidente del consiglio regionale Giorgio De Matteis. Avete avuto dei contatti?
«Stiamo parlando di due amici di cui ho stima. Ma si tratta di capire di quali progetti sono portatori e se hanno la capacità di portare avanti la seconda fase della ricostruzione che dovrà essere molto diversa dalla prima che non ci è piaciuta affatto».
Chi vorrebbe avere al suo fianco in questo percorso?
«Vedrei bene gli stessi Cialente e De Matteis. E poi Lolli, Arduini, il Terzo polo, i soggetti della vecchia guardia della Dc e anche i tanti giovani che nei comitati stanno facendo un lavoro eccezionale. Non si tratta di inventare nulla, ma di riorganizzare un tessuto più ampio capace di unirsi. Non vedo salvezza in un percorso targato destra o sinistra. Vedremo alla fine dei cento giorni se ci sono le condizioni per andare avanti. Posso solo dire che questa è una sfida a cui è difficile sottrarsi perché la città sta soffrendo troppo».
Lei ha detto che della prima fase della ricostruzione mon le è piaciuto nulla. Che cosa non ha funzionato?
«C'è stata una grande lentezza nell'approntare una "Dicomac" degli enti locali. Ci si è fidati della filiera Fintecna che presenta molti nei. I progetti dovrebbero essere certificati dai soli professionisti e controllati a campione dal Comune. La Struttura tecnica di missione ha prodotto qualcosa di valido, ma il modello dei consorzi è pesante e di difficile gestione. E gli iter per gli appalti pubblici sono lentissimi».
Da cosa è dipeso tutto questo?
«Troppe chiacchiere, l'incapacità di centrare queste priorità e scarse risorse tecnico-amministrative. Non c'è un "forte" ufficio gare del Comune con un cronoprogramma delle opere pubbliche. Ci si occupa di tavoli improduttivi e non si ha il focus sugli strumenti da poter adottare».
Ha tratteggiato un quadro a tinte fosche. E di Chiodi e della sua struttura commissariale cosa pensa?
«Sono contrario alla proroga dei poteri speciali e favorevole al rafforzamento dell'amministrazione "speciale" che è tutt'altra cosa. Ben vengano i Cicchetti e i Fontana, ma non come espressione di poteri speciali. L'Aquila ha molto bisogno di avere al suo fianco Chiodi, ma come presidente della Regione e non come commissario per la ricostruzione. Ruolo, questo, che eventualmente dovrà essere il nuovo sindaco a ricoprire, perché il capoluogo di Regione non può dipendere da Pescara. Occorre avere una visione alta, che va oltre il concetto di ricostruire la città "dov'era e com'era". Bisogna pensare all'Aquila capitale europea della cultura 2019 con progetti in grado di attrarre investimenti nel segno della trasparenza e della legalità».
Tra qualche settimana ai cittadini aquilani verrà chiesto di restituire le tasse, mentre della Zona franca si sono perse le tracce. Cosa fare allora per il rilancio economico?
«Sulla zona franca c'è stata incuria da parte del Governo. Per le tasse è necessario dire basta alle proroghe e concentrare gli sforzi per ottenere lo stesso trattamento riservato a Marche ed Umbria. Qui c'è moltissimo da fare e per L'Aquila potrei rinunciare a tutti gli altri miei impegni. Ma occorre un progetto vero e condiviso».